Politica

di Gabriele Alfredo Amadei

Finirà la guerra in Ucraina?

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Finirà questa guerra? Sicuramente si, ovviamente, ma il problema è come potrebbe finire un

conflitto di questo genere.

Già le modalità con cui si sono svolte, finora, le operazioni militari, hanno posto una miriade di

considerazioni.

Si potrebbe dire, ma è scontato, che l’arma principale è la comunicazione, soprattutto nel fronte

occidentale, dove ogni accenno, riferimento, perplessità e contestazioni, passa tramite il maglio

della uniformità del pensiero che deve essere completamente e uniformemente livellato alle ragioni

del patto atlantico.

E’ vero che una aggressione militare di uno stato sovrano non può essere in alcun modo giustificato,

ma è anche vero che non è possibile esprimere nessuna remora su quanto, nel passato, possa essere

individuata come concausa a tale evento.

Nulla è stato fatto a fronte di numerosi tentativi da parte della Russia di risolvere la situazione delle

popolazioni russofone nel Donbass, con i trattati Minsk 1 e 2 mai attuati; con il maldestro tentativo

della Merkel e di Macron di creare un tavolo di discussione fra Putin e Zelensky, e soprattutto con il

silenzio assordante dell’Europa che, apparentemente, non si è accorta di quanto gli stava

succedendo nella schiena. Se tale situazione, sfociata con un conflitto armato, si sarebbe potuta

prevenire o quanto meno attenuare, non lo sapremo mai, ma sicuramente questa catastrofe dovrebbe

pesare sulla coscienza di molte persone.

Intanto lo sviluppo della guerra ha molti aspetti che sarebbe interessante sviluppare e approfondire.

Prima, già accennato, la propaganda massiccia della stampa occidentale che si è schierata senza se e

senza ma ad appoggiare la politica (forse un po’ avventata?) di Zelensky, al punto di farci digerire

una partecipazione al conflitto (non è una azione della Nato e nessuno ce lo avrebbe potuto

imporre), mandando a quel paese l’articolo 11 della nostra magnifica (e inattuata) Costituzione che

rifiuterebbe ogni tipo di guerra.

Altra considerazione è la dimostrazione di quanto, nonostante le ingenti risorse impiegate, la

situazione al momento attuale, non pare si possa evolvere verso una soluzione a breve tempo. E’

stata una sorpresa per il mondo occidentale, di quanta energia e riserve abbia dimostrato di

possedere la Russia. Dopo i primi due mesi di conflitto, le varie “intelligences” avevano decretato il

vicino collasso militare della Russia. Dopo quasi un anno di bombardamenti, la Russia continua a

macinare bombe, siluri, granate senza dar segni di stanchezza.

Sconfortati, gli Americani e la Nato (dalle parole di Stoltenberg) hanno ammesso che ormai le

scorte di aiuti militari dei membri dell’organizzazione disponibili stavano arrivando ad un punto

critico, con l’invito esplicito di incrementarne la produzione. Considerando che nei momenti più

intensi del conflitto l’Ucraina ha utilizzato più di 20 mila proiettili al giorno, a cui i Russi hanno

risposto con 60-80 mila bombe e missili: la situazione non è rosea per gli ucraini.

Perfino gli USA sembrano in affanno, se si pensa che la maggior parte delle potenze militari

occidentali hanno attualmente una capacità di produzione di bombe e missili per un massimo di 20

mila pezzi al mese: in pratica uno-due giorni di fuoco in Ucraina! E gli Usa spendono 20 (venti!)

volte quanto spendano i russi per gli armamenti.

