Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Papa - Gesù è la via della pace

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Se vogliamo che sia Natale, il Natale di Gesù e della pace, guardiamo a Betlemme e fissiamo lo sguardo sul volto del Bambino che è nato per noi. E in quel piccolo viso innocente, riconosciamo quello dei bambini che in ogni parte del mondo anelano alla pace”. È l’invito che papa Francesco affida al mondo nel suo messaggio urbi et orbi di questo Natale 2022, drammaticamente segnato dalle ferite di quella che insiste nel definire senza pudori la “terza guerra mondiale”.

Come accade ogni anno il pontefice si è affacciato a mezzogiorno dalla loggia centrale della basilica di San Pietro per la benedizione natalizia, accompagnata quest’anno dalla preghiera mariana dell’Angelus. Ha rivolto il suoi augurio ai popoli di tutto il mondo: “Il Signore Gesù, nato dalla Vergine Maria porti a tutti voi l’amore di Dio, sorgente di fiducia e di speranza; e porti insieme il dono della pace, che gli angeli annunciarono ai pastori di Betlemme”.

“Lasciamoci avvolgere dalla luce - continua il papa - e andiamo a vedere il segno che Dio ci ha dato. Vinciamo il torpore del sonno spirituale e le false immagini della festa che fanno dimenticare chi è il festeggiato. Usciamo dal frastuono che anestetizza il cuore e ci induce a preparare addobbi e regali più che a contemplare l’Avvenimento: il Figlio di Dio nato per noi”.

In questo tempo in cui “venti di guerra continuano a soffiare gelidi sull’umanità”, FRancesco chiede di fermarsi a riascoltare “il primo vagito del Principe della pace”. Perché - ricorda citando san Leone Magno – “il Natale del Signore è il Natale della pace”. La parola più invocata oggi, trova in Gesù Cristo la sua via, perché “Egli, con la sua incarnazione, passione, morte e risurrezione, ha aperto il passaggio da un mondo chiuso, oppresso dalle tenebre dell’inimicizia e della guerra, a un mondo aperto, libero di vivere nella fraternità e nella pace”.

Natale è seguire questa strada. Ma per farlo occorre anche oggi liberarsi di quei “pesi” che impedirono al re Erode di riconoscere e accogliere la nascita di Gesù: “l’attaccamento al potere e al denaro, la superbia, l’ipocrisia, la menzogna”. Pesi che drammaticamente ancora oggi “escludono dalla grazia del Natale e chiudono l’accesso alla via della pace” in troppe parti del mondo.

“Il nostro sguardo - esorta Francesco - si riempia dei volti dei fratelli e delle sorelle ucraini, che vivono questo Natale al buio, al freddo o lontano dalle proprie case, a causa della distruzione causata da dieci mesi di guerra. Il Signore ci renda pronti a gesti concreti di solidarietà per aiutare quanti stanno soffrendo, e illumini le menti di chi ha il potere di far tacere le armi e porre fine subito a questa guerra insensata”. Ma in questo giorno di Natale, le notizie che arrivano dal fronte indicano drammaticamente un’altra strada. ”Purtroppo - commenta il papa con amarezza - si preferisce ascoltare altre ragioni, dettate dalle logiche del mondo. Ma la voce del Bambino, chi l’ascolta?”.

Non succede solo nel cuore dell’Europa: il nostro tempo sta vivendo “una grave carestia di pace anche in altre regioni”. La Siria “martoriata da un conflitto che è passato in secondo piano ma non è finito” - elenca Francesco -. La Terra Santa, dove nei mesi scorsi sono tornati ad aumentare i morti e feriti negli scontri. “Imploriamo il Signore – commenta il papa - perché là, nella terra che lo ha visto nascere, riprendano il dialogo e la ricerca della fiducia reciproca tra israeliani e palestinesi”. Ma lo sguardo sul Medio Oriente si sofferma anche sul Libano, “perché possa finalmente risollevarsi, con il sostegno della Comunità internazionale e con la forza della fratellanza e della solidarietà”.

E poi la regione del Sahel, “dove la pacifica convivenza tra popoli e tradizioni è sconvolta da scontri e violenze”; lo Yemen ancora in cerca di “una tregua duratura”. E poi il Myanmar, sconvolto da due anni ormai dalla guerra civile, e l’Iran della durissima repressione delle proteste seguita alla morte di Mahsa Amini. Li cita insieme, papa Francesco, auspicando che “cessi ogni spargimento di sangue”. Senza dimenticare il continente americano, scosso tensioni politiche e sociali che interessano vari Paesi: “Penso in particolare alla popolazione haitiana - aggiunge il pontefice - che sta soffrendo da tanto tempo”.

