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di Nathan Algren

COLOMBIA - Ancora un anno segnato dalla violenza

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“Incoraggiamo, con immensa speranza, la volontà del governo nazionale e dell’ELN di avviare gli aiuti umanitari nel nostro territorio, che ci porteranno sostegno e incoraggiamento per continuare la lotta per la pace. Facciamo appello all’ELN, alle Audifensas Gaitanistas de Colombia, alle Fuerzas Revoluzionarias Mexicanas e alle Fuerzas Armadas RPS-Cartel del Norte, per un cessate il fuoco unilaterale per celebrare il Natale nella pace e manifestare la loro volontà di volersi impegnare per la pace con gesti concreti”. L’appello, contenuto in una dichiarazione intitolata “Non un morto in più”, viene lanciato dal Vescovo di Istmina-Tadò, Monsignor Mario Alvarez Gomez, “a nome della Chiesa cattolica nel Chocó”.

“Un chiaro segno di una sincera volontà di pace – prosegue l’appello - deve manifestarsi nel rispetto della vita, nella cessazione delle estorsioni, nella scomparsa delle frontiere e delle barriere invisibili, nel reclutamento e nella strumentalizzazione di bambini, adolescenti e giovani”. Quindi si invitano gli ex combattenti delle FARC e i tre poteri dello Stato colombiano, a essere fedeli alla realizzazione degli accordi di pace firmati, e a non tradire i sogni delle vittime di ottenere Verità, Giustizia, Riparazione e Garanzia che non si ripetano.
La popolazione di Choco viene incoraggiata a continuare a contribuire insieme alla costruzione di un nuovo Dipartimento, “tenendo conto del rispetto delle differenze, della salvaguardia dei valori, dell’equità, della riconciliazione, del perdono e della pace, in modo che tutti possiamo vivere con dignità nei nostri territori”.
Il Vescovo di Ismina-Tadó presenta l’appello insieme ad una una breve panoramica delle sofferenze della popolazione del Chocó, avvicinandosi la conclusione dell’anno 2022, durante il quale è stato registrato uno dei numeri più elevati di assassini nella storia del Dipartimento: finora 180. Inoltre i disastri naturali sono costati la vita a 34 persone, per la maggioranza oriundi della provincia di San Juan; un gigantesco incendio ha divorato le abitazioni di 44 famiglie di un quartiere popolare della capitale dipartimentale, lasciandole nella assoluta povertà; 4 persone della stessa famiglia sono morte sepolte da una frana.
Come se tutto questo non bastasse, prosegue il rapporto, i gruppi armati hanno imposto ogni tipo di controllo alla vita degli abitanti del Chocó, mentre il governo locale, dipartimentale e nazionale ancora esita ad affrontare le radici autentiche dei problemi di questa zona: la storica indifferenza del governo nazionale, la mancanza di politiche pubbliche, la corruzione, la carenza di mezzi e opportunità utili a trasformare le immense risorse naturali in benessere per tutti.
Il dipartimento colombiano di Chocò, con capoluogo la città di Quibdó, si trova nella zona nord occidentale del paese, ed è l’unico ad affacciarsi sui due oceani. Qui si vive da tempo una complessa e sempre più grave crisi umanitaria insieme a ripetute violazioni dei diritti umani, che colpiscono con forza la popolazione civile. In una lettera-appello consegnata a Papa Francesco nel giugno scorso (vedi Fides 6/6/2022), si sottolineava che il 64% degli abitanti vive nella povertà, che affonda le sue radici nell’abbandono da parte dello Stato, nelle azioni criminali dei gruppi armati, nella debole attuazione dell’Accordo di Pace e negli interessi di vari gruppi economici. “Il Pacifico colombiano, come altre regioni del paese, è diventato una scena di guerra e illegalità che distrugge la vita di persone e comunità”.
Le missioni umanitarie svolte dalla Chiesa, dalla società civile e da rappresentanti della comunità internazionale, hanno evidenziato la crisi umanitaria, ambientale, economica e sociale che le comunità devono affrontare, che si manifesta nello sfollamento forzato, nei morti e nei mutilati dalle mine antipersona, nel reclutamento di minori, nelle minacce a leader e comunità, negli omicidi, nelle estorsioni e in altri crimini. La violenza nella città di Quibdò ha causato più di mille morti tra i giovani negli ultimi dieci anni, e l’alto numero di suicidi tra i giovani, soprattutto nelle comunità indigene, riflette la disperazione e il terrore che si vivono nella regione.

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20/12/2022
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