Società

di Roberto Signori

LIBERIA - Cambio al vertice

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

La Repubblica della Liberia ha da qualche giorno un nuovo Presidente. È Joseph Nyuma Boakai, 78 anni, ex Vicepresidente che, dopo un secondo ricorso alle urne - necessario dato che il primo non aveva decretato la maggioranza delle preferenze nel testa a testa con il Presidente uscente George Weah -, ha superato il contendente con il 50,64% dei voti (49,36% Weah).

Il risultato giunge al termine di un lunghissimo processo elettorale passato per un primo turno svoltosi il 10 ottobre, ben 38 giorni prima del secondo, al quale Weah e Boakai arrivavano con un distacco risibile: rispettivamente 43,8% e 43,4%.
L’elezione, sei anni fa, del primo calciatore africano a vincere il Pallone d’oro, volto molto noto tra i liberiani ma un assoluto neofita della politica, aveva suscitato grandi speranze di cambiamento in un Paese che sta ancora uscendo da un durissimo periodo segnato da due guerre civili consecutive e dell’epidemia di Ebola del 2014-2016.

Il popolo liberiano matematicamente spaccato a metà rispetto al nuovo cambiamento al vertice. Padre Lorenzo Snider, missionario SMA, parroco di St John Vianney a Foya, offre spunti di giudizio sulle incertezze che pesano sul percorso di riconciliazione nazionale in un Paese che ha vissuto guerre civili durissime, ha conosciuto il fenomeno dei bambini soldato e ha visto precipitare la propria economia
I cattolici sono il 7,5% circa della popolazione.