Guerre che come sempre si intrecciano alla piaga della fame, che colpisce soprattutto i bambini “mentre ogni giorno grandi quantità di alimenti vengono sprecate e si spendono risorse per le armi”. Tra le regioni più colpite dalla carestia cita l’Afghanistan e i Paesi del Corno d’Africa. Denuncia l’uso del cibo come arma: “impegniamoci tutti, per primi quanti hanno responsabilità politiche, perché il cibo sia solo strumento di pace”. Ma invita anche a non dimenticare quelle famiglie che “in questo tempo di crisi economica, fanno fatica a causa della disoccupazione e mancano del necessario per vivere”; i tanti “profughi e rifugiati che bussano alle nostre porte in cerca di conforto, calore e cibo”; “gli emarginati, le persone sole, gli orfani e gli anziani che rischiano di finire scartati, i carcerati che guardiamo solo per i loro errori e non come esseri umani”.

Conclude citando le parole sul Natale di un altro padre della Chiesa, san Gregorio Nazianzeno: “Colui che è fonte di ogni bene si fa povero e chiede in elemosina la nostra povera umanità. Lasciamoci commuovere dall’amore di Dio, e seguiamo Gesù, che si è spogliato della sua gloria per farci partecipi della sua pienezza”.

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

27/12/2022
0106/2023
San Giustino

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Tag associati

Articoli correlati

Società

Senza bambini non si cresce

Il vescovo Negri dice che sei milioni di aborti hanno contribuito alla crisi del Paese e ha ragione

Leggi tutto

Chiesa

Sacerdoti oggi

Vi sembrerà impossibile, lo so. Anche a me oggi, a 45 anni, fa ancora lo stesso effetto. A volte mi sveglio di notte da incubi spaventosi e mi domando: ma è stato tutto vero o me lo sono inventato io? Durante l’esperienza del liceo e poi dell’università ci ho provato a staccarmi. Per fortuna allora non esistevano i cellulari. Ma vi posso assicurare che la sua presenza era totalizzante anche a distanza. Non esagero se vi dico che ci sono state settimane e mesi nelle quali mi arrivano non meno di trenta telefonate al giorno tutte sue. Ero suo e non era immaginabile che io prendessi il volo per sempre. Mi controllava. Durante la fase della tesi di laurea ho iniziato a soffrire di attacchi di panico. Quest’anno festeggio i 22 anni di convivenza con questa brutta bestia che ti schianta il cuore e il fisico. La vita è sempre stata una vista passata a scappare. A fare non-scelte. Compresa quella di entrare in seminario dopo la laurea in filosofia. E ne ero convinto in un certo senso, ero convinto di avere la vocazione. In realtà non era così: scappavo ancora una volta dal mostro. A venticinque anni che cosa potevo fare nella vita? Non ero capace di fare niente. E allora perché non entrare in seminario? Il prete sapevo farlo, figuriamoci, con tutta l’esperienza di anni e anni passata a fare ogni cosa in parrocchia ed in oratorio! E poi, forse, se fossi diventato prete avrei finalmente avuto la scusa giusta per allontanarmi dal mostro. Il Vescovo mi avrebbe spedito a chilometri di distanza dal prete-mostro e allora la mia prigione sarebbe finita. In seminario ci sono restato 9 mesi. Il periodo più importante e decisivo per la mia vita. Decisivo per affrontare di petto per la prima volta chi ero davvero e che cosa volevo davvero diventare.

Leggi tutto

Chiesa

Beatificazione di padre Tiburcio Arnaiz Munoz

Tiburcio Arnaiz Muñoz nacque a Valladolid, in Spagna, l’11 agosto 1865. I suoi genitori, Ezequiel e Romualda, di professione tessitori, lo portarono al fonte battesimale della parrocchia di Sant’Andrea due giorni dopo la nascita, nel giorno in cui si ricorda appunto san Tiburzio. Ad appena cinque anni, rimase orfano di padre. Sua madre, allora, cercò in ogni modo di mantenere sia lui che l’altra figlia, Gregoria, che aveva sette anni in più. Anni dopo, lui raccontò che da piccolo, una notte, ebbe un incubo: sognò di cadere all’inferno. Impaurito, chiamò sua madre, ma lei non lo sentì. Sempre più terrorizzato, invocò la Madonna Addolorata, che gli apparve dicendo: «Non cadi all’inferno né mai vi cadrai» e lo coprì col suo manto.

Leggi tutto

Chiesa

Ecce Quaresima

La parola “Quaresima” deriva dal termine anglosassone “Lencten”, che significa primavera. Nella maggior parte delle lingue romanze, slave e celtiche viene tuttavia usato un derivato della parola latina
“quadragesima”, che si riferisce al “40°” giorno prima della Pasqua.

Leggi tutto

Chiesa

Al via a Budapest il Congresso Eucaristico Internazionale

Con la Messa del cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, si è aperto il congresso eucaristico internazionale, l’evento che chiama tutta la Chiesa a riflettere sul tema: “Sono in Te tutte le mie sorgenti”.

Leggi tutto

Chiesa

Papa Francesco: rafforzare la logica della solidarietà”

Nel messaggio inviato al direttore generale della Fao, Qu Dongyu, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione di domani, Papa Francesco afferma che “sconfiggere la fame una volta per tutte” è “una delle sfide più grandi dell’umanità” ed è “una meta ambiziosa”

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2023 La Croce Quotidiano