Politica

di Mario Adinolfi

Bandecchi, Gramellini e la cappa di Vecchioni

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La vicenda di Bandecchi è ovunque in prima pagina. Chiudiamo subito la questione di merito: confesso di aver anche io “guardato il culo” di qualche bella ragazza e di averci poi provato. Immagino lo abbiano fatto molti maschietti in vita loro. Il tema dunque non è questo. Perché l’inelegante frase si è presa persino i titoli dei tg? Perché è stata pronunciata nella sacra aula del consiglio comunale di Terni? Vi assicuro che nel periodo da parlamentare ho sentito pronunciare tra i banchi frasi assai peggiori. Gramellini dice che Bandecchi è frutto della “cappa del politicamente corretto”. Fuochino. Attento, però, caro Gramellini: di quella cappa sei in Italia tra i più frenetici costruttori. Ogni articolo sul Corriere della Sera, ogni puntata su La7 è un continuo sciabordio di politicamente corretto. Il segnale però è interessante. Forse pure Gramellini si è reso conto che Pio e Amedeo funzionano meglio di Ale e Franz, che il generale Vannacci travolge le vendite dei libri di tutti gli intellettualini di sinistra che ospita in tv, che i primi quattro film più visti nella storia del cinema italiano sono tutti e quattro di Checco Zalone non di Ferzan Ozpetek, che le sinistre woke perdono sistematicamente ogni confronto democratico con le destre che in Italia non sfoggiano di certo una classe dirigente d’eccellenza. Perché? È semplice. Ma ora Gramellini prenda appunti.

Nel suo programma su La7 Gramellini ospita spesso Roberto Vecchioni, autore di tante belle canzoni tra cui la geniale Voglio una donna: “Abbiamo un mare di figli da pulirgli il culo / che la piantasse un po’ di andarsene in giro / la voglio come Biancaneve coi sette nani”. Un testo tutto così, potremmo definirlo bandecchiano, con un ritornello da far stramazzare al suolo la Cortellesi: “Voglio una donna con la gonna / prendila te quella col cervello / che s’innamori di te quella / che fa carriera e quella col pisello”. Vecchioni scrisse la canzone nel 1992 e ha dovuto passare gli ultimi tre anni a rilasciare interviste per scusarsene provando a vendere un significato che non c’è. Il vero significato è la glorificazione della donna nella sua profonda differenza dall’uomo (il finale del brano spiega che le donne maschilizzate ne assumono tutti i brutti vizi condannandosi alla solitudine). La canzone del 1992 travalicava i tempi ed è un piccolo geniale capolavoro, se da Gramellini in tv la rivendicasse senza traduzioni e tradimenti woke verrebbe forse bandito da La7 ma subito se ne sentirebbe la verità della genesi: Vecchioni era stato ingannato dalla donna che amava e per questo sognava una donna mite “noiosa come una canzone degli Inti Illimani” e non una “stronza come un uomo”. Testo molto bandecchiano, parolacce incluse. Inadatto alla tv gramelliniana, politicamente corretta.

Gramellini costruisce i suoi inni al politicamente il sabato e la domenica sera, su La7. Al venerdì sera l’onere spetta a Diego Bianchi che nell’ultima puntata ha ospitato un’imbarazzante intervista a Marco Bellocchio, venerato regista di sinistra. Il programma, intitolato Propaganda Live, è un luogo di dura e pura propaganda di sinistra politicamente corretta, Bellocchio giocava in casa, Bianchi era un intervistatore assai più che in ginocchio e voleva fargli lanciare il solito allarme contro i “fascisti che occupano la cultura”. Bellocchio ha farfugliato qualcosa di incomprensibile che in un lampo di verità è diventato il riconoscimento che lui fa i suoi film e guadagna bene, quindi tutto sommato del resto non gliene frega granché. L’intervista andrebbe proiettata nelle scuole: Bellocchio ha 84 anni, Vecchioni ne ha 81, potrebbero essere liberissimi ormai di dire qualsiasi cosa. Invece la cappa del politicamente corretto, che Gramellini e compagnia la sera in tv costruiscono per poi denunciarla come causa del bandecchismo la mattina sul Corriere della Sera, piega anche loro.

L’unica salvezza ormai è sentirsi liberi nel 2024 di dire la verità di avere nella vita “guardato il culo” di una bella ragazza, come nel 1992 Vecchioni si sentiva libero di poter cantare la verità: non voleva la donna “col pisello”. Bellocchio diventò famoso per aver raccontato i Pugni in tasca, titolo che ripresi per condurre una mia trasmissione su MTV. Tutto sta sempre in cosa portiamo in tasca, attorno a cosa serriamo i pugni. Deve essere la verità. Bisogna saper dire la verità e quello che il politicamente corretto obbliga a dire è moneta falsa, imbarazzante da quanto è scollegata dalla realtà dei fatti. Siamo sotto dittatura ideologica, se ne accorge pure uno dei cantori come Gramellini. Apra allora il suo salotto di anime belle tutte de sinistra ad un confronto più vero con voci plurali, faccia cantare a Vecchioni la sua vecchia canzone, non lo costringa a 81 anni a fare la figurina woke. Smantelli la cappa, lui con tutti quelli che l’hanno costruita e ci stanno lucrando sopra.

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24/01/2024
2802/2024
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