Chiesa

di Emilia Flocchini

Beata Maria Berenice Duque Hencker, contemplatrice di Cristo nel volto dei fratelli

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Alle 10.30 di oggi (ora locale), nella Cattedrale Metropolitana di Medellín in Colombia, il cardinal Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, presiede la Messa con il Rito della Beatificazione di madre Maria Berenice Duque Hencker, fondatrice delle Piccole Suore dell’Annunciazione. Donna dal carattere volitivo e allo stesso tempo dolce, tradusse il proprio ideale contemplativo nella contemplazione di Cristo nella persona del fratello o della sorella che incontrava.

María Ana Julia, così si chiamava al Battesimo, nacque a Salamina, nel dipartimento di Caldas in Colombia, il 14 agosto 1898, primogenita di Antonio José Duque Botero e Ana Berenice Hencker Rister, quest’ultima di origini tedesche. Dopo di lei, nacquero altri diciotto figli, cinque dei quali si sarebbero poi consacrati al Signore.

Crebbe circondata dall’amore, dall’affetto, dalla comprensione e dalla tenacia che le dimostravano i suoi cari. Ogni sera, insieme ai genitori e al resto della famiglia, recitava il Rosario. Il 31 ottobre 1902 le venne amministrato il Sacramento della Cresima: da allora fu vista progredire ancora di più nella fede.

Imparò a leggere con la guida del nonno paterno Juan José Duque: fu subito affascinata dalle vite dei Santi e degli eremiti, tanto che una notte, quando aveva tre anni, fu sul punto di allontanarsi da casa per andare in chiesa a fare compagnia a Gesù, ma fu subito recuperata da suo padre.

Amava anche giocare: il suo gioco preferito era travestirsi, specialmente da suora, così da riprodurre quanto leggeva nelle vite dei Santi. I suoi familiari, però, non apprezzavano che lei giocasse in quel modo: suo padre non voleva che la figlia si abituasse a comandare, mentre la nonna, durante una vacanza, arrivò a trascinarla fuori dalla stanza dove stava giocando e a picchiarla con dei rami, pretendendo da lei altri tipi di giochi.

La curiosità che l’animava le causò uno spiacevole incidente. Un giorno, mentre si trovava nella sua casa di campagna, vide una porta chiusa con un lucchetto e cercò di forzarlo. Mentre era impegnata in quel tentativo, fu sorpresa da una zia, che la minacciò di chiamare suo padre. In tono risentito, la bambina replicò: «Mio padre non è un animale con la rabbia!», quindi tirò il lucchetto e lo ruppe. Così facendo, però, si fratturò un dito. Per orgoglio, non raccontò cosa fosse successo né chiese di essere curata: il dito rimase storto per tutta la vita.

Quando iniziò la scuola elementare presso le Suore Domenicane della Presentazione, sapeva già leggere e scrivere e conosceva alcune preghiere. Apprendeva con rapidità e facilità, affascinata soprattutto dalle lezioni di religione. Si preparò alla Prima Comunione, ricevuta il 7 novembre 1905, frequentando il catechismo, nel quale primeggiava, ma anche aiutata da due persone: sua madre Berenice e madre Maria Scolastica, delle Suore Domenicane della Presentazione.

Ormai adolescente, rivelò molte e armoniose qualità: era intelligente, delicata, sensibile, dal carattere deciso, straordinariamente portata per la pittura, il ricamo e la musica. A quindici anni fu inserita nella scuola di Doña Pachita; si distinse per la responsabilità e per il suo modo di vivere con le compagne di studio. Terminata la formazione, divenne lei stessa maestra. In parrocchia entrò a far parte delle Figlie di Maria e divenne catechista, continuando il compito che già si era assunta nel villaggio di Posito, dove sorgeva una fabbrica di cioccolato, di cui suo padre era socio.

La sua attrattiva verso la vita contemplativa continuava a crescere, alimentata dalle visite silenziose in chiesa e dalla meditazione della Via Crucis. In vacanza, poi, sentiva di poter trovare ancora meglio la solitudine a cui anelava e di sperimentare la vita eremitica al massimo che le era possibile, immergendosi nella natura.

