Politica

di Giuseppe Udinov

La preoccupazione Onu sul Libano

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Nell’ultimo rapporto sull’applicazione della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza Onu, che sarà discusso oggi al Palazzo di Vetro, e che AsiaNews ha potuto analizzare, il segretario generale António Guterres si dice “preoccupato”. I timori sono relativi alle “violazioni del cessate il fuoco lungo la Linea Blu”, la demarcazione fra il Libano e Israele ufficializzata dalle Nazioni Unite il 7 giugno 2000 per superare le ostilità. La risoluzione 1701 rimane infatti, per Guterres, un prezioso strumento internazionale che è riuscito a garantire la pace su entrambi i lati del confine libanese e israeliano dal 2006.

La coordinatrice speciale per il Libano, Joanna Wronecka, illustrerà al Consiglio la situazione di grave crisi che è in corso lungo la Linea Blu e i colpi indirizzati al quartier generale della forza Onu (Unifil) a Nakoura. Nell’area solo due settimane fa un soldato nepalese della forza internazionale è rimasto ferito da un proiettile inesploso lanciato in precedenza dagli israeliani.

La 1701 prevede il ritiro di Hezbollah a nord del fiume Litani e il dispiegamento dell’esercito libanese e della Forza interinale delle Nazioni Unite per il Libano (Unifil) nella regione di confine. Nel suo rapporto, Guterres deplora “l’interruzione di questo ordine e lo scontro a fuoco tra Hezbollah e altri gruppi armati non statali da un lato e le Forze di difesa israeliane dall’altro”. Egli ha poi aggiunto: “Sebbene gli scambi di colpi siano stati in gran parte limitati alle immediate vicinanze della Linea Blu, il pericolo di un errore di calcolo e di un conflitto più ampio rimane”.

Per quanto riguarda la protezione dei giornalisti e dei civili, il segretario generale Onu ha invitato tutte le parti a rispettare i diritti umani e le leggi internazionali. Egli ha definito “deplorevole” la morte del giornalista libanese Issam Abdallah, ucciso in un attacco israeliano il 13 ottobre nel sud del Libano. Analoga posizione dovrebbe essere presa anche per la morte avvenuta ieri di due cronisti del canale panarabo al-Mayadeen e di un civile che li accompagnava, uccisi da un bombardamento israeliano nel settore di Tayr Harfa, assassinio che ha suscitato emozioni molto forti in Libano. Farah Omar e Rabih Maamari sono stati “deliberatamente presi di mira” dagli israeliani, ha accusato il direttore generale dell’emittente.

La preoccupazione di Guterres è condivisa dal presidente statunitense Joe Biden, che ha chiesto al suo inviato per il Libano, Amos Hochstein, arrivato a Tel Aviv il 20 novembre, di discutere le vie per scongiurare che il conflitto si estenda oltre la regione di confine. Secondo un funzionario Usa citato dalla Reuters Hochstein “sottolineerà che il ripristino della calma lungo il confine settentrionale di Israele è della massima importanza per gli Stati Uniti e dovrebbe essere una priorità assoluta sia per Israele che per il Libano”.

La posizione di Hezbollah

Il rapporto di Guterres condanna le violazioni della libertà di movimento dell’Unifil. Curiosamente, questa osservazione coincide con il rilascio, la scorsa settimana, del principale sospettato dell’omicidio di Sean Rooney, un peace-keeper irlandese attaccato nel villaggio di Aqibiye da persone vicine a Hezbollah. La decisione è stata presa ufficialmente per “motivi di salute”, ma potrebbe essere una sorta di messaggio alla forza internazionale Onu. Peraltro Hezbollah ha delle riserve sulla formulazione della risoluzione delle Nazioni Unite, che garantisce ai peacekeeper il diritto di condurre pattugliamenti senza un preventivo coordinamento con l’esercito libanese.

Ad una riunione generale presso il quartier generale Unifil hanno partecipato i rappresentanti dei Paesi che contribuiscono alla forza Onu. “Siamo di fronte a sfide serie. Ma il ruolo dell’Unifil resta ineludibile in quanto rimane l’unico interlocutore imparziale in grado di dialogare con entrambe le parti per evitare fraintendimenti ed errori di calcolo” ha dichiarato il portavoce Andrea Tenenti.

Da parte di Hezbollah, invece, potrebbe essere il momento di tirare ufficialmente una riga sotto la 1701, cancellandola dal tavolo. “Siamo realisti: la 1701 è molto lontana da noi” dice Mohammad Afif Naboulsi, uno degli astri nascenti del movimento sciita filo-iraniano. “Inoltre, a cosa serve questa risoluzione e la presenza dei Caschi Blu qui? Perché sono solo dalla parte libanese?” chiede Naboulsi, prima di aggiungere: “Mettiamo fine alla guerra a Gaza e tutto tornerà alla normalità”.

Tuttavia questa prospettiva, nella sua mente, significa un ritorno allo status quo che ha prevalso fino al raggiungimento della risoluzione. Qualcosa che Israele stesso non sembra più disposto ad accettare. Del resto Stato ebraico sta cercando di approfittare della situazione per imporre un nuovo ordine lungo i confini che costringa la parte sciita a rispettare rigorosamente la risoluzione 1701, cosa che finora ha fatto solo in parte e in modo vigliacco sinora.

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23/11/2023
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