Politica

di Mario Adinolfi

CONTRO L’ABORTO - CON LE 17 REGOLE PER VIVERE FELICI 5

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Stabilito che la vita umana inizia biologicamente senza alcun dubbio il giorno del concepimento, è quello il giorno in cui prende il via la nostra vicenda unica e irripetibile, e che ogni altro momento d’avvio è stabilito per via puramente convenzionale (il novantesimo giorno, la ventiquattresima settimana sono limiti illogici); stabilito che all’origine delle normative che legittimano l’aborto vi sono palesi imbrogli come negli Stati Uniti d’America (falsificazione della biografia della signora Roe, invenzione dal nulla dello stupro quale origine della gravidanza di cui si richiedeva la legittimazione dell’interruzione volontaria) o numeri clamorosamente privi di qualsiasi attinenza alla realtà come in Italia su aborti clandestini e conseguenti decessi di donne; stabilito che lo stigma morale nei confronti dell’aborto è radice della nostra cultura occidentale e non solo, senza che sia necessario ricorrere ad argomenti di natura religiosa, visto che il giuramento di Ippocrate che vieta al medico di somministrare farmaci abortivi è antecedente la nascista di Cristo di ben quattro secoli; stabilito che attorno all’aborto sono andati via via affastellandosi interessi intrecciati di natura politica e commerciale come dimostra la vicenda di Planned Partenthood, cliniche che in questi anni hanno drenato decine di miliardi di dollari di fondi pubblici per gestire la soppressione di vite nel grembo materno, arrivando anche a costruire un mercato di tessuti umani “per la ricerca” tratti dai corpicini fatti a pezzi dei bambini soppressi con tanto di tariffario per singolo organo venduto; stabiliti tutti questi argomenti non contestabili e incontrovertibili, dovremmo essere tutti decisamente antiabortisti. Invece incredibilmente il mondo si divide in prolife e prochoice, con i prochoice che sono abortisti convinti e dominano attualmente le società occidentali. Costoro non sopportano i prolife e di fronte ai loro argomenti antiabortisti propongono sempre le solite cinque questioni. Le chiamerò le FAQ sull’aborto, sia per sottolineare che la risposta potrebbe essere data semplicemente esprimendosi con il suono derivante dalla lettura di questo acronimo, più seriamente perché sono le cinque Frequently Asked Questions degli abortisti ai prolife ed è bene avere un pattern di risposte alle ossessive e sempre uguali domande di chi non si rende conto del crimine rappresentato dalla soppressione di un innocente.

Frequently Asked Question number 1: “Sei contro l’aborto anche se il figlio deriva da uno stupro?”. La domanda può essere spesso posta anche nella versione più sguaiata: “Vorrei vedere te se tua figlia e tua sorella rimanessero incinta dopo uno stupro. Saresti ancora contrario all’aborto?”. La risposta è univoca. Dal momento che accettiamo come vere le premesse di questo capitolo, non c’è alcuna ragione per cui al male di una violenza sessuale di debba sommare il male di una sentenza di morte eseguita nei confronti di un innocente, il bimbo. Può essere comprensibile che la donna non voglia avere una relazione da madre con il frutto di uno stupro. Allora lo partorirà e lo lascerà in adozione, senza infliggergli una pena capitale ingiustificata. Il diritto a nascere è universale e il bambino che la donna porta nel grembo è portatore di diritti che non possono essere violati da terzi, primo tra tutti ovviamente il diritto alla vita.

