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di Ferdinando Carignani

Il codice Ratzinger

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Il libro inchiesta del giornalista Andrea Cionci (Il codice Ratzinger, Byoblu, 2022), pone seri dubbi sulla autenticità delle dimissioni da papa di Joseph Ratiznger e, conseguentemente, sulla legittimità dell’elezione di Josè Mario Bergoglio.

Ecco la sintesi delle tesi avanzate nel libro: papa Benedetto, costretto a togliersi di mezzo dai poteri globalisti e dalla fronda ecclesiastica modernista che sosteneva Bergoglio, nel 2013 non ha affatto abdicato, ma ha “messo alla prova” i suoi nemici con una candida, sincera dichiarazione in cui, rinunciando al solo esercizio del potere, si ritirava in sede impedita, uno status canonico dove il papa è prigioniero e impossibilitato a comunicare liberamente. Così, egli è rimasto il papa a tutti gli effetti, benché contemplativo e privato della facoltà di governare, e i suoi nemici, accecati dalla brama di potere, arraffando il primo atto che odorasse di “rinuncia”, si sono scismati e annullati da soli convocando un conclave nullo a papa né morto, né abdicatario. Dal 2013 –prosegue la tesi di Cionci – siamo in presenza di “una sorta di ministero allargato” fra due papi, di cui uno è legittimo-contemplativo (Benedetto XVI) e l’altro è illegittimo-attivo (Bergoglio) che Cionci non esita a definire l’antipapa. Per distinguersi da quest’ultimo Benedetto XVI è dunque, l’”emerito”, “colui che merita”, che “ha diritto” di essere papa, dal verbo emereo e non “il papa in pensione” (giuridicamente impossibile e, infatti, inesistente).

Cionci, per dare forza alla sua tesi, menziona una ventina di specialisti, teologi, canonisti, giuristi e latinisti che hanno tradotto correttamente la Declaratio (il testo scritto in latino da Benedetto XVI per comunicare le sue dimissioni) i quali evidenziano come detto documento, oltre agli innumerevoli errori linguistici (circostanza alquanto strana per un raffinato latinista qual è Ratzinger…), contenga il verbo vacet che non sta per “sede vacante”, bensì per “sede vuota”; ma soprattutto, sostiene Cionci, è lo stesso papa Benedetto che spiegherebbe, con un linguaggio estremamente preciso, ma sottilmente logico, di essere in sede impedita. Egli essendo giuridicamente in prigionia, non potrebbe parlare liberamente ma sarebbe costretto a utilizzare quello che dà il titolo al libro: il “Codice Ratzinger”, uno stile comunicativo particolarmente raffinato destinato a chi “ha orecchie per intendere”.

Non si può non riconoscere che le conclusioni cui giunge Cionci costituiscano una risposta avvincente e documentata ai tanti dubbi sollevati dalla anomala coesistenza in Vaticano di due Papi. Ripercorriamo brevemente le tappe salienti di questi ultimi anni di storia del papato.

Il Cardinale Joseph Ratzinger veniva eletto al soglio pontificio il 19 aprile del 2005. Durante la celebrazione della messa solenne d’insediamento tenutasi il 24 aprile del 2005, egli chiedeva: “pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”. Queste parole rivelatesi poi profetiche riguardavano l’azione che sarebbe stata messa in atto contro di lui (esponente della corrente dei “tradizionalisti”) da parte degli appartenenti alla fazione dei “modernisti”. Lo scontro tra queste due fazioni nel corso del tempo sarebbe divenuto evidente.

Nell’ambito dei modernisti, particolare rilievo assumeva la corrente, definita da uno dei sui esponenti più autorevoli – il cardinale Godfried Dannells Arcivescovo emerito di Bruxelles – “la mafia di San Gallo”, dal nome della località svizzera, dove dal 1996 ogni anno un nutrito gruppo di alti prelati era solito riunirsi segretamente.

