Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Il Papa: San Tommaso, luce per la Chiesa

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Si tratta di riflettere su un maestro, non su un intellettuale come tanti. Lo afferma il Papa rivolgendosi a braccio ai partecipanti all’undicesimo Congresso Tomistico internazionale dedicato al tema “Vetera novis augere. Le risorse della tradizione tomista nel contesto attuale”. Francesco parla in Sala Clementina, dopo aver consegnato al presidente della Pontificia Accademia di San Tommaso il testo del discorso preparato.

A me piace questo incontro dopo tanti anni perché si tratta di riflettere su un maestro. A volte, quando si riflette su una persona che è stata creatrice di scuole, filosofiche o teologiche, si rischia di strumentalizzare il maestro per dire le cose che sembrano a me, e con il tomismo è successo questo. Tante interpretazioni - penso a una per esempio - casistiche, del tomismo, che è stato schiavo del pensiero casistico. Ricordo quella di uno spagnolo che ha scritto tanti libri, un tale Losada, credo che si chiamasse così, non ricordo bene, che per spiegare il “continuo metafisico” secondo San Tommaso, inventò i “puncta inflata”. Così un’interpretazione di tipo casistico, di tipo opportunistico diminuisce e rende ridicolo il pensiero del maestro.

Quando noi vogliamo spiegare il pensiero di un maestro, il primo passo è la contemplazione, per essere noi ricevuti in quel pensiero magisteriale. Il secondo, con timidezza, è la spiegazione. E alla fine, con tanta cautela, l’interpretazione, ma questa con molta cautela. Il maestro è un grande, il maestro è uno che fa scuola e che ha creato una scuola. Il maestro è uno che mette in moto tutta una corrente di pensieri. Mai usare il maestro per le cose che penso io, ma mettere le cose che penso alla luce del maestro, che sia la luce del maestro a interpretare questo.

Mi permetto di raccontarvi un’esperienza di un domenicano. Nel Sinodo sulla famiglia c’erano punti che non erano chiari sulla dottrina cattolica e anche interpretazioni di San Tommaso che non erano chiare. In quel tempo eravamo proprio in discussione perché non trovavamo la strada. È stato un domenicano, il Cardinale Schönborn, che ci ha dato una lezione di teologia tomistica - ma a un’altezza! –, perché lui capiva Tommaso e lo ha spiegato senza usarlo, con grandezza. Abbiamo vissuto quell’esperienza di quel grande domenicano, che è stato Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ce ne sarebbero altre…, ma voglio menzionare questo. Da una parte tante interpretazioni che riducono il pensiero del maestro e poi l’esperienza di uno che lo ha aperto: “No, questo dice Tommaso”, e provato da quello che diceva. Questo è meraviglioso, questa è una cosa molto grande.

Per questo vi chiedo: prima di parlare di San Tommaso, prima di parlare del tomismo, prima di insegnare, bisogna contemplare: contemplare il maestro, capire oltre il pensiero intellettuale cosa ha vissuto il maestro e cosa ha voluto dirci il maestro. Il segnale è quando io riduco la figura di un maestro alla figura di un pensatore, rovino il pensiero; gli tolgo la forza, gli tolgo la vita. E San Tommaso è stato una luce al pensiero della Chiesa, e noi lo dobbiamo difendere da tutti questi “riduzionismi intellettualistici” che imprigionano la grandezza del suo pensiero magisteriale.

Questo è quello che volevo dirvi, oltre al discorso che ognuno di voi porterà. Ma ho voluto soffermarmi a dirvi questo: è un maestro, non è un intellettuale come tanti, no, è diverso.

Vi ringrazio tanto. E adesso mi piacerebbe darvi la benedizione e poi salutare coloro che vogliono salutare. Se qualcuno non mi vuole salutare, non lo obbligo!

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DISCORSO CONSEGNATO

Signori Cardinali,

Illustri Accademici, Signore e Signori!

Sono lieto di accogliere tutti voi, venuti a Roma da diverse parti del mondo per celebrare l’undicesimo Congresso Tomistico Internazionale. Ringrazio il Cardinale Luis Ladaria per le cortesi parole che mi ha rivolto. Saluto Padre Serge-Thomas Bonino, Presidente della Pontificia Accademia di San Tommaso d’Aquino, e tutti gli Accademici presenti. Esprimo anche la mia gratitudine al Cardinale Gianfranco Ravasi che, in veste di Presidente del Consiglio di coordinamento delle Accademie pontificie, ha accompagnato per tanti anni la vita dell’Accademia.

L’anno prossimo ricorrerà il settimo centenario della canonizzazione di San Tommaso d’Aquino, avvenuta ad Avignone nel 1323. Tale evento ci ricorda che questo grandissimo teologo – il “Dottore comune” della Chiesa – è prima di tutto un santo, un fedele discepolo della Sapienza incarnata. Per questo, nell’orazione colletta della sua memoria chiediamo a Dio, «che lo ha reso grande per la ricerca della santità di vita e la passione per la sacra dottrina», di «donarci di comprendere i suoi insegnamenti e di imitare i suoi esempi». E qui troviamo anche il vostro programma spirituale: imitare il Santo e lasciarvi illuminare e guidare dal Dottore e Maestro.

