Storie

di Giuseppe Udinov

IRAQ - L’allarme del Patriarca caldeo Sako

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La crisi economica mondiale e la congiuntura globale segnata dall’intervento militare russo in Ucraina hanno effetti gravi anche sulla rete di opere caritative e sociali sostenute dalle Chiese in Medio Oriente, fornendo ulteriori spunti alla fuga dei cristiani autoctoni dalla regione del mondo in cui è nato, morto e risorto Gesù. A lanciare l’allarme è il cardinale iracheno Louis Raphael Sako, Patriarca della Chiesa caldea, nell’intervento con cui ha inaugurato i lavori del Sinodo annuale dei Vescovi caldei, in corso a Baghdad dal 21 al 27 agosto. In uno dei sette punti in cui ha articolato il suo discorso, il Patriarca Sako ha fornito dettagli eloquenti per documentare gli effetti diretti prodotti dalla crisi mondiale e dalla guerra in corso in Europa anche sulla tenuta economica delle reti di solidarietà ecclesiale attive in Medio Oriente. “Questa situazione” ha rimarcato il cardinale “ha un impatto negativo sullo stato economico della Chiesa in Iraq, Siria e Libano”, dove tutta la popolazione è colpita da disoccupazione, povertà, limitazioni nei servizi idrici ed elettrici. “Le risorse economiche delle diocesi” ha aggiunto il Patriarca caldeo “sono limitate. Le organizzazioni benefiche che ci hanno aiutato ora concentrano i loro sforzi in Ucraina. Le donazioni e le raccolte sono molto limitate, non arrivano le offerte, gli affitti degli immobili, già di per sé molto bassi, non vengono pagati regolarmente… Anche gli studenti delle nostre scuole hanno difficoltà a pagare le rette, e i cristiani chiedono che i loro figli siano esentati”, con il risultato che le entrate non riescono a coprire nemmeno il costo dei generatori elettrici.

Il Patriarca Sako riconosce che anche per le istituzioni ecclesiali il patrimonio economico continua a essere rappresentato dai beni immobili, e si chiede se non sia giunto il momento di cominciare a vendere quei beni per affrontare le nuove emergenze poste da questi tempi difficili. Il cardinale ricorda che già al Sinodo annuale del 2021 era stata disposta la creazione di una “cassa comune caldea” come strumento condiviso per affrontare le esigenze crescenti e le situazioni di crisi affrontate dalle singole diocesi.

Nel suo articolato intervento, il Patriarca caldeo Sako si tiene lontano dalla tentazione di far dipendere la continuità della presenza cristiana in Medio Oriente da soluzioni tecniche congiunturali. Rivolto ai suoi confratelli vescovi, il Patriarca ha richiamato la comune chiamata “a portare la nostra responsabilità ecclesiale, umana e nazionale con lo spirito di Cristo e coi suoi sentimenti” vocazione che può essere alimentata solo da un “vivo rapporto passionale verso il Cristo, Colui a cui siamo stati consacrati, come si è consacrato Lui stesso”. Solo l’esperienza della grazia donata da Cristo può sostenere anche i vescovi caldei nel compiere “la nostra missione e il nostro servizio con generosità e disinteresse, in spirito di unità, lontani dal particolarismo e del desiderio di dominio e fama”. La guida pastorale delle diocesi – ha riconosciuto il cardinale iracheno - “non può essere esercitata senza potere”, ma tale esercizio “non deve arrivare al dispotismo e alla dittatura”, visto che l’autorità episcopale è fondata “sulla apostolicità”, e si esercita attraverso una collegialità “che si estende a tutti i membri del Popolo di Dio, sacerdoti, monaci e monache, laici e laiche”. Il Patriarca ha esortato i vescovi caldei a esercitare verso i sacerdoti un accompagnamento “paterno e non autoritario, come si fa con i figli”, affrontando i contrasti e le difficoltà “faccia a faccia”. Difficoltà e problemi – ha aggiunto il cardinale – “ci saranno sempre, come nei tempi degli Apostoli di Cristo, ma devono diventare occasioni per vivere la carità”, sempre tenendo conto del fatto che “la disciplina è importante”, mentre “il disordine distrugge”.

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24/08/2022
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