Storie

di Roberto Signori

Un “gioco” per diventare migranti

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Un “gioco esperienziale” per diventare migranti, per vivere da profughi anche solo per un’ora. Per vedere l’effetto che fa. Su e giù dai barconi, via dalle violenze o dalla fame: vuoi sentire il brivido di chi cerca rifugio in Italia? All’Università ora è possibile. A Milano si potranno sperimentare in prima persona le emozioni dei richiedenti asilo che arrivano nel nostro Paese senza nulla da perdere, spesso traghettati da uomini senza scrupoli. Ma sarà per l’appunto un gioco, anche se di ludico ci vediamo ben poco. Un modo per “sensibilizzare sul tema dell’inclusione”: così dicono gli organizzatori. L’iniziativa, ideata da Fondazione Empatia Milano e aperta a tutti, si chiamerà “Corridoi” e sarà installata dalla prossima settimana in due importanti atenei ambrosiani.

A ospitare il “gioco esperienziale” sarà prima l’Università Bicocca (dal 15 al 17 novembre negli Edifici U3 Bios - U4 Tellus) e poi la Statale (dal 22 al 24 novembre, entrata da via Festa del Perdono). Quella proposta - si legge in un comunicato - sarà “un’occasione per ripetere fisicamente” i passi dei migranti e “immaginare i loro pensieri”. Così, i partecipanti saranno chiamati a vivere una vera e propria full immersion: si entrerà fisicamente in un sistema di “corridoi”, che - anticipano gli organizzatori - rappresenterà il percorso migratorio vissuto da un rifugiato o richiedente asilo che adesso frequenta l’Università. “I partecipanti affronteranno un percorso creativo di profumi, musiche, immagini e ambientazioni. Un tuffo in ricordi e storie che stimolano empatia, nel quale ci si potrà letteralmente mettere nei panni della persona di cui si ripercorre la storia. Per imparare a conoscerla condividendone gioie e frustrazioni”, spiegala nota stampa che descrive l’iniziativa.

Per rendere il tutto ancor più realistico, gli immaginari “migranti” pro tempore interagiranno con alcuni attori professionisti che prenderanno parte alla performance. Il tutto per amplificare l’immedisimazione alla quale ciascun partecipante sarà invitato. Lo scopo del gioco - spiegano infatti gli organizzatori - sarà quello di raccontare e di far vivere l’avventura di chi arriva a Milano, in un luogo con una lingua e una cultura differente e a volte sconosciuta, esposto alla solitudine e a ogni tipo di fragilità. L’idea è nata da alcuni studenti universitari italiani e stranieri all’interno del progetto europeo Empathy di cui è partner Fem, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università degli Studi di Milano e l’Associazione Lato B. Il progetto peraltro è stato avviato sotto l’egida dell’Unhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati di cui LCerto, l’idea di trasformare in un gioco il complesso tema delle migrazioni non è piaciuta a tutti. E le polemiche infatti sono già iniziate. “Si parte da un’idea fuorviante, vale a dire che l’Africa sia un posto da cui scappare senza se e senza ma perché non si offre una dignità ai singoli paesi”, ha lamentato Riccardo Truppo, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale. E ancora, l’esponente meloniano ha attaccato: “Presentare così il migrante a una platea di studenti, in un luogo di formazione è sbagliato: servirebbe un messaggio più ragionato. Chi conosce le migrazioni sa che l’80% di queste sono migrazioni regionali intrafricane. Nessuno mette in discussione la necessità di salvare chi scappa dalle guerre ma sono scandalizzato da questa discriminazione dell’Africa”.aura Boldrini fu portavoce, che consente a giovani rifugiati di arrivare in Italia con una borsa di studio per proseguire il loro percorso accademico .

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