Continuò a leggere libri spirituali: tramite il volume intitolato «Quarto d’ora di Santa Teresa», riconobbe che la spiritualità carmelitana corrispondeva ai suoi più profondi desideri. Per questa ragione, fece domanda per essere ammessa nel Carmelo di Bogotá.

Non per questo si estraniava dalla vita della famiglia: organizzava le riunioni con i suoi cari e preparava balli e feste, di cui era animatrice. Aveva anche molti amici; uno di essi, Roberto Botero, la guardava con particolare ammirazione.

Tuttavia, un giorno, mentre era a lezione di ricamo, si sentì spinta da una strana forza a uscire, quindi a dirigersi verso la cappella dell’ospedale e a inginocchiarsi nel confessionale. Dopo che ebbe parlato con il confessore, udì la sua risposta: non avrebbe dovuto diventare monaca carmelitana, bensì Suora Domenicana della Presentazione.

Certa che nel confessore si manifestasse la volontà di Dio, Ana Julia cominciò i preparativi per l’ammissione, aiutata materialmente e spiritualmente dalla madre. Quanto al padre, era dispiaciuto che la sua primogenita avesse scelto quella strada, tant’è che l’aveva presentata in società, quando lei aveva quindici anni, sperando che trovasse marito, ma la sostenne ugualmente. Il 20 dicembre 1917, dunque, Ana Julia fece il suo ingresso nella congregazione delle Suore Domenicane della Presentazione. L’anno dopo vestì l’abito religioso e assunse il nome di suor Berenice, lo stesso di sua madre.

Pur continuando a lottare interiormente per conciliare il suo anelito contemplativo con la vita attiva della sua congregazione, si rivelò una formidabile educatrice nelle località di San Gil, Ubaté, Rionegro, Manizales, Fredonia e Sonsón. Gentile, disponibile, creativa, nel suo metodo educativo univa dolcezza e temperanza.

Nel 1935 la Congregazione delle Suore Domenicane della Presentazione fu organizzata in Province. Suor Berenice, che all’epoca apparteneva alla Provincia di Medellín, prestava il suo servizio come ausiliaria delle postulanti, delle novizie e come responsabile delle neoprofesse.

Spinta da un sempre più crescente amore per Dio, compì in privato diciassette voti, che attuò con molto amore: tra di essi, il voto di vittima, di amore e riparazione; quello di fare la Volontà di Dio momento per momento; quello “del più perfetto”, ossia di compiere ogni atto nel modo più perfetto possibile; quello di vivere la carità in tutte le sue sfaccettature; quello di amare Maria e di farla amare.

S’imponeva penitenze corporali e compiva atti di affidamento totale. Si lasciava catturare da Dio e rispondeva con generosi servizi ai fratelli. In seguito avrebbe affermato:

«Essi, i miei fratelli, sono il mio Cristo sulla terra; per Lui do loro tutta la ricchezza del mio intero essere».

Dal 1938 al 1942, suor Berenice cominciò a visitare il quartiere di Guayaquil, da tutti ritenuto pericoloso: era infatti rifugio per drogati, alcolizzati, prostitute e malviventi di ogni genere. Si accostava alle persone per prepararle ai Sacramenti e per parlare loro dell’amore di Dio. Si recava anche nelle fabbriche tessili di Coltejer: operai e operaie l’ascoltavano con attenzione e partecipavano alle riunioni che organizzava per loro. L’origine dello zelo di suor Berenice era la sua fiducia nella Vergine Maria: a ogni categoria di persone proponeva l’itinerario della schiavitù d’amore a Gesù per mezzo di Maria, secondo l’insegnamento di san Luigi Maria Grignion de Montfort.

Quando monsignor Joaquín García Benítez, Arcivescovo di Medellín, chiese a madre Maria Agnese, Ispettrice (ossia Provinciale) delle Suore Domenicane della Presentazione di Medellín, una suora che insegnasse ricamo alle ragazze dei quartieri di San Miguel e di Los Angeles, anche quelli considerati a rischio, fu scelta proprio suor Berenice, aiutata dalle neoprofesse.

A partire dal 1938, però, suor Berenice cominciò a rendersi conto che molte ragazze volevano consacrarsi al Signore, ma non potevano, o per scarsità di mezzi economici, o perché figlie di genitori non sposati, o anche perché nere. Pregò a lungo per capire cosa fare, finché, una notte, non si manifestò a lei il Sacro Cuore di Gesù, con queste parole: «Ti chiedo tutto». Chiese allora a madre Maria Agnese che le giovani donne con problemi vocazionali potessero essere accolte nella loro congregazione e scrisse anche ad altri istituti; la risposta, però, fu sempre negativa.

