Società

di Giuseppe Udinov

Stanato lo “scafista pendolare”

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La Guardia di finanza e la Polizia di Stato sono impegnate in un difficile lavoro di prevenzione e contrasto dell’immigrazione clandestina e ogni giorno effettuano indagini conoscitive sui migranti che sbarcano a Lampedusa o in qualunque altro porto italiano. L’obiettivo è il riconoscimento di chi sbarca ma anche l’individuazione, tra essi, degli scafisti e dei trafficanti. È proprio in una di queste indagini che sono arrivati al riconoscimento di uno “scafista pendolare” capace di fare la spola dall’Italia alla Libia più di una volta in meno di un mese.

A dispetto della narrazione portata avanti dai soliti integralisti dell’accoglienza, secondo i quali coloro i quali guidano i barconi di migranti sarebbero solo dei disperati costretti dalle circostanze a ricoprire quel ruolo, esistono prove e riscontri fattuali che si tratta di persone che volontariamente scelgono di mettersi alla guida per il trasporto. Nello specifico, il “pendolare” è sbarcato a Lampedusa una prima volta lo scorso 10 ottobre: com’è prassi ha fornito le sue generalità e fatto richiesta di asilo e protezione internazionale, diventata ormai una domanda standard. Tutti gli sbarcati in Italia, ormai, chiedono protezione internazionale: si tratta di un modo per prolungare la permanenza nel nostro Paese anche se non arriveranno mai a ottenerla e, nel frattempo, gli è garantito il soggiorno in Italia.

Quella stessa persona, riconosciuta grazie ai fotosegnalamenti, è sbarcata una seconda volta lo scorso 7 novembre al porto di Pozzallo dalla nave Aurora della Ong Sea-Watch. Era a bordo di un barcone recuperato “in emergenza” dall’imbarcazione tedesca e al suo arrivo sulle coste italiane, al momento del riconoscimento obbligatorio da parte delle autorità, ha fornito generalità diverse rispetto a quelle indicate nemmeno un mese prima in Sicilia. In nessuno dei due casi ha comunque fornito i suoi dati anagrafici corretti. Stando a quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, dopo lo sbarco a Lampedusa, l’uomo era stato trasferito in un centro di accoglienza di Roma ma da lì era riuscito ad allontanarsi per tornare in Libia.

Non è chiaro come ci sia riuscito ma quel che è certo è che il 5 ottobre si trovava alla guida della carretta del mare che circa 24 ore è stata recuperata dall’Aurora. L’arresto è stato eseguito dagli uomini della squadra mobile di Ragusa, che al termine delle indagini sono riusciti a risalire alla vera identità dell’uomo. Si tratta di un cittadino egiziano di 40 anni, J.M., ora in stato di fermo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Si trova rinchiuso nel carcere del capoluogo ibleo, dove gli è stato confermato il provvedimento restrittivo per un nuovo rischio di fuga.

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13/11/2023
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