La stessa orazione mette in risalto la passione di fra Tommaso per la sacra dottrina. In effetti, egli fu un uomo appassionato della Verità, un ricercatore instancabile del volto di Dio. Il suo biografo riferisce che già da bambino avrebbe chiesto: «Che cosa è Dio?» [1]. Questa domanda ha accompagnato Tommaso e lo ha motivato per tutta la vita. Tale ricerca della verità su Dio è mossa e permeata dall’amore. Così egli scrive: «Spinto da un’ardente volontà di credere, l’uomo ama la verità che crede, la considera nella sua intelligenza e l’abbraccia con le ragioni che può trovare a tale scopo» [2]. Perseguire umilmente, sotto la guida dello Spirito Santo, l’ intellectus fidei non è opzionale per il credente, ma è parte del dinamismo stesso della sua fede. Bisogna che la Parola di Dio, già accolta nel cuore, raggiunga l’intelligenza per “rinnovare il nostro modo di pensare” (cfr Rm 12,2), affinché valutiamo tutte le cose alla luce della Sapienza eterna. Pertanto, la ricerca appassionata di Dio è contemporaneamente preghiera e contemplazione, cosicché San Tommaso è modello della teologia che nasce e cresce nell’atmosfera dell’adorazione.

Questa ricerca della verità su Dio usa le due “ali” della fede e della ragione. Come sappiamo, il modo in cui San Tommaso ha saputo coordinare le due luci delle fede e della ragione rimane esemplare. San Paolo VI scriveva: «Il punto centrale e quasi il nocciolo della soluzione che San Tommaso diede al problema del nuovo confronto tra la ragione e la fede con la genialità del suo intuito profetico, è stato quello della conciliazione tra la secolarità del mondo e la radicalità del Vangelo, sfuggendo così alla innaturale tendenza negatrice del mondo e dei suoi valori, senza peraltro venir meno alle supreme e inflessibili esigenze dell’ordine soprannaturale» [3]. Il cristiano, dunque, non teme di avviare un dialogo razionale sincero con la cultura del proprio tempo, convinto, secondo la formula dell’ Ambrosiaster cara a Tommaso, che «ogni verità, da chiunque sia detta, viene dallo Spirito Santo» [4].

Nell’orazione colletta già citata noi chiediamo la grazia non solo di imitare il Santo ma anche di «comprendere i suoi insegnamenti». In effetti, San Tommaso è la fonte di una tradizione di pensiero della quale è stata riconosciuta «la novità perenne» [5]. Il tomismo non deve essere un oggetto da museo, ma una fonte sempre viva, secondo il tema del vostro Congresso: “ Vetera novis augere. Le risorse della tradizione tomista nel contesto attuale”. Occorre promuovere, secondo l’espressione di Jacques Maritain, un “tomismo vivente”, capace di rinnovarsi per rispondere alle domande odierne. Così, il tomismo va avanti seguendo un doppio movimento vitale di “sistole e diastole”. Sistole, perché bisogna prima concentrarsi sullo studio dell’opera di San Tommaso nel suo contesto storico-culturale, per individuarne i principi strutturanti e coglierne l’originalità. Dopo, però, viene la diastole: rivolgersi nel dialogo al mondo odierno, per assimilare criticamente ciò che di vero e giusto c’è nella cultura del tempo.

Tra tante dottrine illuminanti dell’Aquinate, vorrei soltanto richiamare l’attenzione, come ho fatto nell’Enciclica Laudato si’, sulla fecondità del suo insegnamento circa la creazione. Non a caso, lo scrittore inglese Chesterton ha chiamato l’Aquinate “Tommaso del Creatore”. La creazione è per San Tommaso la primissima manifestazione della stupenda generosità di Dio, anzi, della sua gratuita misericordia [6]. È la chiave dell’amore, dice Tommaso, che ha aperto la mano di Dio e la tiene sempre aperta [7]. Egli contempla poi la bellezza di Dio che risplende nella diversità ordinata delle creature. L’universo delle creature visibili e invisibili non è né un blocco monolitico né pura diversità informe, ma forma un ordine, un tutto, in cui tutte le creature sono legate perché tutte vengono da Dio e vanno a Dio, e perché esse agiscono le une sulle altre creando così una fitta rete di relazioni. «San Tommaso d’Aquino ha sottolineato sapientemente che la molteplicità e la varietà provengono dall’intenzione del primo agente, il Quale ha voluto che ciò che manca a ciascuna cosa per rappresentare la bontà divina sia supplito dalle altre cose, perché la sua bontà non può essere adeguatamente rappresentata da una sola creatura. Per questo, abbiamo bisogno di cogliere la varietà delle cose nelle loro molteplici relazioni. Dunque, si capisce meglio l’importanza e il significato di qualsiasi creatura, se la si contempla nell’insieme del piano di Dio» [8].

Per tutto questo, cari fratelli e sorelle, nella scia dei miei predecessori vi raccomando: Andate a Tommaso! Non abbiate paura di accrescere e arricchire con le cose nuove le cose antiche e sempre feconde. Vi auguro buon lavoro e di cuore vi benedico. E vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie!

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23/09/2022
0210/2022
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