Società

di Mario Adinolfi

SANREMO, 1988

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Scorrevo l’elenco dei partecipanti al festival che si apre domani. Più della metà, totalmente sconosciuti. Sfido chiunque di voi senza googlare a citarmi un brano di Colla Zio, Mr Rain, Setu, Shari, Rosa Chemical, Will o Olly. Solo i nomi fanno capire lo stato di confusione mentale. Ospiti d’onore attesissimi sono i Maneskin, mentre Amadeus conduce con la Ferragni e Paola Egonu, quella che non fa una figlia in Italia per non farle avere quel che ha avuto lei, cioè montagne di soldi, fama e la conduzione di Sanremo pure se non capisce una mazza di musica italiana. Anzi, l’Italia non manca mai di insultarla raccontandola come un Paese razzista e ovviamente omofobo.

Flashback. Sanremo 1988, trentacinque anni fa, conduce Miguel Bosè, come è noto a tutti dichiaratamente omosessuale. Italia paese omofobo un cazzo. Coconducono Gabriella Carlucci, professionista della conduzione tv, insieme a Carlo Massarini e Kay Sandwick, la cui competenza in materia musicale è siderale. La lista dei partecipanti è un lungo elenco di notissimi nomi della musica italiana. Vince Massimo Ranieri con Perdere l’amore, canzone strepitosa che ancora oggi tutti possiamo cantare a memoria. Secondo Toto Cutugno, che due anni dopo sempre a Sanremo avrebbe duettato con Ray Charles. Terzo Luca Barbarossa. Premio della critica a Fiorella Mannoia per un brano emozionante scritto da Ivano Fossati, Le notti di maggio. E, scorrendo la classifica: Fausto Leali, i Ricchi e Poveri, Franco Califano, Loredana Berte, i Matia Bazar, Ron, Drupi, Raf, Michele Zarrillo, Anna Oxa, Nino Bonocore, Alan Sorrenti, Fiordaliso, un meraviglioso Francesco Nuti, Mino Reitano, Peppino Di Capri, Tullio De Piscopo. Ospiti internazionali? Paul McCartney con George Harrison (in pratica, i Beatles), Joe Cocker, Bon Jovi, Art Garfunkel, gli A-ha, Paul Anka, i Manhattan Transfer, Terence Trent d’Arby, i Def Leppard, Barry White, Suzanne Vega, Belinda Carlisle, Bryan Ferry, gli Eight Wonder della “scandalosa” spallina di Patsy Kensit.

La Rai del 1988 faceva passare sul palco di Sanremo la storia della musica italiana e internazionale. Oggi fa una serie di marchette per lanciare sconosciuti di cui tra tre anni nessuno saprà più niente, con la finalità di compiere una operazione ideologica che ossequia le mode del tempo. Anche nel 1988 c’era l’ambito degli sconosciuti, si chiamavano Nuove Proposte. Volete i nomi? Biagio Antonacci, uno che oggi riempie gli stadi; Mietta, Mariella Nava e Andrea Mirò; Paola Turci che tenerella cantava Sarò bellissima e poi è diventata milionaria per vie traverse. Oggi le Nuove Proposte nascono già big e si dissolvono come lacrime nella pioggia.

Tutto questo per dire che cambiamento non è una parola necessariamente positiva. Molto è cambiato da Sanremo 1988 ed è cambiato in peggio. È cambiato prima di tutto il rispetto della Rai per il pubblico che le paga il canone. Nel 1988 fa si costruiva uno spettacolo per quel pubblico, si offriva al Paese un momento di svago dal sapore popolare e così facendo si generava bellezza. Oggi si usano i soldi delle famiglie italiane per costruire uno show reel che è meglio non far vedere ai vostri figli.

Con una eccezione. Nel 1988 il comico di riferimento della manifestazione fu un fragoroso Beppe Grillo. Nel 2023 scoprirete il “giovane” (in realtà va per i 41 anni ma ha la faccia da eterno ragazzino) palermitano Angelo Duro. Il suo racconto in prima persona è divertente, ma durissimo e disperato. La foto forse più accurata che sarà scattata del nostro tempo così cambiato. Ora che tra i capelli un po’ d’argento li colora…

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08/02/2023
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