Queste riunioni (come solamente nel 2015 veniva rivelato dal cardinale Dannells) avevano lo scopo di contrastare l’impostazione tradizionalista del pontificato di papa Giovanni Paolo II, ponendo in essere strategie idonee a preparare la sua successione. É probabilmente a causa della prospettiva che si potessero creare accordi segreti per pilotare l’elezione del Papa che il 22 febbraio del 1996 papa Giovanni Paolo II (forse su ispirazione di Ratzinger) promulgò la Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis, la quale all’art. 81 stabilisce che l’elezione di un pontefice in base a precedenti accordi è illegittima e i cardinali rei di intese pre-elettorali (nonché chi riceve questo atto in suo favore) sono scomunicati latae sententiae (ossia automaticamente senza la necessità di dichiarazione di scomunica da parte di alcuno). Cionci, inoltre, evidenzia come già nel 1983 Giovanni Paolo II e il card. Ratzinger modificarono il diritto canonico prevedendo la scissione dell’incarico papale in due (preparando in tal modo la strada al piano B adottato da Ratzinger a parte dal 2013): munus e ministerium, titolo di papa ed esercizio pratico del potere. Ratzinger, in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, era stato l’ispiratore della dottrina cattolica durante il papato di Giovanni Paolo II, nonché il guardiano (per tutto il pontificato del Papa polacco egli era stato uno strenuo difensore dei “principi non negoziabili”). Per la sua azione egli risultava particolarmente inviso al gruppo di San Gallo: dal libro biografico di Dannells emerge come l’opposizione alle teorie di Ratzinger fosse l’unico elemento che veramente univa i membri del gruppo, le cui personalità e idee teologiche erano spesso divergenti. Già nel conclave del 2005, il gruppo di San Gallo aveva provato a contrastare la nomina di Ratzinger a papa, opponendogli la candidatura del cardinale argentino Josè Mario Bergoglio (Dannells nel 2015 affermava: “Quando papa Giovanni Paolo II è morto nel 2005, il gruppo aveva portato alla ribalta l’attuale Papa [Francesco – n.d.a.]”. Ė da rilevare che i modernisti tentarono, sin dall’inizio, di ostacolare ogni atto del nuovo Papa. Con il supporto di gran parte dei media, contro il Papa teologo (“il pastore tedesco” titolava il quotidiano Il Manifesto il giorno dopo la sua elezione) veniva avviata una campagna di denigrazione, basata sulla manipolazione delle sue dichiarazioni (o su una loro subdola interpretazione); si pensi alle polemiche sollevate in seguito al discorso di Ratisbona (del 12 settembre 2006) o a quelle relative alle affermazioni sull’AIDS (del 17 marzo 2009). Tale opera denigratoria portò alla rinuncia della Santa Sede ad accettare l’invito dell’Università di Roma di avere il Pontefice come relatore in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico; ciò a causa del clima rovente creato da parte di numerosi esponenti del mondo scientifico in merito alla sua partecipazione (oltre settecento tra professori e scienziati nel mese di novembre del 2007 inviarono una lettera in cui si opponevano all’intervento del Papa).

L’azione di Benedetto XVI che, più di ogni altra, creava una frattura insanabile con gli ambienti a lui ostili è l’emanazione del motu proprio Summorum Pontificum. Con questo atto il 7 luglio del 2007 Benedetto XVI restituiva piena cittadinanza alla forma preconciliare della messa in rito romano – cosiddetta messa vetus ordo – che, dal successivo 14 settembre, tornava a poter essere celebrata dai sacerdoti liberamente (senza dover ottenere il preventivo assenso del Vescovo). Tale atto, com’è noto, è stato “cancellato” da Bergoglio con un provvedimento di segno opposto emanato di recente (Traditionis custodes).

Nel 2008 l’opposizione a Benedetto XVI si faceva più incisiva, grazie all’avvento alla Casa Bianca del Presidente democratico Barack Obama (con Hillary Clinton in veste di segretario di Stato). Alcuni temi dominanti dell’agenda dell’amministrazione democratica USA (omosessualismo, gender, eutanasia, aborto) mal si conciliavano con l’argine posto dalla Chiesa di Benedetto XVI a difesa dei valori non negoziabili della dottrina cristiana. A ciò è da aggiungere che l’ostilità della Casa Bianca nei confronti del Cremlino contrastava con l’interesse che Ratzinger mostrava nei confronti del Patriarca ortodosso russo e, più in generale, verso il risveglio dei valori religiosi stimolato dal presidente Vladimir Putin. Si iniziava così a elaborare, anche a livello politico, una strategia di accerchiamento del pontefice (nel 2016 Wikileaks rivelava come i collaboratori del segretario di Stato Clinton nel 2012 analizzassero la possibilità di organizzare all’interno della chiesa americana una rivolta cattolica liberale – una sorta di “primavera cattolica” sulla falsariga di quelle arabe – facendo leva su gruppi di infiltrati progressisti).

