Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Papa - L’Africa non va sfruttata ma promossa

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Il Pontefice ha incontrato, per i suoi 70 anni di vita, in Aula Paolo VI, la comunità missionaria di “Medici con l’Africa – Cuamm”, invitando a valorizzare il “capitale intellettuale” dei giovani del continente Ecco le sue parole.

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti tutti!

Sono contento di accogliervi. Ringrazio l’arcivescovo di Padova per le sue parole così coraggiose. Oggi formate la comunità missionaria di “Medici con l’Africa – CUAMM”.

Mi piace sottolineare il fatto che la vostra storia comincia quando, 70 anni fa nasce, proprio a Padova, un collegio per ospitare giovani studenti di medicina africani. Giovani africani. Già da qui si vede lo stile vostro: essere con l’Africa, prima ancora di essere per l’Africa. E questo è proprio l’atteggiamento buono, perché c’è nell’immaginario, nell’inconscio collettivo, quell’atteggiamento brutto: l’Africa va sfruttata. E contro questo c’è il vostro no: essere con l’Africa. Così, essere con l’Africa è essere per l’Africa. Da quella esperienza è partito un cammino di condivisione e di servizio che in questi 70 anni ha attraversato quasi tutto il continente africano per portare assistenza medica, sempre in un’ottica di sviluppo e prediligendo la formazione del personale locale. C’è un grande capitale intellettuale in Africa: dobbiamo aiutare a svilupparlo. Un mese fa, più o meno, ho avuto un incontro con studenti universitari di tutta l’Africa, via Zoom. Sono rimasto meravigliato della capacità intellettuale di questi giovani e di queste giovani. Per favore, che non si perdano; aiutiamoli a progredire, ad andare avanti perché l’Africa non va sfruttata, va promossa.

La vostra opera è un modo concreto di mettere in pratica una cosa che chiediamo ogni giorno nel “Padre nostro”. Noi domandiamo al Padre celeste: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. E questo “pane” è anche la salute. La salute è un bene primario, come il pane, come l’acqua, come la casa, come il lavoro. Voi vi impegnate perché non manchi il pane quotidiano a tanti fratelli e sorelle che oggi, nel XXI secolo, non hanno accesso a un’assistenza sanitaria normale, di base. È vergognoso: l’umanità non è capace di risolvere questo problema, ma è capace di portare avanti l’industria delle armi che distruggono tutto. Si spendono miliardi per le armi, si bruciano altre enormi risorse nell’industria dell’effimero e dell’evasione – l’“industria del trucco”, per esempio… Quando preghiamo “dacci oggi il nostro pane quotidiano”, dovremmo pensare bene a quello che diciamo, perché tanti, troppi uomini e donne, di questo pane, ricevono solo le briciole, o nemmeno quelle, semplicemente perché sono nati in certi luoghi del mondo. Penso a tante mamme, che non possono avere un parto sicuro e a volte perdono la vita; o a tanti bambini, che si spengono già nella prima infanzia.

La vostra presenza qui oggi porta il mio cuore vicino a Paesi che mi sono particolarmente cari, come la Repubblica Centrafricana, dove sono stato nel 2015 per aprire la Porta Santa, a Bangui; e il Sud Sudan dove, a Dio piacendo mi recherò all’inizio del prossimo anno. Sono paesi poverissimi e fragili, che il mondo considera importanti solo per le risorse da sfruttare e che invece il Signore considera suoi prediletti, nei quali vi manda ad essere buoni samaritani, testimoni del suo Vangelo. Non abbiate timore ad affrontare sfide difficili, a intervenire in luoghi remoti e segnati dalla violenza, dove le popolazioni non hanno la possibilità di curarsi. Siate con loro! Dovessero occorrere anni di fatiche, dovessero susseguirsi delusioni e fallimenti per ottenere dei risultati, non scoraggiatevi. Perseverate con il servizio ostinato e il dialogo aperto a tutti come strumenti per la pace e il superamento dei conflitti.

Un altro aspetto bello e importante del vostro essere con l’Africa è la collaborazione con le Chiese locali e con le istituzioni dei Paesi in cui operate, sempre in un’ottica di condivisione e di promozione delle popolazioni africane. Contro lo sfruttamento, la promozione. Vi incoraggio anche a continuare a lavorare insieme con le congregazioni religiose missionarie, impegnate generosamente nel settore sanitario in Africa. Lavorare insieme unendo le forze, mettendo a disposizione la vostra esperienza e competenza, sostenendo l’innovazione sociale ispirata dal Vangelo, esplorando anche nuove forme di finanziamento dei servizi sanitari rivolti ai più poveri.

