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Il misterioso attentato a Darya Dugina a Mosca

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L’uccisione alla periferia di Mosca con una bomba posta sulla sua auto di Darya Dugina, figlia dell’intellettuale Alexander Dugin, presenta ancora molte zone d’ombra soprattutto nei suoi possibili risvolti e conseguenze. Dugin, ritenuto inizialmente il vero bersaglio degli attentatori, non ha mai avuto un ruolo politico o ideologico al Cremlino a dispetto dei nomignoli che gli sono stati affibbiati in Occidente quali “Rasputin di Putin” o “il cervello di Putin”.

Non vi sono mai stati elementi per definirlo “ideologo” del presidente o addirittura il padre del neo nazionalismo russo e persino colui a cui si deve l’elaborazione strategica dell’invasione in Ucraina

Dugin costituisce quindi un “bersaglio“ più propagandistico che politico non avendo mai ricoperto posizioni ufficiali nel governo russo: non è mai stato consigliere del Cremlino anche se lo è stato di un presidente della Duma e di un membro del partito Russia Unita.

Invece Darya Dugina, che avrebbe compiuto 30 anni a dicembre, è finita nel mirino delle sanzioni anglo-americane per aver diretto il sito di disinformazione United World International in cui è stato scritto che l’Ucraina sarebbe “perita” una volta ammessa nella Nato.

Il sito, secondo gli Stati Uniti, è il frutto di un’operazione di interferenza politica russa chiamata “Project Lakhta,” che secondo i funzionari del Tesoro USA ha usato utenti fittizi online per interferire nelle elezioni negli Usa sin dal 2014.

Co-autrice del “Libro di Z” di prossima pubblicazione sulla guerra in Ucraina, la Dugina è stata inserita il 4 luglio nella lista dei sanzionati da parte di Londra per reati d’opinione simili a quelli a lei attribuiti da Washington.

Il Regno Unito le imputa infatti “frequenti contributi di alto livello alla disinformazione relativa all’Ucraina e all’invasione russa dell’Ucraina su diverse piattaforme online”.

L’uccisione di Darya Dugina con 400 grammi di tritolo posizionati sotto la sua auto, fatti esplodere a distanza secondo quanto riferito dall’FSB, ha scatenato molte reazioni e consente di sviluppare alcune ipotesi. Circa le prime, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha affermato che se gli inquirenti confermeranno “la pista ucraina” per l’attentato si dovrà parlare del “terrorismo di Stato di Kiev”.

L’accusa ai servizi segreti di Kiev è stata formulata inizialmente dal capo della Repubblica popolare di Donetsk, Denis Pushilin per il quale “I vigliacchi infami terroristi del regime ucraino, nel tentativo di eliminare Aleksandr Dugin, hanno fatto saltare in aria sua figlia”.

Secondo quanto riferito dall’agenzia russa TASS, il Servizio Federale per la Sicurezza russo (FSB) ritiene che l’obiettivo dell’attentato fosse proprio la figlia di Dugin e che a compiere l’attentato sia stata un’agente ucraina, Vovk Natalya Pavlovna, 43 anni, fuggita subito dopo in Estonia.

La donna sarebbe entrata in Russia insieme alla figlia, Shaban Sofia Mikhailovna di 12 anni, il 23 luglio e ha affittato un appartamento nella casa in cui viveva Dugina per raccogliere informazioni su di lei iniziando poi a monitorarne gli spostamenti e la vita quotidiana utilizzando un’auto Mini Cooper che avrebbe utilizzato tre targhe diverse (nelle foto sopra e sotto): la prima della Repubblica di Donetsk, per varcare il confine, la seconda del Kazakhstan usata a Mosca e la terza dell’Ucraina per uscire dal Paese.

Il giorno dell’omicidio, Vovk e sua figlia erano festival della Letteratura e della musica tradizionale, dove Dugina era presente come ospite d’onore, e la sera hanno provocato un’esplosione radiocomandata della Toyota Land Cruiser Prado, guidata da Dugina. Successivamente, Vovk, insieme alla figlia è partita attraverso la regione di Pskov verso l’Estonia.

Fonti della sicurezza citate dalla TASS ipotizzano che la bambina potrebbe essere stata impiegata dalla madre per piazzare l’ordigno e le immagini diffuse dall’FSB sembrano confermare che le telecamere di sorveglianza abbiano permesso di ricostruire tutti i movimenti di madre e figlia.

L’FSB non ha però indicato finora prove o elementi che leghino la Vovk ai servizi segreti ucraini ma ha inserito la donna nella lista dei ricercati e la Russia ne chiederà l’estradizione ma l’Estonia ieri negava di aver ricevuto richieste in tal senso.

Le risposte dei governi estone e ucraino a tale richiesta potrebbero almeno in parte chiarire eventuali responsabilità politiche.

Un gruppo di hacker russi, RaHDit, sostiene che la Vovk appartenga al battaglione ucraino Azov rendendo nota un’immagine del suo tesserino militare con tanto di foto tessera (che in Ucraina alcuni hanno definito contraffatta) ma le autorità russe non hanno finora confermato ufficialmente tale ipotesi.

Anche Alexander Dugin ha attribuito l’uccisione della figlia a “un atto di terrorismo del regime nazista ucraino”. Ma gli ucraini negano di essere responsabili dell’accaduto.

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02/09/2022
0412/2022
S.Giovanni Damasceno

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