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di Roberto Signori

NIGERIA - A sei mesi dalla strage nella chiesa San Francesco Saverio di Owo

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A oltre sei mesi dal massacro del 5 giugno nella chiesa San Francesco Saverio di Owo nello Stato di Ondo i nigeriani attendono un processo venga istruito nei confronti delle persone arrestate con l’accusa di essere implicate nella strage (che ha provocato la morte di 40 persone e il ferimento di 80 persone).

Il 9 agosto l’esercito nigeriano aveva annunciato l’arresto di quattro persone accusate della strage nella chiesa cattolica. L’annuncio era stato dato ai media dal Capo di stato maggiore della difesa nigeriano, il generale Lucky Irabor secondo il quale gli arresti erano stati effettuati il 1° agosto. Altre 2 persone erano state arrestate qualche giorno dopo.

“Generale Irabor, la Nigeria sta ancora aspettando” ha affermato Mons. Felix Femi Ajakaye, Vescovo di Ekiti, diocesi vicina a quella di Ondo, in una dichiarazione nella quale si chiede un aggiornamento sulle indagini e sull’avanzamento del procedimento giudiziario nei confronti degli accusati. ““Più che mai le persone che sono state arrestate devono essere mandate a processo ora” ha sottolineato.

Gli arrestati sono presunti membri dell’autoproclamata Provincia dell’Africa Occidentale dello Stato Islamico (ISWAP), anche se nell’immediatezza del fatto si erano levati dubbi sull’attribuzione al gruppo jihadista, che fino a quel momento non aveva assalito uno Stato, come quello di Ondo, così a sud rispetto ai suoi “santuari” nel nord-est della Nigeria, pur avendo già compiuto azioni nel confinante Stato di Kogi.
Il massacro nella chiesa di San Francesco Saverio di Owo non è comunque un evento accaduto senza un preavviso, come affermato in un’intervista al quotidiano Vanguard da Akogun Adetunji Adeleye, comandante della forza locale di sicurezza, Amotekun, secondo il quale la strage “è un grave motivo di imbarazzo per l’intera architettura di sicurezza, soprattutto perché abbiamo messo tutto in atto per prevenire quel particolare incidente”. Adeleye afferma che “l’Amotekun Corps aveva ricevuto un rapporto d’intelligente secondo cui era probabile che si verificasse un simile attacco. Ho incontrato personalmente il comandante della 32a brigata di artiglieria dell’esercito della Nigeria, ad Akure, e siamo andati in pattuglia congiunta in tutte le aree e abbiamo pattugliato la cittadina di Owo e la foresta circostante per sette giorni. Ci siamo ritirati sabato e domenica mattina è successo l’incidente”. Secondo Adeleye non vi sono state complicità tra le forze di sicurezza e gli attaccanti, semplicemente questi ultimi “ci tenevano sotto sorveglianza e hanno agito appena ci siamo ritirati”.

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16/12/2022
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