Politica

di Mario Adinolfi

Spiegare e resistere: l’aborto è un delitto

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Continua la polemica sul convegno antiabortista alla Camera in una sala prenotata da un deputato leghista che manco s’è presentato al convegno e ora si mozzerebbe la mano con cui ha inviato l’email di prenotazione. Tutti fuggono come topi e la Lega si affretta a far sapere che la sua linea politica sull’aborto è “la libera scelta della donna”. Buono a sapersi. Di Repubblica già vi ho detto, oggi pure il Corriere della Sera piazza la storia in prima pagina e l’articolo di pagina 13 titola sulle “frasi choc”, cioè quella in cui si afferma che l’aborto è “inaccettabile anche in caso di stupro”. Che è un’ovvietà per chi considera l’aborto un omicidio e questo lo scriveva Pasolini proprio sul Corriere della Sera. Se l’aborto è la soppressione di una vita umana innocente, perché tale soppressione sarebbe legittimata dallo stupro che l’ha originata?

Consiglio la lettura del mio libro Contro l’aborto, ci sono pagine e pagine dedicate alle domande idiote, sempre le stesse, che vengono poste dagli abortisti. Può essere comprensibile che la donna non voglia avere a che fare con il figlio di uno stupro, ma non può ucciderlo: porta a termine la gravidanza e poi il bimbo sarà dato in adozione. Questo è il punto di vista di un antiabortista. Non è obbligatorio condividerlo, lo si può contestare, ma quella in atto è un’operazione che mira a intimidire chiunque sia contro l’aborto sentenziando che è una posizione non legittima, che non si può sostenere pubblicamente, che non si possa affermare in un’aula della Camera. La tragedia è che pure chi quell’aula l’ha prenotata, intimidito, ora ritratta tutto. In ogni paese del mondo, guardate il dibattito statunitense, abortisti e antiabortisti hanno uguale diritto alla tribuna pubblica. In Italia, complici anche le destre culturalmente subalterne ai diktat ideologici della sinistra, si vuole negare ogni spazio alle idee dei prolife. È un martellamento continuo, zeppo di fake news.

Anche oggi il Corriere della Sera replica la notizia falsa dei “due referendum” bocciati nel 1981 per l’abrogazione della legge 194, facendo credere che siano due quesiti antiabortisti e che dunque l’aborto sia democraticamente legittimato. Tutto falso. Il quesito antiabortista prese il 32% di sì. L’altro quesito fu presentato dai radicali e puntava a rimuovere ogni limite e rendere l’aborto sempre e comunque praticabile ad esempio “in caso di stupro”anche dopo la 12esima settimana. Ebbene quel quesito abortista prese appena l’11.5% di sì, venne travolto dall’opposizione dell’88.5% degli italiani. Questo il Corriere della Sera non lo scrive, non lo spiega, probabilmente l’articolista ha copiato il collega ignorante di Repubblica e ci ha scritto su pezzo e box con la fake news dei “due referendum” pro-aborto. Sono due referendum contro la legge 194 e la legge 194 spiega cos’è l’aborto nell’ordinamento giuridico italiano: assolutamente non un diritto, ma un delitto. Semplicemente la 194 lo rende un delitto depenalizzato a determinate condizioni, condizioni non superabili ad esempio dall’eventuale stupro che ha generato la gravidanza.

Ovviamente articoli con queste incontestabili spiegazioni politiche, culturali e storiche potete trovarli solo qui. Tempo fa Pasolini poteva scrivere sul Corriere della Sera un articolo intitolato Io sono contro l’aborto, in cui spiegava che l’aborto è un omicidio. Sul Corriere della Sera oggi Pasolini sarebbe considerato autore di “frasi choc” e ovviamente cacciato. L’altra sera in tv Stefano Cappellini di Repubblica sbraitava: “Ditemi il nome di un solo scrittore di destra ingiustamente censurato dalla sinistra”. Gli interlocutori, di questa destra culturalmente subalterna, balbettavano e non hanno saputo fargli un nome. Non si ricordavano che il sindaco di Bologna spalleggiato dalla segreteria del Pd si era schierato coi facinorosi che non volevano che arrivasse in città il mio Contro l’aborto, di fatto impedendone con la violenza la presentazione e che in quattrocento provarono con le mazze a fare lo stesso a Mestre, mentre l’università La Sapienza ha collezionato anni di recenti censure, togliendo la parola a intellettuali non di sinistra di vario rango, da Benedetto XVI a Capezzone.

Siamo in un tempo cupo e autoritario in cui la sinistra “inclusiva” escluderebbe dalle pagine dei suoi giornali e dall’alveo di coloro che hanno diritto di parola anche Pier Paolo Pasolini, perché “l’aborto è un omicidio” è una “frase choc”. Anche Pasolini verrebbe isolato e nessuno si sognerebbe mai di difenderlo, chi avesse prenotato una sala della Camera per fargli pronunciare quelle idee vista la mala parata lo rinnegherebbe subito. Poi verrebbe distorta pure la storia, verrebbero ignorati pure i numeri, per dire che tutto questo è sancito da “due referendum” con cui la legge 194 ha fissato il “diritto all’aborto”. Ricordatevelo, è tutto falso.

La legge 194 non istituisce un diritto, depenalizza un delitto a determinate condizioni. Tra tali condizioni non c’è lo stupro. Chi voleva rimuovere queste condizioni era il Partito radicale abortista che presentò un referendum e perse sonoramente, travolto da un 88.5% di contrari. Ricordatevi soprattutto che in gioco non è il tema dell’aborto, ma quello della libertà di pensiero e di parola, così come di azione politica democratica per far valere le proprie idee. Stanno tentando di intimidire i dissenzienti, silenziandoli e delegittimandoli, spiegando che se oseranno parlare la pagheranno cara. E così molti arretrano e rinnegano. Ma anche per loro i più forti devono resistere. Spiegare e resistere.

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26/01/2024
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