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di Nathan Algren

Libano: la sfida delle scuole cattoliche

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Per le scuole cattoliche libanesi, l’emergenza educativa resta attuale ed è legata alla crisi politica e istituzionale del Paese, senza presidente della Repubblica e con un esecutivo ad interim. Un governo con poteri ridotti, incapace di affrontare i molteplici fattori di crisi e le troppe ingerenze esterne. A raccontarlo è il segretario generale degli istituti p. Youssef Nasr, che ricopre anche l’incarico di coordinatore di tutte le scuole private e ben conosce la realtà educativa. “In questi mesi - spiega - il numero degli studenti nel privato è aumentato, perché vi è sfiducia nella scuola pubblica. A dispetto della crisi e di risorse limitate”, aggiunge, i genitori cercano di investire nell’istruzione dei figli “tanto che oggi sono oltre 200mila gli alunni” in 330 istituti cattolici di vari ordini e grado sul territorio.

La crisi economica, politica e istituzionale libanese mette sempre più a rischio il sistema educativo e la rete centenaria delle scuole cattoliche, che oltre a fornire un eccellente livello di istruzione sono luogo privilegiato di incontro fra giovani cristiani e musulmani. Dai costi di gestione agli stipendi degli insegnanti, l’aumento dei prezzi legato all’inflazione e la perdita di potere della lira stanno prosciugando le casse delle scuole. Con la pandemia di Covid-19, le chiusure e la didattica a distanza si è registrato per la prima volta anche il fenomeno dell’abbandono scolastico.

La crisi libanese, sottolinea padre Nasr, ha “due facce: politica ed economica” ed è dovuta al fatto che le diverse fazioni, i cristiani come i musulmani, sono “su posizioni molto diverse fra loro”. “L’intero sistema - avverte - non funziona perché non vengono prese decisioni, anche le trattative con il Fondo monetario internazionale sono bloccate, mentre noi abbiamo bisogno di interventi per avviare un risanamento”. A oggi “è impossibile” sapere quanto ci vorrà per eleggere un capo dello Stato, che è “la chiave” dei problemi, “ma questa chiave non è in possesso dei libanesi. Noi dobbiamo fare qualcosa, anche se le decisioni vengono prese all’estero”.

Intanto l’anno scolastico è cominciato da tre mesi e per ora le lezioni si svolgono in maniera regolare. Questo, almeno, nelle scuole cattoliche (e private), perché nel pubblico gli insegnanti hanno indetto uno sciopero per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi, almeno per quanto concerne la parte in dollari. “Noi stiamo svolgendo regolarmente le lezioni - racconta il segretario generale - ma non sappiamo fino a quando lo potremo fare. Abbiamo due sfide: i costi operativi in dollari e gli stipendi dei professori, mentre i costi del riscaldamento si fanno sempre più ingenti. Vi è minaccia reale - prosegue - di chiudere o di uno sciopero del personale docente anche nel privato, perché lo stipendio degli insegnanti non è sufficiente per una vita dignitosa”. E lo stesse criticità, dal lato delle famiglie, emergono nel versare la retta scolastica: “Una parte - sottolinea - è in lire libanesi e l’altra in dollari, e non tutti riescono a corrispondere quella in dollari”.

Da tempo le scuole ricevono finanziamenti in valuta locale, ma non in dollari, bloccati nelle banche. Il timore, spiega p. Youssef Nasr, è che “il sistema possa crollare”, per questo “cerchiamo aiuti dalle ong fino alle associazioni internazionali” perché contribuiscano a raccogliere le somme necessarie per stipendi dei professori e acquisto di carburante. “Un circolo vizioso - aggiunge - che lega l’emergenza educativa alla crisi economica e politica, con gravi conseguenze” per i giovani.

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23/12/2022
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