“Questo periodo” riferisce padre Snider “è stato caratterizzato da un sentimento di grande apprensione da parte di tutti. La memoria della guerra civile è ancora viva nelle menti, nei cuori e nei corpi di molti. Il rischio di ricadere in un conflitto è stato percepito come attualissimo. La tensione continuava a crescere con il passare dei giorni, con le dichiarazioni e gli interventi nelle radio locali, le voci diffuse riguardanti le creazioni di gruppi paramilitari. Il pugno di voti che separavano il presidente Weah dal suo oppositore dopo il primo turno faceva presagire la possibilità di un risultato contestato. In generale comunque ha vinto il buonsenso e il momento post-elettorale non ha visto una escalation di violenza. Solo alcuni episodi, ad esempio un distretto qui vicino, a Vahun, dove i simpatizzanti dei due gruppi politici si sono scontrati ed alcune persone sono rimaste ferite”.
A spoglio quasi ultimato, il Presidente uscente George Weah ha detto “IL mio partito ha perso ma la Liberia ha vinto” e rilasciato dichiarazioni di distensione a cui hanno fatto eco le parole di Boakai che ha prima ringraziato l’ormai ex presidente a poi ha aggiunto che l’ammissione della sconfitta ha evitato il ritorno alle armi. “Le dichiarazioni del Presidente Weah – riprende Padre Lorenzo -sono state più che provvidenziali e tempestive. Sono state la vera chiave di volta della pace. Con un prima e un dopo. Prima paura e tensione, dopo gli scenari sono cambiati in modo radicale, vari leader del governo e dell’opposizione si sono allineati, il linguaggio è cambiato e nel Paese si respira aria di pace. Ora si apre il vasto campo della riconciliazione su cui occorrerà lavorare, soprattutto a livello locale e comunitario. Il risultato della consultazione elettorale, come detto, che ha visto praticamente i due fronti equivalersi e Joseph Boakai prevalere con un margine sottilissimo, mostrano la profonda divisione del Paese”.
Terminati i festeggiamenti, il nuovo Presidente dovrà affrontare una serie di sfide particolarmente complicate in uno dei Paesi tuttora più poveri dell’Africa occidentale, sebbene alcuni parametri siano in crescita. “Nel programma elettorale di Boakai riferisce il missionario - ci sono ambiti prioritari che rappresentano probabilmente le sfide più urgenti del Paese: stabilità macroeconomica e infrastrutture, la riforma del sistema sanitario, l’educazione, la lotta alla corruzione, lo sviluppo dell’agricoltura, stato di diritto e buon-governo, la lotta contro la disparità di genere e la protezione dei minori. Ciascuna di questi punti meriterebbe alcune parole di approfondimento. La rete stradale del Paese, per esempio, è una delle peggiori dell’Africa occidentale ed intere regioni rimangono isolate durante la stagione delle piogge; il sistema sanitario va potenziato e riposto al servizio della popolazione. Durante la prima fase del Covid l’intero Paese disponeva di un solo ventilatore polmonare. Così il sistema scolastico con un terzo dei ragazzi costretti ad abbandonare la scuola, la corruzione endemica in quasi tutti i settori dell’amministrazione etc. A mio modo di vedere la sfida a lungo termine è quella di accompagnare la Liberia, che ha ancora amplissime zone di foresta primaria, su un cammino di sviluppo integrale, che non lasci indietro nessuna fascia della popolazione e protegga tanto l’ambiente soprattutto dalla voracità straniera”.
Il terrore della violenza, della guerra, il ricordo dei bambini soldato, sono ancora troppo recenti per essere dimenticati. Come le stesse settimane elettorali hanno dimostrato, la popolazione, ha vissuto nella paura che si potesse tornare alle armi e alcuni episodi hanno fatto pensare che l’evenienza stesse per accadere e che il faticosissimo processo di riconciliazione nazionale, potesse crollare. “In tutto il Paese” racconta padre Lorenzo “c’era paura. Una paura profonda della possibilità di ricadere nella guerra civile. Alcuni episodi di violenza, seppur limitati, durante la campagna elettorale e in questi giorni sono stati gestiti con molta prontezza dalle forze dell’ordine, ma avrebbero potuto degenerare in scontri di massa. Le voci di gruppi paramilitari organizzati erano molto diffuse e i casi dei container di armi trovati al porto di Monrovia qualche mese fa rendevano credibili queste tesi. Per fortuna invece ragioniamo su una realtà che non ha la controprova reale. Nel 2005 è stata creata la commissione per la verità e la riconciliazione. Ha lavorato fino al 2011 producendo un rapporto dettagliato dei fatti e delle responsabilità, con proposte di vie di azione da seguire. Secondo molti osservatori questo rapporto è stato ampliamente ignorato ed ha avuto una scarsa ricaduta pratica. La coscienza della possibilità e della crudeltà della guerra è decisamente viva in tutti coloro che hanno più di 30 anni. Qui a Foya a causa degli scontri durante la campagna elettorale, che hanno lasciato sul terreno due persone, abbiamo assistito a una fuga di massa della popolazione. Anche se la capacità di resilienza della gente è straordinaria, tante sofferenze e drammi sono rimasti ancora inascoltati e questo genera frustrazione e ferite interiori che continuano a sanguinare”.

Durante la campagna elettorale – riferisce il missionario - la Chiesa cattolica “ha sempre mantenuto una posizione neutrale sbilanciandosi chiaramente sempre per la pace, il dialogo, la non violenza e invitando tutti i fedeli a sostenere il processo elettorale nella preghiera”.
Comunità minoritaria, in un Paese a maggioranza protestante e pentecostale, quella cattolica liberiana ha una storia di radicamento nella società e vanta figure che in passato sono state di grande riferimento per l’intera popolazione, come quella dell’Arcivescovo di Monrovia Michael Francis (1936/2013). “E’ una comunità che soffre e spera con e come tutto il Paese. Il processo sinodale della Chiesa universale” auspica padre Lorenzo “potrà dare nuovo vigore alla ‘comunione missionaria’ della Chiesa - famiglia di Dio in Liberia

