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di Nathan Algren

OMS: allarme colera in Libano

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Il Libano ha ricevuto la prima scorta di vaccini contro il colera, per contrastare un’epidemia diffusa su scala nazionale e che, secondo gli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha raggiunto livelli allarmanti evidenziando tutti i limiti in tema di salute pubblica. L’ultimo bilancio è del 31 ottobre e parla di 1.447 casi e 17 vittime accertate, ma i numeri sono destinati a salire nei prossimi giorni. Il primo contagio dalla malattia, che si diffonde attraverso acqua, fogne e cibo contaminato, risale ad un mese fa e oggi è presente anche a Beirut.

Il Paese dei cedri aveva eliminato il colera nel 1993, ma il progressivo impoverimento causato dalla crisi economica e un peggioramento della sanità pubblica, unita allo stallo politico legato a interessi contrapposti della classe dirigente e nelle istituzioni hanno riaperto le porte alla malattia. Ora si è esteso anche alla capitale, ma il principale focolaio resta la città settentrionale di Bebnine, dove sono avvenuti i primi contagi e le autorità sanitarie hanno allestito un ospedale di emergenza.

Casi confermati da analisi di laboratorio si sono registrati in tutti gli otto governatorati e in 18 (su un totale di 26) distretti. Abdinasir Abubakar, medico e rappresentate Oms nel Paese, spiega che “il colera è mortale, ma si può anche prevenire attraverso l’uso dei vaccini e disponendo di adeguate misure sanitarie e acqua potabile. E i casi più gravi - aggiunge - si possono trattare con facilità con gli antibiotici appropriati e una reidratazione adeguata” dell’organismo. Tuttavia, “la situazione in Libano resta fragile poiché il Paese sta già lottando per combattere altre crisi, aggravate - conclude - dal prolungato deterioramento politico ed economico”.

In un quadro di profonde difficoltà, gli esperti mondiali lanciano l’allarme e moltiplicano gli sforzi con il ministero locale della Sanità e ong del settore per spegnere i focolai e limitare l’ulteriore diffusione della malattia. L’arma principale restano i vaccini, pur a fronte di una carenza generalizzata su scala globale. L’obiettivo è di arrivare ad almeno 600mila dosi per le categorie più a rischio, che comprendono gli operatori sanitari in prima linea nella lotta al colera, i detenuti, i rifugiati ospitati nei centri sparsi sul territorio nazionale e le comunità che li ospitano.

“I vaccini - conferma il ministro della Sanità Firass Abiad - ricoprono un ruolo essenziale nel limitarne la diffusione”. In una conferenza stampa congiunta, l’ambasciatrice francese in Libano, Anne Grillo, annuncia la prima fornitura di 13mila dosi, ma molte altre ancora ne serviranno. “Anche le origini di questa epidemia - spiega la diplomatica transalpina - in cui è in gioco la sanità pubblica, devono essere trattate con riguardo”.

Intanto dalle zone colpite giungono testimonianze di dolore e sofferenza, soprattutto dall’ospedale da campo di Bebnine. Nelle vicinanze si trova poi un campo profughi in cui bambini siriani giocano fra spazzatura sparsa ovunque e acque sporche, in una sorta di discarica (o latrina) a cielo aperto. Un allarme globale, visto che per gli esperti dell’Oms la ricomparsa del colera in Libano è da associare all’epidemia nella vicina Siria, dove si era diffuso provenendo dall’Afghanistan (fonte primaria) attraverso Iran e Iraq.

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03/11/2022
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