Dal punto di vista strettamente militare questa guerra è un tremendo banco di prova degli

armamenti dell’ultima generazione (come recentemente affermato dalla CNN). Esaurite

rapidamente le riserve del materiale bellico originale russo, agli ucraini non è rimasto altro che

chiedere armi all’occidente e questo ha comportato due problemi: la necessità di un lungo periodo

di addestramento sui nuovi sistemi (con standard completamente diversi da quelli sovietici), spesso

altamente sofisticati e complessi da utilizzare; necessità di adeguamento su nuovi schemi di

belligeranza, e nuove strategie militari. Condizioni non facili da implementare in poco tempo e

soprattutto con un dispendio enorme di energie, sia da parte ucraina che occidentale. Un altro grave

fattore imprevisto è stata la parziale inadeguatezza delle attrezzature militari occidentali. Gli USA e

la NATO, dalla fine della II GM sono stati impegnati in conflitti a bassa intensità, in zone

scarsamente evolute, dove l’attrezzatura moderna e avveniristica americana poteva fare la

differenza. E già in questa situazione ideale, gli USA hanno inanellato tutta una serie di fallimenti,

dal parziale successo in Corea (metà ha resistito), nel fallimento del Viet Nam, per non parlare della

fuga dall’Afganistan nel 2021!

I problemi sono apparsi drammatici anche su moderni sistemi forniti dai paesi occidentali: il

leggendario Leopard tedesco si è dimostrato assolutamente insufficiente ai ritmi imposti dalle

offensive russe: in breve tempo l’intensità del fuoco sostenuto per molti minuti impediva l’uso del

cannone o addirittura ne determinava il blocco (i moderni sistemi utilizzano perfino l’azoto liquido

per raffreddare gli afusti: si immagini la logistica del trasporto dell’azoto liquido sul campo di

battaglia); gli avveniristici Abram americani, fra i migliori carri armati esistenti, hanno un piccolo

problema: consumano enormi quantità di carburante: andare in giro con la cisterna di gasolio a

traino non è la condizione ideale per fare una guerra nella steppa ucraina; i favolosi missili anti

missile forniti dalla Nato, del costo di 200-300 mila dollari ciascuno si sono dimostrati inadatti, ed

economicamente un disastro, per cercare di fermare decine di droni del costo di poche decine di

migliaia di dollari e dalle conseguenze micidiali.

Anche dal punto di vista delle sanzioni, che ormai sono arrivate a livelli ridicoli (sono stati

sanzionati perfino i cavalli del capo di stato ceceno Kadyrov!), è opinione corrente che gli effetti

sull’economia russa ancora non hanno avuto l’effetto sperato. Al contrario, gli effetti sulle

economie occidentali, soprattutto europee, sono già devastanti.

Anche in questo caso, non si sono fatti i conti giusti: l’economia in Russia è per la maggior parte di

livello essenziale: agricoltura, estrazione mineraria, industria pesante, energia – di cui dispongono

enormi riserve –: guarda caso proprio quello di cui ha bisogno l’industria militare, mentre l’ostilità

occidentale ha motivato il popolo russo a perseguire l’autarchia in tutti i settori dove prevaleva la

produzione straniera.

Peraltro è già evidente, dai dati di import/export dei paesi occidentali, che gli embarghi e le sanzioni

sono state facilmente eluse o ignorate, sia a beneficio della Russia che delle altre nazioni.

Particolare curioso: le sanzioni sul nucleare, in Europa, non sono state applicate. Forse perché le

centrali nucleari francesi dipendono dal combustibile nucleare russo…

Senz’altro l’isolamento della Russia nel contesto internazionale è riuscito, anche grazie alla

campagna mediatica internazionale: il Giappone, l’Australia, le nazioni dell’Europa e dell’America

del Nord hanno bandito perfino gli autori classici russi dalle università! In pratica un miliardo (il

famoso miliardo d’oro) della popolazione mondiale è ostile alla Russia. Peccato, per l’occidente,

che il resto della popolazione del mondo (Asia, America del Sud, Africa) non hanno nemmeno

preso in considerazione le sanzioni. Anzi, Cina India, paesi del Medio Oriente e Russia (metà della

popolazione mondiale) si stanno orientando ad adottare, nelle operazioni finanziarie e commerciali,

monete diverse dal dollaro e dall’euro: il ché, se ci riuscissero, non è proprio una bella prospettiva

per gli USA e l’Europa.

Tutto questo orizzonte (militare, politico ed economico) è quindi in bilico davanti all’esito

dell’operazione militare che si sta svolgendo in Ucraina.

Ma quali esiti potrà comportare la guerra?

