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di Mario Adinolfi

L’arma più forte

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Gli Oscar sono lo specchio del tempo. Una volta si premiavano i bei film e si ringraziava Harvey Weinstein (lo fece anche Roberto Benigni nel famoso discorso con la statuetta in mano, il trionfo de La Vita è Bella lo deve a lui). Poi è arrivata l’ideologia. Via col vento è diventato un film razzista di cui vergognarsi (Hbo lo ha rimosso dal suo catalogo) pure se di Oscar ne ha vinti otto e nel 2016 scoppia la polemica perché per due anni di fila non ci sono attori e attrici protagonisti neri tra le quaranta nomination. Ci si attrezza. Subito nomination e premio a Mahershala Ali, nel 2018 vai con la trans Daniela Vega tra i presentatori, nel 2019 miglior film a Green Book sempre con Mahershala Ali premiato pure lui, mentre quest’anno arriva la polemica femminista.

Ryan Gosling ha appena ottenuto la nomination per il film Barbie e si è lamentato perché non sono state nominate né la regista né l’attrice protagonista. La sua polemica gli ha garantito paginate su tutti i giornali del mondo perché Barbie è un vero e proprio pamphlet del femminismo. Forse anche per questo ha ottenuto meno nomination del capolavoro di Christopher Nolan, Oppenheimer. Ma Gosling ha fiutato bene l’aria che tira.

Dalla parità dei diritti si apre la stagione degli obblighi di disparità, nelle nomination agli Oscar diventerà obbligatorio preferire una regista femmina al collega maschio. Siamo tornati alle tristi stagioni in cui il cinema serve alla propaganda di regime. Mussolini lo chiamava “l’arma più forte”. Era un tipo sveglio.

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26/01/2024
2802/2024
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