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di Nathan Algren

Iran: l’intelligenza artificiale nelle fatwa degli ayatollah

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In una prospettiva di “modernizzazione” pur mantenendo l’impronta “musulmana” degli insegnamenti e in accordo coi dettami dell’islam, i vertici dell’Iran su impulso della guida suprema Ali Khamenei guardano all’intelligenza artificiale nella pratica religiosa, dalle fatwa alle madrasa. Il cuore di questa iniziativa è la città santa di Qom, in cui vive circa la metà dei 200mila leader religiosi sciiti, principale centro di riferimento per l’insegnamento della fede musulmana in Iran e luogo in cui vengono emessi molti degli editti religiosi o risolte le dispute sulla dottrina. L’establishment clericale considera l’IA un mezzo per essere più reattivi di fronte alle richieste della società, pur salvaguardandone i valori tradizionali. Negli stessi seminari di Qom l’auspicio è che la tecnologia possa contribuire a una più approfondita analisi dei testi e alla velocizzazione delle sentenze (fatwa, che possono toccare i temi più disparati, non solo in materia di fede ma pure della vita quotidiana), tenendo il passo “con una società in evoluzione”.

Il sostegno di Khamenei

“I robot non sostituiscono gli studiosi della legge più anziani, ma possono essere un assistente fidato che può aiutarli a emettere una fatwa più velocemente” ha dichiarato al Financial Times Mohammad Ghotbi, a capo di un gruppo tecnologico di Qom. Certo, l’attenzione per l’intelligenza artificiale riflette lo scontro tra tradizione e modernità in Iran, come emerso anche nella lotta pro diritti e libertà innescata dall’uccisione della 22enne curda Mahsa Amini per mano della polizia della morale. Tuttavia, mentre i chierici di Qom operano per proteggere i valori tradizionali gli iraniani “si affidano sempre più spesso al progresso tecnologico” prosegue Ghotbi. “La società di oggi - avverte - favorisce l’accelerazione” e il clero non dovrebbe opporsi a questo passaggio naturale e al desiderio degli abitanti della Repubblica islamica di condividere i progressi tecnologici globali. Del resto lo stesso Khamenei sembra sostenere questa evoluzione, tanto da esortare il clero a esplorare l’IA, mentre il capo del principale seminario della città santa ha accolto con favore l’uso della tecnologia per “promuovere la civiltà islamica”. “Il seminario - ha affermato a luglio l’ayatollah Alireza Arafi - deve essere coinvolto nell’uso delle tecnologie moderne, guidato nel progresso” in particolare per quanto riguarda “l’intelligenza artificiale. Dobbiamo entrare in questo campo - ha spiegato - per promuovere la civiltà islamica”.

“Esegesi e perplessità”

Ciononostante, l’adozione dell’IA potrebbe rivelarsi impegnativa e poco adatta all’intricato sistema giuridico che regola l’islam sciita iraniano (e la fede musulmana più in generale). Secondo i critici, infatti, non è in grado di cogliere le sfumature necessarie per emettere sentenze complesse. Una obiezione cui Ghotbi replica spiegando che può “aiutare” i religiosi a rispondere in modo “più rapido” alle domande del pubblico, adattando l’islam alla modernità, senza scomodare qui l’esegesi del Corano che è uno dei grandi temi irrisolti della fede musulmana. Altri ancora temono che l’IA possa erodere ulteriormente il ruolo del clero quale interprete della sharia, la legge islamica, in una fase di proteste e contestazioni innescate dalla controversia sull’hijab, il velo obbligatorio.

Secondo gli esperti di Brookings Institution, una delle sfide più significative dell’integrazione dell’IA nelle società tradizionali è il potenziale di erosione culturale e morale a essa collegato. Perché la nuova tecnologia, soprattutto se progettata e usata senza tenere presente i valori e le tradizioni locali, può senza volerlo promuovere una visione del mondo o una prospettiva morale in contrasto con usanze e credenze. Ecco dunque come gli sforzi per usare l’IA nell’interpretazione di testi religiosi, soprattutto per l’islam, possa risultare fonte di controversia.