Ferita da quell’indifferenza, decise di dare vita a un’opera nuova. Il 14 maggio 1943 arrivarono dodici giovani, nere, povere e non istruite: suor Berenice le accolse nella “Scuola Domestica”, una piccola abitazione sul fondo di un burrone. La povertà era all’ordine del giorno, tanto che le componenti della piccola comunità, per mantenersi, vendevano la “gelatina de pata” (un dolce tipico a base di latte e grasso animale), lavavano e rammendavano abiti, fabbricavano tessuti. A dispetto dei mezzi assenti, vivevano in gioia e in fraternità.

Monsignor Benítez incoraggiò suor Berenice, anche quando le dodici aspiranti furono destinate a un’altra opera. Il 3 ottobre 1950 concesse il decreto di erezione canonica, col quale veniva anche di diritto a fondarsi la Pia Unione delle Piccole Suore dell’Annunciazione. Il 2 luglio 1953, poi, concesse l’approvazione diocesana.

Anche madre Maria Agnese sostenne instancabilmente la nuova fondazione, certa che fosse d’ispirazione divina. Affiancò suor Berenice condividendone le responsabilità, ma anche nei momenti d’incertezza. Uno di questi avvenne nel 1946: in lacrime, suor Berenice dovette lasciare la “Scuola Domestica”, perché destinata in Francia. La sua permanenza lì durò circa un anno, per ragioni di salute. Tornata quindi in Colombia, suor Berenice riprese il suo apostolato, fondando ancora altri gruppi di Azione Cattolica, come già aveva fatto in precedenza. Fu appoggiata in questo da monsignor Sebastián Baggio, Nunzio apostolico in Colombia, e dal successore monsignor Antonio Samoré; quest’ultimo le fornì preziosi consigli per l’elaborazione delle Costituzioni e per ottenere l’approvazione pontificia.

Il 7 ottobre 1950, madre Teresa Augusta, superiora generale delle Domenicane della Presentazione, concesse a suor Berenice di potersi dedicare interamente alla fondazione, dichiarando: «Non c’è nulla al mondo che sia più Volontà di Dio». Ottenuti i permessi necessari, il 23 ottobre 1953 vestì l’abito ed emise i voti perpetui come Piccola Sorella dell’Annunciazione, aggiungendo, al nome religioso che già portava, quello di Maria.

Quindici anni dopo la fondazione, il 25 marzo 1958, papa Pio XII concesse alla congregazione delle Piccole Suore dell’Annunciazione il “Decretum Laudis”, ovvero l’approvazione pontificia. Madre Maria Berenice, come segno di gratitudine, organizzò un Congresso Eucaristico, oltre a moltiplicare le preghiere di lode.

Il primo servizio apostolico assunto dalla nuova congregazione fu la cura dei bambini nelle case delle famiglie benestanti di Medellín. Madre Maria Berenice continuò anche le opere per i più poveri, come laboratori femminili, asili e scuole popolari. Nulla, però, le sembrava sufficiente per corrispondere all’Amore di Gesù.

La sua congregazione si espanse anche al di fuori della Colombia, arrivando in Spagna, Ecuador, Perù e Venezuela. Nella Curia Romana era a volte chiamata pazza: lei accettava quell’epiteto, perché si sentiva pazza d’amore per Gesù Sacramentato.

Madre Maria Berenice rivestì il compito di superiora generale dal 1953 al 1967. Cercava di essere vicina alle suore, curando con attenzione la loro formazione integrale, con tutti i mezzi possibili, senza dimenticare le consorelle anziane. Dalla richiesta di alcune giovani di colore, specie da coloro le quali vivevano sulle coste colombiane e che si sentivano escluse dalla vita religiosa del tempo, fece nascere il 15 agosto 1957 le Suore Francescane Missionarie di Gesù, o Missionarie afro-colombiane.