Le ipotesi sono solo tre:

- Vittoria dell’ Ucraina, e quindi dell’occidente e della Nato. Questo comporterebbe (è nella

strategia occidentale) l’ovvia caduta dell’ attuale governo russo di Putin, e l’auspicata (per

gli USA) disgregazione delle diverse entità nazionali esistenti attualmente sotto la bandiera

della Russia (l’antica massima del ‘divide et impera’, sempre attuale). Ciò comporterà

insurrezioni, rivoluzioni, morti e incidenti come abbiamo già visto con le primavere arabe.

La frantumazione della Russia permetterà all’occidente di mettere le mani sulle enormi

risorse russe, la possibilità di sfruttamento delle stesse a basso costo, in un regime di

arrembaggio colonialista come se ne sono visti negli ultimi due secoli di storia.

- Vittoria della Russia: sarebbe il tracollo totale della Nato (sulla cui reale necessità molti si

stanno chiedendo a cosa serva da oltre 20 anni). L’ennesimo fallimento della super potenza

americana, dopo le tragedie del Viet Nam e dell’Afganistan sarebbe il colpo finale sulla

credibilità del sistema americano, sulla loro effettiva capacità di svolgere quel ruolo che si

sono tagliati addosso, di garanti di un modello (più economico che politico) davanti alle

nazioni del mondo.

Fa paura immaginare in entrambe le ipotesi, fino a quanto sarebbero, entrambi gli attori della

disfida in atto (USA e Russia), disposti a fare per garantirsi la sopravvivenza e la propria sicurezza!

Esiste una terza ipotesi? Si, se per un improvviso cambiamento di vento (e di coscienze), si torni ai

tavoli negoziali, dove le parti riescano a mandare indietro, più o meno integralmente, le lancette del

tempo, ad arrendersi ad una pace costruttiva e soprattutto a considerare quanto finora è costato il

gioco intrapreso (si parla tanto della fame del mondo, ma con quanto finora speso si sarebbero

potuto sfamare tutti i 7 miliardi di abitanti della terra).

E’ una ipotesi molto tenue, se appunto non succede qualcosa di eccezionale. Ormai le nazioni terze

che possano avere un minimo di autorevolezza in questa situazione sono meno delle dita di una

mano. La nostra speranza si deve basare sulle azioni e mediazioni di Erdogan? Sicuramente ha il

talento per approfittare della situazione (a ponte fra Putin e l’Occidente) perché ancora la NATO

non può fare a meno della Turchia, e Putin, come già dichiarato, si fida di lui perché ha dimostrato

di essere affidabile.

Spiace ovviamente che l’Italia non abbia potuto guadagnarsi un posto in questa contesa, grazie alle

infauste parole di qualche ex ministro degli esteri, e della supina adozione di sanzioni che, in altre

nazioni, sono state bellamente aggirate, o addirittura non applicate. Spiace anche per una sintonia,

peraltro misteriosa, fra il popolo russo e quello italiano, che veramente avrebbe potuto essere un

riferimento importante e condivisibile.

Tuttavia, le esternazioni della Merkel e di Holland, relative agli accordi di Minsk 1 e 2, che

sarebbero servite solo a far guadagnare tempo all’Ucraina per armarsi e prepararsi alla guerra,

hanno completamente delegittimato l’occidente, ormai indicato come un traditore di ogni trattato!

Intanto la Nato, sollecitando Zelensky a resistere sul campo di battaglia, sta ammassando ingenti

quantità di armi e militari al confine orientale dell’Europa, incalzando i pochi riottosi a farsi

coinvolgere in questo conflitto che gli USA vogliono condurre a distanza. Veramente sono truppe

pronte ad arginare un’ eventuale attacco della Russia all’Europa? Sicuramente la Russia non sta con

le mani in mano, viste le esercitazioni (durante un conflitto in corso?) in atto con l’alleata

Bielorussa.

Rimane l’ultima perplessità, le improvvise, inaspettate dimissioni del Ministro della Difesa

Tedesco, Christine Lambrecht, senza alcuna dichiarazione. Qualcuno ha ipotizzato una sua crisi di

coscienza per qualcosa di cui lei non avrebbe voluto far parte.

Resta ormai solo la Provvidenza Divina, non sapendo quanto e per quanto tempo dovremmo

scontare le nostre colpe.

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17/01/2023
3001/2023
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