Nel gennaio del 2009, Benedetto XVI revocava la scomunica data da papa Giovanni Paolo II ai quattro vescovi ordinati da monsignor Lefebvre il 30 giugno del 1988, suscitando la dura reazione della comunità ebraica (uno dei quattro ex scomunicati, il britannico Richard Williamson, era accusato di aver sostenuto tesi negazioniste dell’olocausto).

Nel corso del tempo, l’azione di contrasto dell’opera di Benedetto XVI si intensificava: dalla stanza del Pontefice venivano trafugate centinaia di carte segrete (di tale evento verrà accusato il suo aiutante di stanza ma la vicenda rimane tuttora avvolta nel mistero).Il 10 febbraio del 2012 da un articolo di stampa emergeva che un appunto anonimo, consegnato alla segreteria del Papa i primi giorni dell’anno, rivelava l’esistenza di un complotto per uccidere Benedetto XVI.

Nel maggio 2012 veniva pubblicato il libro scandalistico titolato Sua Santità basato sulle carte private sottratte al Papa, reato per cui veniva arrestato il maggiordomo di Benedetto XVI (Paolo Gabriele); nel contempo emergeva il caso dei “corvi” (subito dopo l’arresto di Paolo Gabriele su alcuni quotidiani italiani venivano pubblicate alcune lettere anonime in cui l’autore (che si definiva “il corvo”) forniva indiscrezioni sulla “guerra” che si stava combattendo in Vaticano tra opposte fazioni, affermando che il maggiordomo incriminato era, in realtà, solamente un capro espiatorio)

Nel giugno 2012, a causa dell’ennesimo scandalo sulle attività dello IOR (la banca della Santa Sede), lo Stato Vaticano veniva inserito nella black list del sistema di pagamenti internazionali (SWIFT); ciò creava non poche difficoltà alla sua operatività finanziaria (la “sanzione” ebbe termine in corrispondenza delle dimissioni di Ratzinger).

L’11 febbraio del 2013 Benedetto XVI comunicava ai cardinali riuniti nel Concistorio la propria rinuncia a proseguire nell’incarico di Papa a far data dal successivo 28 febbraio alle ore 20.

Molti aspetti di questo eclatante gesto di Ratzinger - come osserva Cionci nel suo libro -destavano e continuano a destare forti perplessità: a) egli non era afflitto da mali incurabili; b) decideva di farsi chiamare “Papa emerito”; c) continuava a indossare la “talare” bianca; d) non lasciava la residenza del Vaticano; e) formulava dimissioni “postdatate”.

Dopo la scarna comunicazione ufficiale dell’11 febbraio 2013 con cui annunciava le sue dimissioni, nel discorso di congedo a piazza San Pietro il 27 febbraio del 2013 (il giorno prima di recarsi a Castel Gandolfo nel periodo della sede vacante) Benedetto XVI faceva chiaramente intendere che il munus pietrino è un incarico a cui non si può rinunciare e che quindi si ricopre fino alla morte: “Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore. [...] Il “sempre” è anche un “per sempre” - non c’è più un ritornare nel privato.

La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. [...] Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro”.

A distanza di dieci anni, i motivi di questo eccezionale avvenimento e delle sue cause non sono stati chiariti (il compianto mons. Luigi Negri Arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, personale amico di Ratzinger, ha parlato di motivi gravissimi e misteriosi), avvalorando la tesi di Cionci sul fatto che quell’11 febbraio 2013 egli abbia realmente rinunciato all’incarico.

