Storie

di Fabio Annovazzi

QUANDO UNA CONGIUNZIONE NON CAMBIA LA STORIA

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7 ottobre 1571, 7 ottobre a 1571. Microscopica differenza, quasi impercettibile. Una vocale in mezzo, la seconda congiunzione, la prima lettera dell’alfabeto italiano. Questo però non cambia la storia, perché il significato intrinseco è da secoli il medesimo. Certamente nel primo caso è utile specificare che sono gli anni che seguono la nascita di Cristo e nel secondo è l’altitudine sul livello del mare, ma sono quisquiglie di poco conto, la data sul calendario è corrispondente e riveste un altissimo valore morale e spirituale. In quello storico giorno autunnale nelle acque di Lepanto, un porto ionico all’ingresso del golfo di Corinto nell’attuale Grecia, ebbe inizio una delle più grandi battaglie navali che la storia ricordi. Si contrapposero le flotte musulmane dell’Impero Ottomano di Alì Pascià, intenzionate a sottomettere territorialmente gli “infedeli”, e quelle cristiane della Lega Santa messe insieme in fretta e furia, che sotto la spinta decisiva di Papa Pio V riuniva le flotte della Repubblica di Venezia, di Genova e di Lucca, dell’Impero spagnolo (con il Regno di Napoli e quello di Sicilia), dello Stato Pontificio, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia e quello di Urbino, Mantova, Ferrara e Granducato di Toscana. Il risultato fu clamoroso e i Mori, nonostante la schiacciante supremazia numerica, vennero sonoramente battuti perdendo oltre ¾ del loro potenziale bellico navale. Il sommo pontefice attribuì i meriti della miracolosa vittoria a Maria SS, e proprio da allora in quel giorno la Madre di Cristo viene onorata dai credenti col titolo onorifico di Madonna del Rosario. Un piccolo, decisivo, particolare che non può non balzare all’occhio arguto degli storici più attenti fu che i cristiani schierarono in combattimento le navi a forma di Croce, gli islamici, in tutta risposta, si predisposero con sembianze da mezzaluna. Ancora una volta quello che per i romani era il massimo segno di mortificazione, la più feroce e terrificante tortura, il simbolo di una sconfitta umana amara e umiliante, diventa viatico di un incredibile, e totalmente inaspettata, risurrezione. Quei legni incrociati segnano un trionfo netto sul potere islamico di allora, che già pregustava di banchettare lauti pasti nelle terre dei presunti miscredenti. Facendo le debite proporzioni, 452 anni dopo quell’evento ma sempre il 7 ottobre, in una piccola cima dominante il paesello e la sua valle denominata“La Corna”, all’altimetria simbolica ivi citata, anche noi abbiamo benedetto col nostro parroco quello che per antonomasia è il simbolo di tutta la cristianità. Sotto vi è stata apposta una targa indicativa, neanche quella casuale, ricordante il nome della vetta e la fondazione del locale gruppo di Averara dell’AIDO, l’associazione che si batte da sempre per favorire la cultura della donazioni post mortem di organi, tessuti e cellule. Quando ho visto la coincidenza non fortuita di date e altezza del sassoso pinnacolo mi sono corsi i brividi lungo la schiena, visti i recenti pruriti rigurgitanti odio verso il patibolo di Cristo. Allora come adesso la Croce da fastidio e spaventa, ovunque essa sia; eppure è il massimo segno dell’Amore, di un Dio che non ci lascia nei pasticci, si fa uomo per salvare dal male la sua creatura prediletta, e lo fa sino all’estremo sacrificio perdonando gli aguzzini. Ma ciò non basta e fa digrignare i denti a taluni: i più esagitati la vedono come fumo negli occhi, ed in nome di una laicità tanto cretina quanto ridicola vorrebbero farla sparire dalla circolazione e dagli ambienti civili e montani. Nel loro modus vivendi operano peggio dei Mori di allora (e dei seguaci attuali), hanno emesso in cuor loro una fatwa perpetua. Ma il “portare” croci, pesanti o leggere esse siano, terrorizza tutti, lo scrivente che batte queste righe sulla tastiera per primo. A parole siamo tutti gradassi e strafottenti sin che non ci tocca, ma quando giunge la prima servetta a smascherarci siamo tremebondi e rinneganti peggio di Pietro.

Gesù è caduto tre volte sotto il pesante legno prima di arrivare sul Golgota, il Cireneo l’hanno obbligato ad aiutarlo estorcendolo a forza dal suo cammino, se no col cavolo che si sarebbe offerto, figuriamoci dei semplici pusillanimi come noi, senza grazia siamo fritti. Anche perché le conseguenze non sono certo all’acqua di rose per chi realmente, e non facendo finta, ha intrapreso con convinzione l’irta via aperta dal Maestro. Insulti, derisioni, sbeffeggiamenti sono nel canone ordinario quotidiano, e in certe parti del mondo si paga anche con la vita questa sequela ardita, hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi, è inevitabile. Ma chi persevera sino alla fine, senza volgersi indietro rimpiangendo le cipolle d’Egitto, avrà la vittoria certa. La storia però è fatta di corsi e ricorsi, il nemico coi suoi adepti non si rassegna e ritenta sempre l’assalto. Più di un secolo dopo i maomettani erano sotto le mura di Vienna a tentare la spallata decisiva. Anche qui dovettero capitolare, oramai il dado era tratto. La svolta che ci fu a Lepanto segnò invero un’ inaspettata inversione di tendenza rispetto ai decenni precedenti che avevano visto prevalere costantemente le forze ottomane. Per il mondo cristiano fu la dimostrazione che i turchi potevano essere sconfitti in un grande scontro frontale e fu così che i cattolici presero coscienza, anche psicologicamente, delle proprie forze. Dal passato bisogna sempre trarre esempio, questi numeri coincidenti alla perfezione suonano distintamente all’orecchio come un forte presagio per il nostro claudicante cristianesimo. I tempi sono cambiati mi si dirà e per fortuna, almeno ora, non ci tocca intraprendere la doverosa strada della legittima difesa, la battaglia si combatte solo sul piano morale e spirituale, ma le vittime, e i traditori che si vendono al nemico per quaranta danari, ci sono eccome ed in apparenza stiamo perdendo rovinosamente. E se prendessimo consapevolezza invece anche noi (tentennanti) cattolici attuali che solo unendoci coraggiosamente possiamo vincere le nostre Lepanto di ogni giorno per salvare e rendere felici le anime?

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03/11/2023
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