Frequently Asked Question number 2: “Sei contro l’aborto anche se il nascituro è affetto da malformazioni o sindromi cromosomiche?”. La versione sguaiata della Faq è: “Vorrei vedere te se ti dicessero che tuo figlio è malformato, lo terresti a costo di costringerlo a una vita di sofferenze?”. Qui entriamo direttamente nella radice eugenetica di stampo nazista di ogni legge sull’aborto, che è stata concepita da regimi totalitari per la selezione della razza. In tempi più recenti società apparentemente democratiche e evolute, penso a nazioni come la Danimarca e l’Islanda, hanno realizzato politiche di analisi prenatale a tappeto volte a individuare nascituri con rischio di alterazioni cromosomiche e impedire che venissero al mondo. Sono stati sterminati gli albini così come i bambini con sindrome di Down grazie al Nipt, il Non Invasive Pregnancy Test, che tramite una goccia di sangue materno è in grado di individuare il grado di rischio di alterazione cromosomica del nascituro. In Danimarca negli ultimi cinque anni sono sfuggiti solo cinque bimbi Down, l’Islanda è riuscita a fare “meglio” azzerando completamente le nascite collegate alla sindrome di Down. Ecco, questa è l’eugenetica di stampo nazista. Questa è la selezione della razza. Questo è togliere dignità a qualsiasi disabile perché in pratica gli dici che sarebbe stato meglio che non fosse mai nato. Questo è privare il mondo della grandezza e della bellezza di un Hawkins o di un Petrucciani, stabilendo che la grave disabilità è una ragione per venire soppressi possibilmente alla nascita ammantando tutto questo di ipocrita benevolenza (“che senso ha mettere al mondo un sofferente?”) che maschera in realtà il più profondo degli egoismi: non vogliamo essere disturbati dalla diversità. Più la società si autoproclama “inclusiva”, più in realtà si trasforma nell’esatto opposto, vuole stare comoda solo con i propri simili e giustifica con questo l’ingiustificabile. Comunque, ammesso anche l’egoismo, non lo si può trasformare in egoismo omicidiario. La partoriente faccia nascere comunque il bambino affetto da qualsiasi sindrome, poi lo lasci adottare da una coppia che certamente saprà dargli quell’amore che ogni fragile induce e merita.

Frequently Asked Question number 3: “Sei contro l’aborto? Non abortire. Ma perché vuoi impedire ad altri il diritto di farlo?”. Qui siamo nel territorio dell’idiozia. Sei contro il furto? Non rubare. Ma perché vuoi impedire ad altri il diritto di farlo? Sei contro l’omicidio? Non uccidere. Ma perché vuoi impedire ad altri il diritto di farlo? Non credo di dover aggiungere molto altro sulla cretinaggine di chi usa questo tipo di argomento, smontabile in otto secondi.

Frequently Asked Question number 4: “Perché tu che sei credente vuoi imporre a tutta la società la tua opinione sull’aborto? Io non sono credente e voglio poter abortire liberamente”. La questione aborto non ha una radice religiosa, ma è un tema assolutamente civile. Lo dimostra il giuramento di Ippocrate, totalmente laico a afferente alla professione medica, peraltro antecedente di secoli alla nascita di Cristo. Lo stigma sociale contro l’aborto esiste da sempre perché depositato nel cuore dell’uomo, della sua natura, che trova insopportabile la soppressione dei figli, la strage di innocenti. Peraltro chi sta imponendo, assai poco laicamente, la propria visuale è oggi il mondo abortista che ha ottenuto normative omicidiarie sempre più semplificate.

Frequently Asked Question number 5: “Perché devo essere costretta a mettere al mondo un figlio se non ho le condizioni economiche per mantenerlo?”. Gli strumenti di supporto alle madri indigenti sono già attivi e la logica stessa della legge 194 è quella di aiutare la maternità, non di farla schiantare sul fallimento della scelta abortiva. Poi si può sempre fare meglio, ma i dati sono incontrovertibili: l’aborto incide nelle società opulente assai più che in quelle povere, perché è un atto egoistico e non legato alla povertà o alla ricchezza. Detto questo, bisogna battersi per dotare la società di strumenti sempre migliorativi di sostegno alla maternità, non battersi per la soppressione dei bambini, che ha come conseguenza finale l’estinzione della società stessa.

Questo prontuario di risposta alle FAQ degli abortisti esaurisce anche argomenti collaterali tipo “aborto causa incesto” (l’incidenza dell’aborto per stupro secondo i dati citati nel capitolo 2 è di uno su mille, quello causa incesto ancora più infinitesimale e la risposta comunque è la stessa). La verità finale è che non c’è alcuna ragione che giustifichi la soppressione della vita del nascituro se non l’immediato e verificato pericolo di vita per la madre se la gravidanza venisse portata avanti. Non si può obbligare nessuna a diventare santa, non si può imporre come dovere quello di essere Chiara Corbella Petrillo. Ma, comunque, anche quella è una opzione.

(5. Continua)

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13/11/2022
0412/2022
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