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di Nathan Algren

India - Accoglienza del St. Catherine alle ragazze madri vittime di violenza

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Nell’arcidiocesi di Mumbai la festa dell’Annunciazione è stata l’occasione per celebrare la Giornata per la vita. la Commissione diocesana per la vita ha suggerito per quest’anno il tema “Sostenere le madri in attesa in condizioni di difficoltà”. Insieme alle intenzioni di preghiera in tutte le Messe, la giornata è stata occasione per un momento di riflessione on line nel quale ha presentato la propria esperienza sr. Udaya Chiramal, responsabile della St. Catherine’s Home della congregazione delle Figlie della Croce che fin dal 1927 a Mumbai si prende cura delle ragazze madri. Pubblichiamo qui sotto la sua testimonianza.

In questi ultimi anni la società indiana ha vissuto grandi cambiamenti, compiendo passi da gigante. Ma per le donne non c’è stato molto sollievo, né in famiglia né nel lavoro. Non sono al sicuro né nei villaggi né nelle città. E alcuni dei problemi affrontati dalle donne e dai loro bambini vanno oltre la nostra stessa immaginazione.

Fino all’anno 2000, la maggior parte delle madri incinte accolte al St. Catherine avevano più di 18 anni. La maggior parte proveniva dagli strati più bassi della società. C’erano molte lavoratrici migranti e domestiche, originarie di zone rurali, tribali e anche della città. Spesso avevano paura dello stigma legato alla gravidanza. Le ragazze erano completamente scoraggiate e insicure sul loro futuro. Quasi tutte hanno rinunciato ai loro bambini e si sono reinserite nel loro lavoro o nella loro famiglia. Quelle che sono riuscite a sposarsi con lo stesso ragazzo hanno potuto prendere i loro bambini e formare una famiglia.

Ora, invece, Santa Caterina ospita in maggioranza ragazze minorenni. Spesso sono completamente distrutte: hanno bisogno di aiuto fin dalla radice dei loro problemi. Il più delle volte si tratta di una gravidanza indesiderata e la madre ha rifiutato il bambino e ha persino preso in considerazione l’aborto. E questi sentimenti di rifiuto hanno avuto un impatto negativo sul bambino.

Molte ragazze nascondono la gravidanza per paura di perdere il lavoro o di subire ripercussioni da parte di familiari e amici. Vengono allo scoperto quando non possono più nascondere la loro condizione o qualcuno si è già accorto della loro gravidanza. Cercano aiuto e ricovero. Devono affrontare il loro conflitto interiore e i sentimenti di impotenza, colpa, paura, ansia e incertezza del futuro le rendono aggressive o depresse. Hanno bisogno di un sostegno psichiatrico.

Quasi sempre i ragazzi rifiutano di assumersi la responsabilità della gravidanza e molto spesso negano persino i fatti. La famiglia del ragazzo minaccia la ragazza e la costringe ad abortire per proteggere il figlio. La ragazza non ha altra scelta che ricorrere all’aiuto dell’istituzione.

Il St. Catherine si assume l’intera responsabilità della registrazione in ospedale, dei controlli regolari, della consulenza e di altre necessità mediche. Una buona alimentazione, l’esercizio fisico, lo yoga, la meditazione, aiutano le madri a essere più sane e positive nei confronti dei loro bambini. Viene inoltre fornito un aiuto per affrontare la situazione attuale e un parto sicuro.

Se i genitori sono pronti a prendersi cura del bambino, sia la ragazza sia il bambino vanno da loro. In altri casi, invece, la ragazza deve continuare a studiare fino a diventare matura e responsabile.

Molti cambiamenti in India sono avvenuti dopo lo scioccante caso di Nirbhaya (un tragico caso di una ragazza stuprata e uccisa nel 2012 a Delhi ndr). Dal 2013 sono state attuate nuove leggi nell’ambito del POCSO (Protection of Children from Sexual Offence) che hanno portato ad aumentare anche al St. Catherine l’accoglienza di ragazze di età inferiore ai 18 anni vittime di situazioni traumatiche. Provengono da gruppi di ogni religione o casta. Ci sono vittime di violenza sessuale e di abusi da parte dei loro stessi familiari. Ci sono vittime di stupri di gruppo. In questo caso la polizia controlla il DNA del bambino per identificare il vero accusato. A questi bambini vengono forniti aiuto psicologico e consulenza per affrontare la loro situazione, mentre vengono effettuati controlli regolari e altre cure mediche: li aiutiamo a capire che in questa casa sono al sicuro e protetti.

In alcuni casi capita che le ragazze decidano di fuggire, dato che la maggior parte di loro viene portata qui contro la propria volontà. Nei casi in cui i genitori della minorenne decidono di portarla a casa con il suo bambino, i funzionari di polizia e le persone di supporto devono studiare il caso per prevenire qualsiasi pratica scorretta di vendita piccolo. Durante la degenza in ospedale i medici, la Commissione per l’infanzia e il tribunale consigliano spesso alle ragazze di abortire il bambino nelle prime fasi della gravidanza. Abbiamo detto chiaramente a questi funzionari la nostra posizione in merito: non ammettiamo i casi di aborto, perché promuoviamo la vita. Non siamo disposti a partecipare all’atto criminale dell’aborto. Abbiamo detto loro di rispettarci per questi valori e principi.

Nella fase iniziale dell’applicazione della legge, le vittime ricevevamo un risarcimento relativamente buono. Ora però è sceso al minimo, spesso addirittura a nulla. Ogni caso che ci viene sottoposto è unico. Questa unicità si osserva al momento della consegna dei bambini. A volte la giovane mamma è molto turbata e isterica. A questo punto ha bisogno di maggiore comprensione e sostegno da parte nostra.

I bambini che vengono consegnati dalle giovani madri vengono dati in adozione attraverso il CARA (Central Adoption Resource Authority) a buone famiglie. È un viaggio molto doloroso per le giovani madri e anche per le sorelle della casa, che si trovano ad affrontare questioni così traumatiche e delicate. Ma poi la vita ricomincia con un raggio di speranza e di gioia per tutti.

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30/03/2023
2306/2024
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