Chiesa

di Nathan Algren

PAKISTAN - La Corte Suprema: più attenzione ai casi di blasfemia

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“Accogliamo con favore la decisione della Corte Suprema del Pakistan che chiede al Governo maggiore prudenza nel trattare i casi di blasfemia. Ricordiamo l’uso improprio delle leggi sulla blasfemia negli ultimi due decenni. Questa è una seria preoccupazione tra cristiani, indù e altre minoranze religiose in Pakistan. È molto importante che i funzionari della polizia e del governo trattino i casi di blasfemia con molta attenzione, in modo che nessun innocente sia incriminato”: lo afferma all’Agenzia Fides Sabir Michael, cattolico impegnato nella società civile, commentando la recente sentenza della Corte Suprema del Pakistan che ha ordinato allo Stato massima diligenza nel trattare i casi di blasfemia.

Nella dettagliata sentenza emessa agli inizi di settembre (vedi Fides 1/9/2022) l’organo supremo della magistratura pakistana chiede espressamente ai funzionari statali di esercitare la “massima cura” e riconosce i problemi e le strumentalizzazioni di tale legislazione.
In un testo di nove pagine, visionato dall’Agenzia Fides, il collegio dei giudici comprendente il giudice Qazi Faez Isa e il giudice Syed Mansoor Ali Shah rileva che i casi di blasfemia ricevono molta attenzione e pubblicità, con il potenziale effetto di mettere a repentaglio lo svolgimento di un processo giusto e regolare. I giudici prendono atto dei casi in cui vengono mosse false accuse di blasfemia per regolare conti personali o si sporgono denunce di blasfemia per secondi fini. Il giudice Isa sottolinea che l’accusa non deve essere mai influenzata da “zelo o indignazione morale”, ma che lo stato, cioè il pubblico ministero “deve procedere con meticolosità e indagare diligentemente sul presunto crimine in tali controversie”.
La Corte afferma che, attenendosi ai principi della giurisprudenza islamica, applicando il diritto costituzionale, occorre sempre garantire che un innocente non venga condannato ingiustamente per reati relativi alla religione, soprattutto “quando esiste solo l’improbabile testimonianza orale di testimoni”. La sentenza osserva che “va garantito il diritto fondamentale dell’imputato a un giusto ed equo processo”, rilevando che “vi sono stati casi in cui una folla di persone infuriate hanno ferito o persino ucciso un accusato, prima che fosse giudicato colpevole”.
“La legge proibisce di farsi giustizia da sé. Nella giurisprudenza islamica anche se una persona è stata giudicata colpevole e condannata a morte, la sentenza può essere eseguita solo da chi è autorizzato, e se uccide il condannato, il responsabile del reato deve essere punito”, spiega la Corte nella sentenza. Il testo ricorda anche che predicare il cristianesimo non è un crimine in Pakistan, ma “è un diritto fondamentale di ogni cittadino professare, praticare e propagare la propria religione”.
Secondo Sabir Michael “questo giudizio è un raggio di speranza, e servirà a convincere i funzionari statali ad essere più prudenti nell’affrontare i casi di blasfemia”. Ilyas Samuel, cristiano impegnato in organizzazioni che promuovono i diritti umani, nota a Fides: “Alla luce dei crescenti episodi di estremismo, questa è un’ottima decisione della Corte Suprema per migliorare l’immagine del Pakistan a livello internazionale”.

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16/09/2022
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