Società

di Tommaso Ciccotti

Il Vangelo non c’entra nulla con il femminismo

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Dio è queer e di conseguenza salverà il queer, perché le etichette limitano l’anima. È legittimo secondo la visione cattolica? Io credo di sì”. Parola di Michela Murgia. È uno dei passaggi “clou” - per modo di dire - della doppia-intervista pubblicata dal quotidiano La Repubblica alla scrittrice e alla fondatrice del Pd, Rosy Bindi. Tema: God Save the Queer. Catechismo femminista (Einaudi), l’ultima fatica letteraria dalla saggista e critica sarda, maître à penser della sinistra gauche caviar. Un dialogo, quello fra Murgia e Bindi, talmente politicamente corretto e intriso dei soliti cliché - nonché fintamente “ribelle” e anticonformista - da sconfinare nel grottesco. Ne abbiamo parlato con la giornalista cattolica e saggista, Costanza Miriano.

Nell’intervista a Murgia e Bindi, emergono tutta una serie di profonde contraddizioni. Come quando la scrittrice afferma che “Dio è queer e di conseguenza salverà il queer, perché le etichette limitano l’anima”. Prima afferma che le etichette sono limitanti, poi è lei la prima a darle. Ma ci sono molte inesattezze - per usare un eufemismo - dal punto di vista teologico. In generale, commenta Miriano, “mi sembra evidente che le categorie del Vangelo non c’entrino assolutamente niente con quelle del femminismo e con le rivendicazioni di classe e le etichette tipo queer. Gesù dice un sacco di volte e in tutti i modi che lui non è venuto a instaurare un ordine sociale diverso. È venuto a liberare l’uomo dal potere del peccato e della morte. Persino gli schiavi rimangono schiavi e San Paolo si raccomanda che lo siano nel modo migliore possibile. Capisco che queste siano categorie incomprensibile a chi non crede, e infatti io penso che chi parla di femminismo nel Vangelo non creda davvero nella risurrezione della carne, nell’inferno e in tutto ciò che la Chiesa ci annuncia”.

Come sottolinea la Miriano, la Genesi dice che Dio crea l’uomo “a sua immagine, maschio e femmina”. Non dice, sottolinea Miriano, “che l’essere immagine di Dio risieda, per esempio, nell’avere una coscienza, oppure l’intelligenza, o la capacità di linguaggio che ci distingue dagli animali. L’essere a immagine di Dio, dice la Bibbia, è nell’essere maschio e femmina”. Per questo la Chiesa, “nonostante i tentativi di chi la vuole usare politicamente” difenderà sempre “questa verità perché è la verità sull’uomo. Essere a immagine di Dio significa che noi ci completiamo solamente in relazione, come Dio che è Trinità”. Solo che finché siamo su questa terra, aggiunge, “la relazione alla quale siamo chiamati è quella sponsale, che nel caso del celibato si realizza in un altro tipo di sponsalità. Entrare in relazione con l’altro, uscire da sé, dare la vita”.

C’è poi il tema del linguaggio utilizzato da Murgia. Solo all’apparenza contemporaneo, fresco, innovativo. In realtà vecchio e vetusto. “Mi sembrano cose sentite tante volte, suonano molto anni ‘70” osserva la giornalista. “Ai ragazzi per esempio suscitano sbadigli, noia. Sono mamma di quattro circaventenni, e posso dire che sono avanti anni luce rispetto a simili rivendicazioni. Ma soprattutto, come dicevo, sono questioni noiose. Entrare in una relazione viva con Dio, con quello che ha creato l’universo, il lago Vittoria, l’Everest, e che dice di essere mio padre (quindi io sono di stirpe regale!), questa è una cosa che mi appassiona e mi interessa” osserva.

Un Dio, prosegue Miriano, “che risolve il problema ultimo che abbiamo tutti, la morte. Questa è una cosa che mi appassiona! Ma chi se ne importa del femminismo. Le donne oggi non sono in posizione subalterna, non sono vittime (ovviamente parlo in generale, poi purtroppo ci sono anche storie singole drammatiche). Ma oggi non c’è una questione femminile in Italia, né in Occidente direi”.

In generale, sembra esserci una vera e propria ossessione dei progressisti di voler far conciliare, forzatamente, le loro istanze con il cattolicesimo. Anche quando magari le due cose non possono evidentemente combaciare. Su questo, però, Costanza Miriano non è del tutto negativa e cede dei lati positivi. “Voglio adottare un pregiudizio positivo su questo. Secondo me in tanti, da destra e da sinistra, cercano di tirare la fede dalla loro parte perché in fondo intuiscono che qui c’è ‘roba buona’” sottolinea.

L’uomo, ogni uomo, rimarca, “ha nostalgia della verità, della bellezza, della grandezza. E la cerca come può. Auguro a chi cerca di diventare capace di trovare, di lasciarsi stupire da Dio, che è molto più grande e più bello delle nostre piccole battaglie”. Della serie, c’è speranza per tutti, anche per Michela Murgia e il suo vangelo femminista che femminista non è e non potrà mai esserlo.

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18/11/2022
0312/2022
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