A corroborare la tesi della invalidità delle dimissioni di Ratzinger contribuivano alcuni suoi gesti: nel mese di aprile del 2019, rompendo il silenzio che si era imposto, egli rendeva pubblico un documento sugli abusi sessuali nella Chiesa; questo documento, sebbene volto a fornire sotto forma di “appunti” il suo punto di vista sul tema specifico, finiva per rappresentare, a causa della vastità dei temi trattati, un vero e proprio atto di Magistero. Sempre nel 2019, uscivano altri suoi tre libri sulle cui copertine è ben visibile il suo nome da pontefice a carattere cubitali, lo stemma araldico con le chiavi di san Pietro e la sua firma intervallata dall’acronimo PP (“Benedetto PP XVI” dove PP sta per “Pontifex Pontificum” ovvero “Pontefice dei Pontefici”). A gennaio 2020 alcune sue riflessioni sul celibato dei sacerdoti (contenute nel libro Dal profondo dei nostri cuori redatto con il cardinale Sarah) si ponevano in netto contrasto con gli orientamenti sul tema assunti dal sinodo sull’Amazzonia tenutosi nel mese di ottobre 2019 (favorevole a rimuovere il vincolo del celibato) e con quella che molti ambienti progressisti auspicavano sarebbe stata la decisione che di lì a pochi giorni avrebbe assunto papa Francesco con la lettera apostolica Querida Amazonia (che invece non innoverà la materia). Nel mese di maggio del 2020 veniva pubblicata una sua biografia (Benedetto XVI. Una vita) nella quale il Papa emerito affronta il problema dell’apostasia nella società e nella Chiesa; egli in particolare afferma che l’aborto, il matrimonio tra omosessuali e la creazione di esseri umani in laboratorio sono i segni della presenza del potere spirituale dell’Anticristo e che nell’attuale società si sta affermando la dittatura del relativismo che “scomunica” tutti coloro che dissentono dall’opinione dominante.

Anche il segretario personale di Ratzinger, l’arcivescovo George Gänswein – osserva Cionci – in un discorso a commento di un libro su Benedetto XVI, il 20 maggio del 2016 ammetteva l’eccezionalità della simultanea presenza di due papi, confermando che quella di Benedetto XVI era stata soprattutto una rinuncia alla parte amministrativa del ministero pietrino (“ha lasciato il Soglio pontificio e tuttavia, con il passo dell’11 febbraio 2013, non ha affatto abbandonato questo ministero”).

Le conclusioni cui perviene Cionci hanno anche il pregio di far emergere l’attualità di alcune profezie risalenti a epoche diverse. La successione al soglio pontificio tra Ratzinger e Bergoglio e la successiva singolare coesistenza in Vaticano di due papi è, infatti, un evento eccezionale nella storia della Chiesa che sembra realizzare quanto preannunciato da numerose rivelazioni private affidate a mistici e veggenti. Da alcune di esse emerge che Ratzinger potrebbe essere l’ultimo Papa.

La profezia più remota è attribuita al monaco S. Malachia di Armagh, la quale fu pubblicata nel 1595 dal monaco benedettino Arnold Wyon. Quest’ultimo, nell’ambito di una storia apocalittica della Chiesa intitolata Lignum Vitae, definì una lista di 111 pontefici a ciascuno dei quali veniva attribuito un motto; esaminando tutti i pontefici che si sono succeduti nel tempo all’111° posto si ritrova Benedetto XVI.

Tra le profezie di più antica data vale la pena ricordare anche quella attribuita a Pio X, il quale, prima della morte (avvenuta il 20 agosto 1914), rivelò che in una visione mistica un suo successore di nome Giuseppe (come è noto il nome di Ratzinger è Joseph) fuggiva sui corpi dei suoi fratelli per poi morire, dopo un breve riposo, di morte crudele.

A Garabandal in Spagna nel 1965, dopo la morte di papa Giovanni XXIII, la Madonna rivelò alla veggente Conchita Gonzàlez che da allora in poi vi sarebbero stati soltanto altri tre papi prima della “fine dei tempi” (o della seconda venuta di Gesù sulla terra). Ella precisava che ne escludeva uno perché sarebbe durato molto poco. Facendo i conti e non considerando Albino Luciani (papa Giovanni Paolo I) il cui pontificato si protrasse per soli 33 giorni, anche in questo caso l’ultimo Papa coincide con Benedetto XVI (gli altri due sono Paolo VI e Giovanni Paolo II).

