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di Mario Adinolfi

ALLEGGERIMENTO CON IDEE SU MORGAN E ANNALISA

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Nei giorni in cui la guerra israeliano-palestinese supera quota diecimila morti dal 7 ottobre, con conseguenti schieramenti tra chi schifa la stella di David tipo Zerocalcare o i manifestanti che la strappano dai vessilli della Fao e chi invece ne difende l’offensiva militare su Gaza (per me bene ha fatto il governo italiano a non schierarsi all’Onu, non è ragionevole allinearsi a una fazione quando le fazioni scelgono la violenza), i social italiani sono squassati da altra decisiva questione tracimata nei giornali. Ha ragione Morgan a prendersela con Annalisa e le sue canzoni “banali e senza armonia”? È accaduto a XFactor dove l’assegnazione di Bellissima ha scatenato le ire del fu leader dei Bluvertigo, poi le controire del produttore del brano, infine lo schierarsi obbligatorio in una delle due curve. Mi piace dire la mia perché è domenica, perché ho tanta voglia di leggerezza e perché sono un fan delle cantanti italiane.

Sono cresciuto guardando le performance monumentali di Mina, Milva, della purtroppo dimenticata Gabriella Ferri che incontravo nella mia Testaccio, di Loredana Berté e Mia Martini, di Alice e Giuni Russo, di Patty Pravo e Gianna Nannini. Nella discussa puntata di XFactor persino dieci minuti dell’ormai cinquantenne Laura Pausini sembravano arrivare dalla luna rispetto alla fragilità dei giovani concorrenti, uno dei quali appunto costretto da Ambra a cantare la hit di Annalisa. Nella musica italiana il girl power ha prodotto almeno sei marchi contemporanei di successo, apripista Emma Marrone, poi Noemi, Alessandra Amoroso, Elodie, Angelina Mango e appunto Annalisa. Con un problema: ho nelle orecchie sempre il tormentone del momento ma se mi chiedete di canticchiare una loro canzone di dodici mesi fa nota come cavallo di battaglia per la sua indiscutibile bellezza e popolarità, andrei in crisi. Delle “ragazze” che ho citato in apertura invece tutti ma proprio tutti potrebbero cantare decine di canzoni: da Sei bellissima a Almeno tu nell’universo, da Pensiero stupendo a Un estate al mare, da I treni di Tozeur a Bello e impossibile, da La solitudine a Gli uomini non cambiano.

Insomma le cantanti una volta si legavano a un repertorio particolarmente d’impatto, a canzoni di assoluto spessore, fortemente femminili senza concedere invece nulla all’ammiccamento corporeo, pur non rinunciando ad una carica erotica che però derivava dalla performance artistica, non ne era premessa. Oggi Elodie riempie i palazzetti per un fortissimo carisma derivante dalla bellezza prepotente del suo corpo, che lei rivendica e su cui gioca provando pure a farlo diventare proposta di libertà femminile. Il tutto senza però aver mai prodotto una canzone memorabile. Annalisa credo ne abbia avute addirittura quattro in classifica contemporaneamente ma ha ragione Morgan, sono in tutta evidenza canzoni banali, nate per la classifica e non per un’urgenza artistica. Il tutto pur avendo doti di grinta, di capacità tecnica, di presenza sul palco di assoluto rilievo, figlie della scuola televisiva di Amici di Maria De Filippi. I loro coetanei maschi segnano la contemporaneità più vigorosamente: si può avere un giudizio durissimo su Fedez ma i sedici brani di Comunisti col Rolex, album scritto qualche anno fa con JAx, raccontano benissimo la tragica leggerezza del nostro tempo e non a caso chiuse con un tutto esaurito a San Siro; così l’intera produzione di un Calcutta o di un Coez, di un Gazzelle o di Ultimo, sarà ricordata come colonna sonora dei giovani di questi primi due decenni del secolo. Non mi viene in mente neanche una canzone di quelle ragazze che possa ambire a uno spazio come quello che invece ebbero le cantanti novecentesche in questo senso: basta ascoltare dieci note di Insieme a te non ci sto più e subito ti raffiguri il casco di capelli biondi di Caterina Caselli (e a nessuno vengono in mente i baffi di Paolo Conte, sublime autore del brano).

Cosa voglio dire? Voglio aprire a un dubbio: non sarà che le donne novecentesche erano infinitamente più moderne delle attuali, più capaci di permanere nella memoria, perché legate di più alla qualità profonda della loro proposta femminile, mentre oggi questa stessa proposta sembra scritta sul pelo dell’acqua, insomma è clamorosamente superficiale? Non è che tutta questa liberazione femminile è una gran fregatura per le donne stesse e per noi tutti, un compromesso al ribasso, se da Mina e Mia Martini siamo passati alle pur belle Elodie e Alessandra Amoroso, se da Loredana Bertè e Gianna Nannini siamo alle pur grintose Angelina Mango e Annalisa? E se ci spostassimo su altri versanti potrei dire da Elsa Morante a Chiara Gamberale che chiama papà pure per imbarcarsi sull’aereo, da Tina Anselmi a Ellie Schlein, da Monica Vitti a Michela Giraud, da Amanda Lear a Belen? Vero, pure i maschi hanno avuto un crollo. Ma ancora dettano l’agenda e mettono la musica su cui tutti ballano, altro che girl power. Anche nel tempo del primo presidente del Consiglio donna, ho l’impressione di vedere “l’altra metà del cielo” alle prese con una falsa necessità di liberazione dal “patriarcato” che mi sembrava nettamente più efficace in passato, quando nelle case la quotidianità era dominata dalle mamme e dalle mogli e dalle nonne, quando senza quote rosa le donne di qualità si affermavano ai vertici anche delle istituzioni, quando il taglio femminile proposto pure alla comunicazione di tipo artistico era inconfondibile e capace per questo di permanere stabilmente nella nostra memoria, in questo contribuendo anche al rispetto quasi sacrale che nel nostro Paese si è sempre nutrito per la donna.

Ragazze, tornate ad essere una per una indimenticabili. Non rassegnatevi ad essere commercio di prodotto, alla logica di un Onlyfans senza soluzione di continuità, alla conquista falsa di uno spazio “in quanto donne” usando il mix letale di corporeità e banalità ammantate da liberazione e contemporaneità. Nessun tempo come questo in cui siamo immersi è un tempo che ha bisogno di protagonismo e, dico di più, di leadership femminile. Ma proprio per questo serve una specificità del contributo, apprezzabile in termini qualificativi. Perché se è tutto e solo successo, soldi, al limite potere, state unicamente replicando in peggio i pessimi limiti mentali dei maschi. Dalle donne io mi aspetto molto di più, anche perché ne sono circondato avendo avuto solo figlie femmine. Un approccio mite, materno, accogliente e allo stesso tempo fermo, decidente, collaborativo è ciò che io ho in mente quando penso alla specificità femminile. So che nella fantasia e nella creatività non siete battibili. Fatelo vedere. In questo persino un commento duro di Morgan in una trasmissione come XFactor può essere utile per sviluppare un dibattito.

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30/10/2023
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