Politica

di Mirko De Carli

VI SPIEGO PERCHÉ NON HO DATO SOLIDARIETÀ A GIORGIA

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In queste ore si fa un gran baccano attorno alla fine della relazione di Giorgia Meloni: un vociare sulla stampa e sui social network frutto unicamente della scelta del Presidente del Consiglio di gettare letteralmente sulla piazza pubblica le ragioni della rottura. Fino a giovedì notte della storia tra la politica di destra e il giornalista di Mediaset poco o nulla si sapeva: ora ogni tipo di dettaglio diventa oggetto di giudizio e commento della chiunque. Semplice causalità? Niente affatto. Una strategia costruita a tavolino da abili comunicatori che hanno scelto di usare una triste e spiacevole vicenda privata per accrescere il consenso di una Presidente del Consiglio pronta a giocarsi molto, se non tutto, alle prossime elezioni europee: disposta a farlo anche abbandonando alla pubblica gogna il priorio compagno, favorendo lo stillicidio con un post che profuma di pilatesco.

Sappiamo tutti molto bene che nessun audio viene registrato “per caso” e nemmeno per caso viene mandato in onda in prima serata, su Canale 5, durante una trasmissione di punta come Striscia La Notizia: se viene fatto dalla TV della famiglia Berlusconi è perché da Palazzo Chigi è arrivato un ordine ben preciso. Non è più il momento in cui il Cavaliere bisticciava con Giorgia per “chi ce l’aveva più lungo” nel centrodestra: ora i figli del Biscione hanno scelto di spalleggiare la premier in cambio di piene tutele per le loro aziende e i loro interessi.

Ma perché fare fuori Giambruno? Sappiamo bene che la presenza del giornalista come dipendente di Mediaset già da inizio legislatura ha creato problemi alla Meloni. Ricordate il suo famoso “non sono ricattabile” rivolto a Silvio Berlusconi durante le trattative per la formazione dell’attuale governo quando il compiato senatore ebbe a sottolineare i suoi buoni rapporti con la leader di Fratelli d’Italia grazie anche all’assunzione nella sua azienda del suo compagno (con quel sorrisino che sapeva di piccolo ricatto)? Da quel momento Giorgia ha iniziato a ragionare su come liberarsi di quel sassolino. Quale miglior occasione se non quella di utilizzare qualche audio registrato incautamente negli studi di Mediaset dove l’ex compagno “vomitava” battute inopportune e volgari e inscenava un tradimento in piena regola?

Ma cerchiamo di capire quale sia il vero vantaggio di Giorgia da tutta questa storia: eliminare un’arma di ricatto e, al contempo, legittimare la narrazione di una leader donna che fa della sua emancipazione oltre il rapporto con un uomo la sua forza e la sua leadership. Lei propone un modello di guida politica femminile che vede nel rapporto con un uomo un elemento utile o meno a seconda del ruolo che deve rappresentare e che non è strettamente necessario per tutelare, proteggere e far crescere la vera vittima di questa vicenda: Ginevra, la figlia, sbattuta in prima pagina per due giorni senza alcune difese.

Sei leader di una coalizione che propone la famiglia fondata sul matrimonio come modello di riferimento per la crescita e il futuro del paese e decidi di non sposarti ma di convivere e mettere al mondo una figlia? Allora mantieni privata la tua vita affettiva, non sbandierarla mostrando di riconoscere che quello che tu promuovi e proponi sino ad oggi non sei stata capace di viverlo. Di certo non puoi scegliere di ergerti a modello, ponendo le battaglie pro famiglia alla mercé di chi ora denigra a casua dell’incoerenza di Giorgia e che pone seri dubbi ai tanti che hanno dato fiducia a questo centrodestra perché presunto paladino di quei valori che poi tradisce nelle scelte pubbliche.

Come politici e cristiani che si battono per la famiglia non ci è chiesto di abbracciare forzatamente la vocazione della famiglia aperta alla vita: si possono avere vocazioni diverse, come quella di tanti valorosi cristiani che hanno compreso che la loro vita doveva essere spesa per la politica come servizio al prossimo e non avevano dunque ricevuto il dono di poter essere famiglia e genitori. Per questo il loro battersi per la famiglia e la vita corrispondeva anche con un silenzio pieno di fede e preghiera per una vita privata dove non avevano ricevuto il dono o non avevano avuto la capacità di portare quel pensiero professato pubblicamente anche nel loro intimo.

Cara Giorgia per questo non posso, non riesco ad esprimerti solidarietà, soprattutto perché quando dici di aver amato non puoi abbandonare quella che è stata la tua metà per tanti anni ai colpi del tiro a bersaglio dei tanti, troppi odiatori seriali. Lo proteggi, magari in privato lo condanni per gli errori fatti e lo lasci pure, ma lo rispetti e chiedi rispetto per lui perché, prima di tutto, è il padre di tua figlia.

Tutto questo succede perché non ci sono più cristiani nella vita pubblica ma solo donne e uomini ossessionati dal consenso e dal successo personale: a volte, il fallimento (proprio o dei propri cari), è il miglior viatico alla realizzazione degli ideali che ti stanno più cari. A patto di avercene di ideali.

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23/10/2023
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