Politica

di Roberto Signori

Sangiuliano: “Abuso termini anglofoni è snobismo molto radical chic”

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C’è stato un tempo in cui in Italia non si doveva dire “bar” ma “mescita”, “acquavite” invece di “whisky”, non “cocktail” ma “bevanda arlecchina”. E oggi c’è il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, giornalista, napoletano, scrittore, che, in un’intervista al quotidiano Il Messaggero sull’idea lanciata dal giornale romano, e che è diventata anche oggetto di una proposta di legge, di inserire l’Italiano nella Costituzione, ha dichiarato come “un certo abuso dei termini anglofoni appartenga a un certo snobismo, molto radical chic, che spesso nasce dalla scarsa consapevolezza del valore globale della cultura italiana”.

“Valorizzare e promuovere la nostra lingua non significa ignorare il mondo che ci circonda. Non significa, cioè, in alcun modo che in un mondo globalizzato non si debbano studiare e apprendere bene altre lingue, a cominciare da quella inglese, come diceva Tullio De Mauro il multilinguismo ci aiuta a gestire la complessità del presente”. Il ministro ha riconosciuto come “la consacrazione della lingua nazionale è in molte Costituzioni, di gran parte dei Paesi non solo europei” come la lingua sia “l’anima della nostra nazione, il tratto distintivo della sua identità. Il secolo scorso insigni studiosi del calibro di Croce, Gentile, Volpe hanno a lungo argomentato sulla circostanza che l’Italia sia nata molto prima della sua consacrazione statutaria e unitaria. L’Italia nasce attorno a quella che fu definita la lingua di Dante”.

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30/12/2022
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