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

20/11/2023
2902/2024
Sant'Augusto Chapdelaine martire

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Politica

Le polemiche inutili

Chi ha spacciato dati diversi non ha calcolato i voti ottenuti da tutte le 19 liste, ha compiuto errori banali come conteggiare le percentuali sui votanti e non sui voti validi, ha voluto deliberatamente chiudere gli occhi su dati che hanno del miracoloso, preferendo sviluppare le odiose polemiche inutili di soggetti che possono sfogarsi solo su Facebook o sui blog. Chi ha osato criticare il fatto che calcolassimo la percentuale solo considerando i comuni in cui ci siamo presentati, poi, ha toccato vette in cui la polemica inutile sconfina nel delirio da rabbia incipiente.
E veniamo alla questione politica. Perché siamo noi il quarto polo? Semplice: perché noi ci siamo. Sa dirmi l’augusto collega dell’Espresso quanti voti in una città chiave come Verona ha preso Alternativa Popolare di Alfano e Lupi o Energie per l’Italia di Stefano Parisi? Mi dice ad Avola o a Conegliano quanti consensi ha raccolto Idea di Quagliariello e Roccella? Siamo il quarto polo per assenza di competitori. Siamo tanti, prendiamo molti voti e pazientemente sopportiamo le polemiche inutili. Meno riusciamo a sopportare la fabbrica di veleni di cui è sempre capace l’Espresso, che quando il Circo Massimo lo riempiamo noi scrive che la capienza è trentamila, quando lo riempie Sergio Cofferati sono tre milioni.

Leggi tutto

Politica

Prosegue l’abuso di propaganda di Emma Bonino

Forse Emma non sa che il terzo comma dell’art 6 (che dichiarava punibile esclusivamente chi venisse “materialmente è colto in flagranza nell’atto di affissione” ed escludeva la solidarietà con il committente) è stato abrogato nel lontano 2007 e che dunque rischia l’arresto fino a sei mesi e con l’ammenda da lire 100.000 a lire 1.000.000.

Leggi tutto

Politica

I temi etici non sono politici?

Cosa ha provato a spiegare il Popolo della Famiglia? Che spendere decine di milioni di euro delle casse pubbliche per avviare una pratica generalizzata di selezione eugenetica finalizzata alla soppressione dei nascituri down era una scelta di stampo nazista. Il Nipt senza ombra di dubbio ha quella finalità: è stato reso gratuito in Islanda e in Danimarca a seguito del programma governativo “Down Syndrome free” ottenendo nell’ultimo quinquennio la soppressione del 100% in Islanda e del 98% in Danimarca dei nascituri down individuati dal test. Non sto a dire che per un cattolico tale comportamento e anche tale scelte politica di impiego delle risorse pubbliche dovrebbe implicare una immediata presa di distanza. Ma anche per chiunque abbia un minimo a cuore la sorte dei bambini down, al di là di qualsiasi orientamento religioso, un governatore che avvia questo tipo di “sperimentazioni” dovrebbe risultare immediatamente invotabile.

Leggi tutto

Politica

Report risultati elettorali liste Popolo della Famiglia

Alle elezioni amministrative del 3 e 4 ottobre 2021 il Popolo della Famiglia è stato protagonista con il proprio simbolo in trentanove liste presentate su tutto il territorio nazionale, partecipando a regionali, comunali, municipali e circoscrizionali con un reticolato organizzativo mai così fitto.

Leggi tutto

Politica

Erdogan vuole rimpatriare un milione di siriani

Il presidente turco ha annunciato la costruzione di 200mila case nel nord della Siria per chi sceglierà il ritorno volontario. Verrebbe alterato l’equilibrio demografico in una zona a maggioranza curda.

Leggi tutto

Politica

SUL PROGRAMMA DI APLI

Mentre sono tutti intenti ad accoltellarsi per mere ragioni di potere (Letta vuole uccidere Renzi, Calenda vuole fare il premier, come la Meloni che nel vertice del centrodestra finirà uccisa da Berlusconi e Salvini) noi di Alternativa per l’Italia abbiamo fatto una cosa scandalosa: abbiamo pubblicato il programma.

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2024 La Croce Quotidiano