La pandemia del Covid, la guerra e la grave crisi internazionale stanno mettendo tutti a dura prova. Così anche le condizioni di siccità: ho seguito in Kenya i disastri dovuti alla siccità… E se è difficile per il mondo sviluppato, lo è ancora di più per l’Africa, dove le conseguenze sono drammatiche, perché le popolazioni sono già molto povere e mancano sistemi di protezione sociale. L’Africa sta tornando indietro e la povertà si sta aggravando. I prezzi delle derrate alimentari stanno salendo ovunque portando fame e malnutrizione; i trasporti sanitari sono bloccati per il costo eccessivo del carburante; i farmaci e il materiale sanitario scarseggiano ovunque. È una “guerra” nascosta, che nessuno racconta e sembra non esistere e impatta invece in modo durissimo, specie sui più poveri. Il Signore vi aiuti ad attraversare con coraggio questa “notte”, con il cuore rivolto all’aurora, che illuminerà quei piccoli germogli di speranza che già intravediamo e di cui voi stessi siete testimoni. Vi ringrazio perché vi fate voce di ciò che sta vivendo l’Africa; perché portate a galla le sofferenze nascoste e silenziose dei poveri che incontrate nel vostro impegno quotidiano. E vi esorto a continuare a dare voce all’Africa, a darle spazio perché possa esprimersi: l’Africa ha voce, ma non si sente; voi dovete aprire possibilità perché si senta la voce dell’Africa; continuare a dare voce a quello che non si vede, alle sue fatiche e alle sue speranze, per smuovere la coscienza di un mondo a volte concentrato troppo su sé stesso e poco sull’altro. Il Signore ascolta il grido del suo popolo oppresso e ci chiede di essere artigiani di un nuovo futuro, umili e tenaci, con i più poveri.

Infine, vi invito ad avere un’attenzione speciale per i giovani: a favorire in ogni modo, nelle vostre attività, l’inserimento lavorativo della gioventù locale, così desiderosa di vivere il proprio futuro da protagonista soprattutto nei Paesi di origine. Io vi dico che sono rimasto commosso di questo incontro via Zoom che ho avuto, di più di un’ora e mezza, con i giovani africani: la loro intelligenza, le loro inquietudini… Aiutateli ad andare avanti: sono un tesoro, sono intelligentissimi, ma che non sentano che i loro progetti non possono andare avanti a causa delle condizioni geografiche, sociali, economiche, o tante volte culturali che li bloccano. Le nuove generazioni possono creare nuovi ponti tra l’Italia e l’Africa. E queste accade quando i giovani si incontrano, si confrontano e si aprono al mondo senza paure e senza pregiudizi. In questa avventura voi potete coinvolgere le università, in modo tale che i percorsi di formazione, ricerca e innovazione, previsti per i giovani italiani, siano rivolti anche alla gioventù africana. È in questo scambio che si costruiscono dirigenti capaci di guidare processi di sviluppo umano integrale.

Io vorrei concludere con una fotografia, con un’immagine. Quando ero in visita a Bangui, ho avuto l’opportunità di trovare – per caso – una suorina che da più di cinquant’anni stava in Africa, nella Repubblica Democratica del Congo. Era venuta a Bangui in canoa per fare la spesa. Era un’ostetrica, aveva alle spalle più di duemila parti: era la mamma lì! Quella donna per cinquant’anni aveva fatto l’ostetrica. Era semplice e portava con sé una ragazzina di quattro-cinque anni, che le diceva: “mamma”. E io, per scherzare, che cosa ho detto? “Questa è una novizia della tua Congregazione?”. E lei: “No, no: è mia figlia”. Io la guardai, non capivo. E mi ha detto: “Senti, nel parto è morta la mamma, il papà se n’è andato, ha abbandonato tutti. Era sola e io l’ho adottata legalmente”. Coraggiosa la suora, eh? Si faceva carico di lei. E ancora vive lì, nella Repubblica Democratica del Congo, e ancora con la canoa ogni sabato va a fare la spesa a Bangui e ritorna; e ancora continua a fare l’ostetrica. Una vita nascosta per dare la vita. Voglio lasciarvi soltanto questa fotografia. Pensiamo a tanti e a tante che, come questa suora, hanno speso la vita in Africa per aiutare gli africani a crescere. Andate avanti, siate coraggiosi con questi pionieri che abbiamo davanti a noi!

Vi ringrazio tanto per questo incontro e per quello che fate. La Madonna vi accompagni sempre nel vostro cammino e nel vostro lavoro. Anch’io vi sono vicino con la preghiera. Di cuore benedico voi qui presenti, l’intera famiglia del CUAMM e tutte le persone di cui vi prendete cura. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie.

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21/11/2022
0412/2022
S.Giovanni Damasceno

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