Storie

di Nathan Algren

Il monastero di Al-Sinniyah segno ‘della presenza cristiana’

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Un antico monastero cristiano, situato su un isolotto al largo della costa degli Emirati Arabi Uniti (Eau), che potrebbe risalire all’epoca precedente la diffusione dell’islam nella Penisola arabica. La scoperta, avvenuta nei giorni scorsi, restituisce ancora più valore alle affermazioni di storici e vertici ecclesiastici - fra cui il patriarca di Baghdad dei caldei - secondo cui la comunità cristiana è una componente essenziale e autoctona, in passato come oggi, della regione mediorientale.

Interpellato da AsiaNews mons. Paolo Martinelli, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen), parla di scoperta dal “valore obiettivo” dal punto di vista “storico” e per quanto concerne “la ricostruzione degli eventi” che hanno caratterizzato l’area. “Per noi - prosegue il prelato - è importante conoscere la storia di questa presenza monastica cristiana, sebbene attualmente i fedeli del vicariato siano quasi tutti migranti, provenienti da altre Chiese”. Vi è però, conclude, un indubbio valore “nel ritrovamento” che andrà “approfondito” in futuro.

Un gruppo di archeologi impegnato in una serie di scavi negli Emirati ha riportato alla luce quelli che sembrano essere i resti (nelle foto) di un antico monastero cristiano sull’isola di Al-Sinniyah, appartenente all’emirato di Umm Al-Quwain. Nell’area sorgevano una chiesa, un refettorio, alcune cisterne per l’approvvigionamento idrico e celle individuali utilizzate dai religiosi.

Il ritrovamento getta una nuova luce sulla storia delle origini della cristianità nella regione del Golfo, grazie anche all’uso di metodi di datazione come il radiocarbonio e le analisi delle ceramiche rinvenute nel sito. I primi risultati fanno risalire l’antica comunità monastica fra la fine del VI secolo d.C. e la metà dell’ottavo secolo, alimentando le congetture che portano a stabilire la presenza di una realtà stanziale ben prima dell’arrivo dell’islam nella penisola arabica.

“Un evento davvero raro” sottolinea il professor Tim Power, della Uae University, parte del team che ha portato al ritrovamento dei resti del monastero. “Si tratta di un promemoria essenziale di un capitolo ormai perduto della storia araba”. Il fatto che qualcosa di simile stesse accadendo nella zona “un migliaio di anni fa” è “davvero notevole” ed è una storia, sottolinea, che “merita per questo di essere raccontata”.

Il professor Power ha anche respinto le affermazioni secondo cui il cristianesimo è stato soppiantato in modo violento dall’ascesa dell’islam, spiegando che vi è stato anche un periodo di almeno 300 anni di convivenza. “Il luogo - afferma - è stato lentamente abbandonato. Non vi erano segni di devastazione o violenza o incendi . Vi è stato un cambiamento culturale e sociale man mano che il cristianesimo è svanito e l’islam è divenuto dominante”. Il monastero, conclude l’archeologo, è “un monumento alla tolleranza e alla società multi-religiosa”.

La scoperta della scorsa settimana sull’isola di Al-Sinniyah non è la prima nel Golfo, perché una struttura simile era stata ritrovata negli anni ‘90 sull’isola di Sir Bani Yas ad Abu Dhabi, finora ritenuta la più antica degli Emirati. Secondo gli storici le prime chiese e i primi monasteri cristiani della regione si sono diffusi lungo il Golfo Persico fino alle coste dell’attuale Oman e l’India; altri luoghi di culto analoghi si trovano in Bahrain, Iraq, Iran, Kuwait e Arabia Saudita.

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10/11/2022
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