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Bassetti: “Vaccinare tutti gli omosessuali”

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Il vaiolo delle scimmie, turba gli animi e crea nervosismo al ministero della Salute. Tra gli esperti si respira aria di cauta apprensione: «Se questo virus continua a circolare si endemizza ed è un problema in più da gestire, oltre al Covid». Ma il direttore generale dello Spallanzani, Francesco Vaia, invita a non fare allarmismi. «Salvo casi eccezionali, la malattia decorre in modo benigno, senza complicanze gravi, con la guarigione che sopraggiunge dopo due o tre settimane». A fronte di oltre 42mila casi notificati al di fuori dell’Africa centrale e occidentale, per esempio, i decessi sono stati infatti solo 5, pari a 1,2 su 10mila. Ma l’infettivologo Matteo Bassetti rilancia: «Si tratta di un’infezione tutt’altro che blanda. Quando i numeri crescono così violentemente può succedere che ci siano casi gravi anche mortali. Unico modo per proteggerci? Prevenzione e vaccinazione da destinare subito a giovani uomini omosessuali tra i 18 e i 45 anni».

Dunque, la parola d’ordine è accelerare sui vaccini per le categorie più a rischio, omosessuali in primis. Ma le dosi scarseggiano, c’è una sola azienda che produce il siero di terza generazione. Il vaccino MVA-BN è prodotto dalla Bavarian Nordic e contiene una forma indebolita del virus Ankara modificato, che appartiene alla stessa famiglia del virus del vaiolo ma non provoca malattia e non è in grado di riprodursi nelle cellule umane. Viene distribuita a livello comunitario in base al solito criterio proporzionale alla popolazione nazionale. Fino ad ora, all’Italia sono arrivate 5000 dosi distribuite nelle regioni che contano più contagi: Lombardia, 308 casi, Lazio, 128, Emilia Romagna 78, Veneto 48. Ferme a zero casi Calabria, Basilicata, Molise, Umbria e Valle d’Aosta. In totale, il ministero conferma già 714 di contagi conclamati, 52 accertati solo nell’ultima settimana. Di questi, 190 sono infezioni collegati a viaggi all’estero. L’età media è di 37 anni (con un range da 14 a 71 anni) con netta preponderanza del sesso maschile: 704 uomini, 10 donne.

E in attesa che la Ue conceda altre fiale, al ministero della Salute hanno approvato un sistema di moltiplicazione del dosaggio. In pratica, con una fiala di vaccino si riescono ad immunizzare cinque persone diverse. Una circolare ministeriale in via di pubblicazione spiega che è sufficiente cambiare il metodo di somministrazione per ottimizzare il prodotto: non più per via intramuscolo ma per via intradermica, cioè sotto cute. La procedura è già stata approvata dall’Fda americana, da Ema e Aifa. E in questo modo le 5mila fiale in circolazione diventeranno 25 mila dosi.

È bene precisare però, che l’immunità data dal vaccino non è istantanea: occorrono 2 settimane prima che i titoli anticorpali raggiungano il picco dopo la prima dose. Inoltre, proprio in Lazio, dove sono già state somministrate 500 dosi di siero, è in corso uno studio sulla memoria immunologica delle persone vaccinate contro il vaiolo. «I dati preliminari indicano che oltre il 90% delle persone che sono state vaccinate 40 anni fa per il vaiolo - spiega Vaia - ha anticorpi che reagiscono con il virus del vaiolo delle scimmie, talora anche in quantità elevata».

Ma chi sono i destinatari del vaccino? Soprattutto gli uomini che hanno più partner sessuali. Il contagio avviene in gran parte attraverso il contatto diretto pelle a pelle con le lesioni causate dal virus, da secrezioni respiratorie come la saliva di una persona con lesioni in bocca o in gola.

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25/08/2022
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