Storie

di Gabriele Alfredo Amadei

Zelensky dal Papa

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È sempre più imbarazzante la figura di Zelensky e della politica che ha condotto nel suo paese sia prima che dopo l’inizio della guerra con la Russia.

Durante la sua recente visita in Italia Zelensky ha potuto raccogliere il consenso ufficiale sia della presidenza Mattarella sia del nuovo governo Meloni, che ovviamente, hanno ribadito sia il sostegno alle politiche del patto nord atlantico, sia l’impegno economico militare verso l’Ucraina, atti necessari per la legittimazione del governo italiano nella sfera d’influenza americana.
Ma quello che è stata la parte più critica è stata proprio la visita al SS. Padre in Vaticano, dove ad una superficiale reverenza verso Papa Bergoglio, più di etichetta che di sostanza, non ha risparmiato un vero e proprio schiaffo. “… non abbiamo bisogno di mediatori… “, ci serve una “pace giusta…”, e soprattutto l’invito a “condannare i crimini russi in Ucraina”, perché non può esserci uguaglianza tra vittima e aggressore…
Decisamente l’atteggiamento equidistante del Papa non è andata a genio al governo ucraino, come già si era visto nelle due Vie Crucis svolte dall’inizio della operazione militare, nonostante i numerosi appelli del Vaticano a cessare le ostilità.
Non si è voluto capire che il Santo Pontefice DEVE essere equidistante fra i due contendenti, invitandoli a risolvere pacificamente le criticità. Lui, rappresentante di Cristo in terra, è “Padre” di tutti gli uomini, dei buoni e dei cattivi. Non può prendere le parti solo di una parte, e il richiamo alla pace non è la soddisfazione di una parte rispetto ad un’altra.
La pace non è solo una condizione che deve premiare o punire una delle parti in conflitto: la pace è una esigenza degli esseri umani che sono coinvolti direttamente o indirettamente alla guerra e alle ostilità fra due stati.
E’ chiaro che a Zelensky la posizione super partes del Papa non piace: oltretutto è anche ortodosso (e quindi non riconosce l’autorità religiosa del Papa) e per giunta anche scismatico dal patriarcato russo (ed è per questo che il patriarca Kirill di Russia non è molto tenero con gli ucraini). Ce ne possiamo fare una ragione, della supponenza di Zelensky verso il Santo Padre, ma non possiamo ignorare che l’atteggiamento di chiusura dell’Ucraino verso una mediazione (che era anche ben vista dalla Russia, proprio perché super partes) è una chiusura verso ogni tipo di risoluzione del conflitto. Veramente il presidente degli ucraini, vuole proseguire fino all’ultimo ucraino.
La pace sembra essere un fatto personale fra Zelensky e Putin, ed è questo l’aspetto che non risulta dai vari commenti dei media occidentali: la pace è invece un problema di tutto il mondo. Fra sanzioni, limitazioni di traffico, impegno economico di ben 50 nazioni della NATO, crisi energetica, diminuzione degli aiuti per il terzo mondo… No! Non è un problema personale del presidente ucraino. È una crisi globale che avrà, in ogni caso, ripercussioni per
tutto il mondo nei prossimi decenni (una eventuale crisi del dollaro come valuta di riferimento rappresenterebbe un vulnus gravissimo per tanti mercati internazionali).
La pace è sempre giusta. È la guerra che è ingiusta. E il compito del resto del mondo è quello di fermare, limitare e riparare ai danni che la guerra ha causato. Le conseguenze rispetto al ruolo di aggressore o vittima potranno essere considerati in corso di trattativa, ma non possono essere il criterio di ottenere la fine delle ostilità il più presto possibile.
Lo “schiaffo” ucraino è un sintomo importante su cui riflettere: la verità non è di parte, e soprattutto il Papa può dichiararla apertamente, con la giustizia e con la sollecitudine di un Padre che vede la vita dilaniata da figli irresponsabili. Tanti figli irresponsabili, anche diversi dai contendenti, ma pur sempre figli.

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15/05/2023
2802/2024
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