Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Il Papa ai giovani dell’Asia meridionale

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La difficoltà di trovarsi a vivere la propria fede cristiana in un contesto ostile, che spesso in Asia Meridionale diventa anche aperta persecuzione. Ma anche il bisogno di non rassegnarsi alle mezze verità che dilagano sui social media polarizzando le società. E poi le preoccupazioni di fronte alla “commercializzazione dell’istruzione” che avanza anche nelle istituzioni asiatiche. Sono alcuni dei temi posti oggi pomeriggio in un dialogo con papa Francesco da dodici studenti indiani, pachistani e nepalesi provenienti da università cattoliche locali in un evento on line intitolato “Costruire ponti in Asia Meridionale”, promosso dalla Loyola University, l’ateneo dei gesuiti di Chicago, e dalla Pontificia Commissione per l’America Latina. Si è trattato della terza tappa di un’iniziativa nello spirito del Sinodo che sta per aprirsi a Roma, preceduta nei mesi scorsi da due altri appuntamenti analoghi che hanno coinvolto giovani dall’America Latina e dall’Africa.

Per un’ora e mezzo papa Francesco ha ascoltato le domande e risposto agli studenti. Particolarmente intenso è stato il terzo segmento di questo dialogo nella quale tre ragazze - Florina dall’India, Niru Maya dal Nepal e Sheril dal Pakistan – hanno parlato apewrtamente della difficile condizione di trovarsi a vivere la propria fede cristiana in un contesto di oppressione e persecuzione. A questo proposito Florina ha citato anche le sofferenze dei cristiani del Manipur, la regione indiana che da maggio vive una situazione di gravi violenze tra gruppi etnici che sta assumendo anche una connotazione religiosa. “Come affrontare da cristiani queste situazioni?”, hanno chiesto a Francesco.

Il pontefice si è detto toccato dalle loro testimonianze e ha ricordato di tante persone innocenti come “quella donna che ha passato tanti anni in carcere senza aver fatto nulla”, ha detto facendo probabilmente riferimento ad Asia Bibi. “Dov’è la radice dell’intolleranza?”, si è chiesto. E rispondendo ha invitato a ricercarla nel “seguire un’idea anziché il cuore. Ma quando una tradizione, anche cristiana, si comporta così - ha aggiunto - diventa l’ideologia del nostro suicidio”.

Riprendendo le parole della nepalese Miru Naya nella sua testimonianza (“Dio ha un piano su di me”), Francesco ha invitato a perseverare su questa strada. “Testimoniare il Vangelo con la propria vita è l’unica cosa che conta – ha commentato -. Continuate ad avere sogni. Non rinunciate a porgere la mano all’altro, ricordando che siamo fratelli”. Anche a tutti gli altri giovani il pontefice ha rivolto l’invito ad essere creativi e a coltivare la propria autostima, in dialogo con gli altri. Ascoltando la testimonianza di una giovane della diaspora indiana nel Golfo Persico che raccontava la difficioltà a tenere vivio il legame con le proprie radici, ha proposto l’immagine del diamante che solo cesellando le sue diverse facce diventa qualcosa di diverso da un pezzo di vetro.

Un altro tema posto con forza dai giovani del Sud dell’Asia è stato quello del rapporto con le nuove tecnologie e con l’uso dei social network troppo spesso utilizzati per propagare falsità o campagne d’odio che acuiscono pure discriminazioni antiche come quelle tra le caste. Rispondendo loro papa Francesco ha ricordato che “l’armonia non è uniformità, ma bellezza delle differenze”. Ha invitato i giovani a riscoprire anche altri linguaggi, come quello della poesia. “Quando ero studente ne scrivevo – ha raccontato – ma poi mi vergognavo a leggerle… Ciascuno di voi è una poesia”.

Colpito da Sagarika - una studentessa indiana che aveva posto il tema delle derive commerciali negli stessi sistemi educativi - Francesco ha ribadito che “l’istruzione deve essere gratuita, un diritto, non una forma di arricchimento. Dobbiamo lavorare per questo”. Infine, congedandosi dai giovani universitari indiani, pachistani e nepalesi, ha detto loro: “Andate avanti senza paura. E vi do un consiglio: non perdete il senso dell’umorismo, vi farà bene alla vostra salute mentale…”

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27/09/2023
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