Una analisi dell’Oxford Islamic Studies suggerisce che le interpretazioni degli insegnamenti religiosi non richiedono solo conoscenze linguistiche, ma anche comprensione storica, sociologica e teologica. Il timore è che l’IA possa portare a una eccessiva semplificazione o, addirittura, ad un malinteso o a una errata lettura degli insegnamenti religiosi, i quali sono per loro stessa natura ricchi di sfumature. E potrebbe anche rappresentare una “minaccia” per i metodi di apprendimento tradizionali e per le madrasa, le scuole coraniche, in cui si pone grande attenzione ed enfasi sul rapporto che si viene a instaurare fra insegnante e studente.

I piani di Teheran

Quello dell’intelligenza artificiale è uno dei temi in agenda per la leadership iraniana, che nel recente passato ha mostrato più di un interesse e sta già sviluppando un piano in tre punti per sfruttarne le potenzialità. A parlarne è stato di recente il vice-capo del dipartimento per la Scienza e la tecnologia Rouhollah Dehqani, il quale ha così spiegato l’idea alla base del progetto: vi sono tre “programmi di sviluppo scientifico” oggetto di studi e di approfondimento, di cui “il primo nelle università. Il secondo - prosegue - sono i programmi di sviluppo tecnologico che vengono perseguiti in aziende che lavorano nel campo dell’intelligenza artificiale” e l’ultimo prevede “la creazione di un centro tecnologico nazionale” per il settore. La road-map di sviluppo risale al 2022 ed è frutto di un anno di lavoro scientifico presso l’Istituto di ricerca di tecnologia dell’informazione e della comunicazione, che ha visto la partecipazione di accademici e industriali, pubblici e privati.

Il documento è presentato in due sezioni generali: “Sviluppo delle applicazioni” e “Sviluppo dei fattori abilitanti” sottolinea Mohammad-Shahram Moein, responsabile del Centro di innovazione e sviluppo dell’IA presso l’istituto. “Nella sezione di sviluppo delle applicazioni, l’obiettivo principale - avverte - è utilizzare l’IA in aree prioritarie come salute, trasporti e agricoltura” mentre in un secondo momento si punterà su “istruzione, industria e ambiente. Nello sviluppo dei fattori abilitanti, abbiamo considerato - sottolinea - la formazione di manodopera specializzata, lo sviluppo di infrastrutture e del sistema di innovazione”. Il documento che traccia i lavori, sostenuto da Khamenei, comprende 10 obiettivi principali, 9 strategie e 156 attività per un orizzonte di 10 anni.

Secondo il database Nature Index, nel 2021 la Repubblica islamica si è piazzata al 13mo posto nel mondo fra le nazioni leader del settore per numero complessivo di pubblicazioni. Nel luglio 2022 il vice-ministro della Scienza Peyman Salehi ha dichiarato che - a dispetto delle sanzioni statunitensi, le attività internazionali degli scienziati iraniani sono in aumento, tanto che oltre il 35% degli articoli riguardanti l’Iran presenti su Scopus sono progetti multinazionali. Nella legge di bilancio per l’anno 1402 del calendario iraniano, iniziato il 21 marzo scorso, sono previsti circa 37 mila miliardi di rial (75 milioni di dollari) per la scienza e la tecnologia, con un aumento del 35% del budget rispetto all’anno precedente. Finora sono nate in tutto il Paese oltre 8mila aziende operative nel settore, chiamate a produrre “conoscenza” e creare “posti di lavoro” come auspicato dalla guida suprema. Infine, il Fondo per l’innovazione e la prosperità ha versato quasi 500 milioni di dollari a sostegno delle imprese che operano nel settore della conoscenza.

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27/09/2023
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