Storie

di Roberto Signori

Isis - Minori come ‘giocattoli sessuali’

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Andate e moltiplicatevi. E per farlo non esitate a ricorrere a giovani, alcuni poco più che bambini, rinchiusi nei campi profughi nel nord-est della Siria dove sono detenuti - sotto il controllo delle milizie curde - centinaia di familiari di combattenti e jihadisti affiliati allo Stato islamico (SI, ex Isis). Il movimento radicale che voleva dar vita al califfato islamico e nel momento di massima espansione è arrivato a controllare metà dei territori di Siria e Iraq, sebbene sconfitto sul piano militare continua a costituire una minaccia sul piano ideologico. E non riuscendo ad arruolare come un tempo mercenari dall’estero o elementi radicali nell’area, i vertici di Daesh hanno affidato alle donne il compito di accrescere i numeri generando quanti più figli possibile.

Per rimanere incinte, non avendo accanto i loro compagni o non trovandone di nuovi, non esitano a “schiavizzare” minori, in alcuni casi di soli otto anni o poco più. “Lo scopo è quello di ampliare la popolazione dello Stato islamico e assicurarsi che lo slogan ‘Dawla Baqiya’ [lo Stato rimarrà] sia mantenuto” osserva Nujin Derik, combattente curda con una lunga esperienza alle spalle e molteplici battaglie contro Daesh. La donna, fra le responsabili della sorveglianza e del controllo dei centri di detenzione di al-Hol e Roj, riferisce ad al-Monitor di “informazioni” in base alle quali “i neonati nascono nei campi e vengono nascosti dalle loro madri”. Questi, avverte, sono “ordini impartiti direttamente da Daesh”.

Costretti al sesso

“Voglio diventare un dottore” racconta Salih, 15 anni, il nome di fantasia per proteggerne l’identità, uno fra le centinaia di giovani ospiti del centro di recupero di Orkesh, poco distante dalla città di Qamishli, nell’area curda nel nord-est della Siria. Egli è figlio di uno delle decine di migliaia di combattenti stranieri e delle loro mogli che hanno aderito, da varie parti del mondo, allo Stato islamico. Rinnegati dai loro Paesi di origine, circa 23mila figli di miliziani di entrambi i sessi sono condannati - loro malgrado - a un limbo perpetuo, al confino, alla miseria. Quando raggiungono la pubertà, i ragazzi sono allontanati dalle loro madri detenute nei famigerati campi di al-Hol e Roj, perché potrebbero essere suscettibili all’indottrinamento, inclini alla violenza e sfruttati a “scopo riproduttivo”. Salih, originario dei Balcani, è stato costretto a fare sesso con donne più anziane appartenenti all’Isis e da tre mesi si trova al centro di Orkesh. Un responsabile di nome Bawer riferisce che il ragazzino avrebbe confessato “al suo insegnante che veniva usato dalle donne [del califfato] per metterle incinta”. “E posso assicurarvi - prosegue - che non è l’unico”.

Diversi educatori rilanciano denunce di sfruttamento sessuale di bambini e ragazzini all’interno dei campi di detenzione e, in alcuni casi, sono le stesse madri-combattenti dell’Isis a spingere i figli a trasformarsi in “macchine riproduttive”. Mounir, un 18enne originario dell’Arabia Saudita trasferito a Orkesh dal centro di al-Hol assieme al fratello di 12 anni, conferma il quadro, fornendo ulteriori dettagli: “Un ragazzone sudanese - dice - mi ha raccontato tutto” durante il periodo in cui i due hanno condiviso la stanza. Diceva di fare abitualmente sesso con donne ad al-Hol “per rifornire di bambini lo Stato islamico”. La differenza, prosegue Mounir, è che “non ha mai detto di essere stato costretto a farlo. E penso che si divertisse, almeno all’inizio”.

Mondo sommerso di sfruttamento

Anne Speckhard è direttrice dell’International Center for the Study of Violent Extremism, professore associato di psichiatria alla Georgetown University e lavora come consulente ai programmi di riabilitazione e de-radicalizzazione dei detenuti Isis. Finora ne ha incontrati 273 e, in un articolo pubblicato a febbraio per The Daily Beast e il primo marzo sul Jerusalem Post, ha denunciato per prima lo “sfruttamento” degli adolescenti: ragazzi usati per “servire l’espansione dello Stato Islamico, diventando mariti temporanei”, prendendo “fino a quattro donne alla volta”. In un primo momento si mostrava scettica rispetto alle voci di sfruttamento ma col passare del tempo, ascoltando testimonianze “da persone di fiducia” e accumulando incontri si è ricreduta.

Una guardia del centro di al-Hol riferisce di almeno 10 giovani coinvolti, ma i numeri reali sono difficili da inquadrare. Nessuno conosce il numero esatto di gravidanze registrate nei centri, ma a detta della stessa intelligence curdo-siriana sono “molti” e non dovrebbero accadere “visto che gli uomini sono detenuti in luoghi separati”. Va detto che alcune gravidanze potrebbero essere il risultato di relazioni illecite con le guardie nonostante le misure del caso, ma resta la certezza su un vasto fenomeno di “schiavismo sessuale” che vede protagoniste donne del califfato e minori. A rendere difficile le stime vi è anche il fatto che molte partoriscono senza nemmeno avvisare i vertici del centro, con l’aiuto di altre detenute che svolgono le funzioni di medici, infermiere e ostetriche. Vicende analoghe riguardano al-Roj, dove un giovanissimo è dovuto ricorrere a cure ospedaliere dopo una massiccia assunzione di una sostanza con effetti simili al Viagra.

Cuccioli del califfato in cattività

In questi anni trascorsi nei centri i giovani, con l’aiuto delle loro madri, hanno dato nuovamente vita ai cosiddetti “cuccioli del califfato”, l’esercito di bambini combattenti usati in passato dall’Isis per decapitazioni pubbliche e video di propaganda che tanto orrore hanno suscitato nel mondo. “Fanno pratica con bersagli, usando spade e oggetti appuntiti, si allenano nel judo e si nascono dentro chador e niqab” racconta Derik. “Le loro madri - prosegue - li sottopongono al lavaggio del cervello”, anche per questo i figli vengono separati dai genitori dall’età di 12 anni se iniziano a mostrare comportamenti violenti o atteggiamenti aggressivi. “Vi sono state - ammette - diverse decapitazioni nel centro. Ecco perché non abbiamo scelta”.

Le Nazioni Unite e i gruppi pro diritti umani hanno criticato duramente la politica delle autorità curde siriane di separazione, definendola illegale e immorale. Secondo alcuni, infatti, è forte la preoccupazione che le affermazioni sullo sfruttamento sessuale e sull’indottrinamento siano - in realtà - solo un pretesto per legittimare divisioni forzate di massa. Accuse alimentate dal fatto che i curdi siriani, almeno sinora, non sono stati in grado di fornire prove fotografiche di nuovi bambini nati nel quadro della campagna “andate e moltiplicatevi”. Un funzionario delle Forze democratiche siriane (Sdf) afferma che i bambini sono difficili da ritrarre perché le donne “usano le ostetriche per nasconderli nelle tende” appena nati e gli informatori sono “troppo spaventati” per scattare foto “col rischio di essere scoperti”. Ma il fenomeno è reale, come emerge dalle parole di una donna che si fa chiamare Umm Seydullah e che spezza di proposito la cortina di silenzio e mistero: “Con il permesso di Allah, il nostro Dawla (Stato) - afferma - tornerà di nuovo. E sarà più forte che mai. Scrivi anche questo. La storia [del califfato] non finirà qui”.

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17/05/2023
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