L’8 dicembre 1965 a Fontibón, nel distretto di Santa Fe de Bogotá, fondò i Fratelli “Domus Dei”, con un gruppo di giovani uomini impegnati tra i bambini di strada e i ragazzi nelle carceri e nei riformatori. Ancora una volta, in quell’opera fu sostenuta dal Nunzio apostolico in Colombia, monsignor José Paupini.

Durante il decennio 1963-1972, però, le Piccole Suore dell’Annunciazione affrontarono un periodo di crisi. Anche allora, come nei momenti più difficili, madre Maria Berenice sentì che il suo compito era

«Amare, soffrire e stare in silenzio»,

come lasciò scritto.

Proprio nello scritto si concentrò in quel decennio, in opere come la «Storia della Congregazione», nelle quali trasfuse il suo spirito religioso, basato su due pilastri: l’Amore di Gesù nell’Eucaristia e la Vergine Maria nel mistero dell’Annunciazione. Nell’introduzione dell’opera intitolata «Spiritualità dell’Annunciazione» lo sintetizzò con questi termini:

«Beate le anime alle quali l’impulso dell’amore le porta a spendersi, senza contare, per la gloria di Dio. La loro unica preoccupazione: il BATTESIMO d’AMORE, soffrire un martirio d’AMORE e morire d’AMORE. Quando l’amore trionfa nell’anima, questa possiede una sola regola: la Volontà del PADRE, sull’esempio di Gesù».

In tutta la sua vita, madre Maria Berenice ebbe costantemente problemi di salute. Negli ultimi quattordici anni della sua esistenza, però, si aggravarono a tal punto da costringerla a letto. In tal modo, si compiva definitivamente il suo desiderio d’immolazione. Per quattro anni, inoltre, il morbo di Parkinson le tolse la voce. Ormai poteva compiere solo l’apostolato del sorriso, della gentilezza e della dedizione. Divenne messaggera di pace, forza dei deboli, luce per quanti vacillavano.

Morì il 25 luglio 1993, poco prima di compiere novantacinque anni, nello stesso anno in cui la sua congregazione festeggiava il cinquantesimo dalla fondazione. Spirò circondata dalle sue figlie, alle quali si era donata fino all’ultimo.

La stampa colombiana e gli altri mezzi di comunicazione diedero immediatamente la notizia della sua morte. La camera ardente rimase aperta per tre giorni, nella cappella della casa madre. Il 28 luglio, dopo la celebrazione delle esequie, il suo corpo venne deposto nella cripta o “Luogo d’Incontro” della casa madre.

Il miracolo che la porta sugli altari è la guarigione di Sebastián Vásquez Sierra da una pandisautonomia grave e progressiva con insufficienza multiorganica e grave limitazione motoria. Prima di essere dimesso dal suo ultimo ricovero, aveva incontrato una una Piccola Suora dell’Annunciazione: da lei aveva ricevuto una medaglia di madre Maria Berenice e un’immaginetta plastificata. Il 12 aprile 2004, a Medellín, mentre invocava madre Maria Berenice chiedendole d’intercedere per lui, il giovane avvertì un brivido fortissimo in tutto il corpo, quindi vide su di sé come due raggi di luce. Subito si alzò dalla sedia a rotelle, iniziando un recupero sempre più migliore, fino ad arrivare alla completa autosufficienza, mentre la sua diagnosi finale era stata di pandisautonomia grave e progressiva con insufficienza multiorganica e grave limitazione motoria.

Oggi le Piccole Suore dell’Annunciazione sono presenti in quindici Paesi tra Europa e America e hanno case anche in Italia (precisamente a Roma, Tivoli, Trappeto in provincia di Palermo e Caltagirone). Si dedicano all’apostolato in scuole, nidi d’infanzia, laboratori e centri vocazionali, alla catechesi e alle missioni.

Del loro stesso carisma partecipano gli altri rami della Famiglia Annunciata: l’istituto religioso clericale dei Fratelli Missionari dell’Annunciazione, ovvero i Fratelli “Domus Dei”; le già citate Suore Francescane Missionarie di Gesù e di Maria; le Piccole Suore Contemplative dell’Annunciazione, ramo contemplativo sorto il 1° luglio 2013, a settant’anni dalla fondazione del ramo principale; i Laici Annunciati, voluti da madre Maria Berenice il 9 dicembre 1965; le Gioventù Annunciate, gruppi giovanili.

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29/10/2022
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