La presenza di due papi, unitamente all’apostasia nella Chiesa, è un argomento di cui trattano alcune importanti profezie della beata Anna Katharina Emmerick. La monaca tedesca nell’ambito delle sue visioni mistiche vide due papi. Il primo Papa apparteneva a una Falsa chiesa caratterizzata da “oscurità e tenebre”, che si presentava nella visione “forte per numero dei credenti ma debole in volontà”; questo Falso papa, nelle visioni della mistica tedesca, aveva lasciato “che il solo vero Dio e che il solo vero culto si cambiassero in tanti idoli e tanti falsi culti” contribuendo ad erigere “un falso tempio” (“vidi pure quanto riuscirebbero cattive le conseguenze di questa pseudo-chiesa. La vidi crescere, vidi molti eretici di ogni condizione muoversi verso Roma e stabilirvisi”). Il secondo Papa, quello appartenente all’autentica Chiesa Cattolica, nella visione appariva “debole in numero e aiuti” ma con una forte “volontà” (“mi fu mostrato ... mentre rovesciò tanti idoli e… “tanti falsi culti in un vero e solo culto).

Anche a Fatima nel luglio del 1917, la Santa Vergine, in una delle sei apparizioni, fece vedere ai tre pastorelli un’immagine (racchiusa nel famoso terzo segreto rivelato al mondo solamente nel 2000) in cui sembrerebbero essere rappresentati due papi, uno esplicitamente chiamato Santo Padre e l’altro definito “Vescovo vestito di Bianco” (Cionci tuttavia nel libro fornisce una lettura diversa, individuando in Bergoglio l’unico papa presente nel terzo segreto di Fatima).

Un altro elemento che sembra andare nella direzione indicata da Cionci è rappresentato dal contenuto di un messaggio che la Santa Vergine affidava al veggente brasiliano Pedro Regis di Anguera il 4 aprile del 2015; in questa occasione la Madre di Dio, parlando di un futuro papa, indicava nello “specchio” il dettaglio su cui riflettere: “Uno xino sarà sul trono scontentando molti, ma Dio è il Signore della Verità. Ciò che vi dico adesso non potete comprenderlo, ma un giorno vi sarà rivelato e tutto sarà chiaro per voi. Lo specchio: ecco il mistero”. Si tratta di un rinvio allo specchio di cui parla suor Lucia nel terzo segreto di Fatima?1 Lo specchio come strumento che restituisce, grazie alla “luce”, solo l’immagine esteriore di un Papa ma non la sostanza, un Falso papa dunque? (si veda al riguardo F. Carignani, L’ora del Trionfo di Maria Corredentrice, Youcanprint, 2021).

Numerosi osservatori ritengono che il riferimento allo specchio contenuto nel messaggio affidato a Pedro Regis il 4 aprile del 2015 sia utile per decriptare la parola “xino”: questa parola se letta allo specchio, infatti, potrebbe diventare “onyx” che in latino significa onice, pietra nera (e proprio “pietra nera” o Papa nero è l’appellativo con cui viene designato il generale dei Gesuiti); un Papa gesuita, dunque, sarà sul trono.

Il 23 dicembre del 2008 la Madonna svelava a Pedro Regis che “arriverà il giorno in cui ci saranno due troni ma solamente su di uno siederà il vero successore di Pietro. Sarà questo il tempo della grande confusione spirituale per la Chiesa”. Anche in altri messaggi affidati a Pedro Regis, la Madonna, più o meno apertamente, ha parlato di due papi. Nonostante Cionci fornisca una gran mole di prove a sostegno della sua tesi, il suo libro ha ricevuto l’attenzione di poche autorevoli testate giornalistiche, la maggior parte delle quali di nicchia e al di fuori del mainstream mediatico (su tutti si veda il blog del vaticanista Marco Tosatti e la pagina Youtube del filoso Diego Fusaro). Eppure questo volume tratta una questione dirompente - quella della coesistenza in Vaticano di due papi - in relazione alla quale nessuno è riuscito fino ad ora fornire una spiegazione “logica”. Cionci prova farlo ed è forse per questo che la sua opera in pochi mesi è diventata un best seller in Italia (si appresta a diventarlo anche all’estero dove è già stato tradotta in diverse lingue), con buona pace della “cappa di silenzio” che gli è stata costruita attorno. Non è un caso che la strategia dei suoi oppositori stia da ultimo cambiando: dopo li silenzio iniziano a circolare le prime recensioni (negative) le quali si limitano a dileggiare il giornalista e le sue tesi senza provare a confutarne gli assunti. Ghandi diceva: prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.

A cura di Ferdinando Carignani, saggista, autore di diversi libri sulle profezie mariane www.ferdinandocarignaniditolve.it

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31/10/2022
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