Chiesa

di Tommaso Ciccotti

In un libro gli interventi del Papa sulla gioia

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“La gioia di un credente non è ingenuità o incapacità di vedere i problemi della storia”. Monsignor Dario Edoardo Viganò, vice cancelliere della Pontificia accademia delle scienze e delle scienze sociali, illustra così il libro intitolato ‘La gioia’ per il quale ha firmato l’introduzione. Un testo voluto dal Papa, che raccoglie i suoi interventi su questo tema - tratti da encicliche, omelie, discorsi e messaggi - con l’obiettivo di consegnare al lettore l’occasione per intraprendere un proprio cammino personale. “Non è un libro che si legge dalla prima all’ultima pagina, ma può essere letto in maniera disordinata”, spiega Viganò. Infatti – prosegue – si tratta di testi che, soprattutto in questo momento di parole gridate, notizie terribili e morti, permettono di allargare il cuore, sollevare lo sguardo e riappropriarsi dell’esperienza di credenti.

“La Chiesa è un’esperienza di popolo che vive la gioia”, chiarisce il religioso, invitando a riflettere sull’esperienza delle Nozze di Cana. Il racconto del primo miracolo di Gesù ha al centro il matrimonio, in cui però manca un elemento importante, ovvero il vino che è segno di gioia. “Le giare per la purificazione sono vuote”, sottolinea il sacerdote. E questo è il simbolo di un rapporto d’amore ormai consumato tra Dio e il suo popolo. Nemmeno la legge e la purificazione riescono a restituire la passione di quella relazione. “Questo è il motivo per cui Gesù non è presente, ma viene invitato”, prosegue. “È infatti Cristo a portare il vino nuovo, sancendo così una nuova alleanza, eterna, ultima e definitiva”. Un’alleanza che nasce su questo primo grande miracolo del vino e cioè della gioia. Ecco perché per don Dario “la Chiesa è un popolo di uomini e donne che non vivono sotto la Legge, ma che vivono nella gioia di essere figli e figlie di Dio”. Il dono del battesimo ci permette di ricevere la vita di Dio, diventando così figli nel suo figlio Gesù. E questo ci rende capaci di vivere le relazioni, nel rapporto con il mondo o con il creato, nel modo del Signore. “La priorità – afferma Viganò – non è dunque l’Io, ma soprattutto l’altro, così com’è per Dio, la cui priorità è sempre stata il figlio”. A differenza di quanto avviene con il ladrone crocifisso sul Calvario, che in quell’occasione dice a Gesù: ‘Se sei davvero il Figlio di Dio, salva te stesso, e poi salva anche me’. “Se non si vive la figliolanza in Dio – prosegue Viganò – le relazioni saranno solamente strumentali e funzionali, mentre in questo modo vivere la gioia significa sentire l’urgenza di vivere al modo di Dio” .

Per favorire la lettura il volume è stato diviso in tre aree tematiche, o meglio, in “tre percorsi di approccio alla gioia”, che si delineano a partire da tre verbi: ‘essere’, ovvero l’individuazione della gioia intesa come atteggiamento personale e spirituale; ‘condividere’, che è la gioia nell’impegno e nell’amicizia sociale; ‘testimoniare’, cioè la gioia di vivere al modo di Dio. “Leggere questo libro – evidenzia Viganò – è come camminare sulle pagine, allo stesso modo dei discepoli di Emmaus”. In questo passo del Vangelo, i discepoli riconoscono Gesù solamente allo spezzare del pane, ma si domandano: ‘Non arriva forse al nostro cuore mentre dialoga con noi?’. “Lo Spirito Santo - conclude - predispone l’uomo e la donna a riconoscere il Signore nel gesto della condivisione del pane, ma lavora prima, anche mentre camminiamo con una persona che è sconosciuta”.

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24/11/2022
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