Chiesa

di Tommaso Ciccotti

L’Argentina aspetta papa Francesco

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“Mama Antula è una donna inquieta che speriamo ci renda cristiani inquieti e che ci faccia incarnare veramente la Chiesa in uscita, come ci chiede Papa Francesco”. Monsignor Jorge Ignacio García Cuerva, arcivescovo di Buenos Aires, spiega l’importanza della canonizzazione della beata María Antonia de San José de Paz y Figueroa, più conosciuta come Mama Antula, che sarà canonizzata l’11 febbraio da Papa Francesco nella celebrazione che si terrà alle 9.30 nella Basilica vaticana. La proclamazione della “prima santa” dell’Argentina è un dono per il Paese che in questo momento attraversa “un momento molto brutto”, a causa dell’inflazione e della povertà, spiega l’arcivescovo. Che esprime speranze anche per un eventuale futuro viaggio del Papa nella sua terra natale, come da lui stesso auspicato in diverse interviste. Questa sarebbe una grande gioia per le persone, sottolinea García Cuerva: “Per me significa l’incontro del pastore con il suo popolo. Penso che ci siano tante persone desiderose di incontrarlo, e d’altra parte credo che la figura di Francesco sia riconosciuta a livello mondiale, è un leader mondiale, mentre a volte noi argentini non abbiamo lasciato che Bergoglio fosse Francesco e lo abbiamo messo in mezzo alle nostre discussioni e alle nostre divisioni particolari”.

Del Papa l’arcivescovo commenta anche il Messaggio per la Quaresima di quest’anno: Attraverso il deserto Dio ci guida verso la libertà. Un testo con il quale - sottolinea - Francesco ci invita a conservare la gioia e a non cadere nella tristezza, che corrode l’anima impedendoci di continuare il cammino. Anche all’udienza generale di mercoledì scorso il Papa ha parlato di una tristezza che genera disperazione e angoscia profonda, osserva il pastore di Buenos Aires. E commenta: “Credo che dobbiamo essere mistici con gli occhi aperti in grado di svelare la presenza di Dio nel profondo della realtà quotidiana. Il Papa nel suo messaggio afferma che in questa marcia nel deserto a volte dobbiamo fermarci e dice che fermarsi fa parte della marcia. Questo è interessante perché spesso noi facciamo continuamente delle cose, oppure restiamo fermi e pensiamo di non fare nulla. Penso che a volte dobbiamo fermarci per riflettere, per ascoltare la voce di Dio nel profondo del nostro cuore, per non lasciarci consumare dal vortice e dall’attivismo. Quindi è una buona idea per la Quaresima questo fermarsi, pensando che fermarsi fa parte della marcia”.

Monsignor García Cuerva fa quindi riferimento all’attuale situazione economica, sociale e politica che attraversa l’Argentina, la quale, secondo gli ultimi dati dell’Indec, supera il tasso di povertà del 40% e ha un tasso di inflazione superiore al 12%. “Da un lato - commenta il presule - non possiamo rimanere indifferenti perché per noi i tassi di povertà significano fratelli e sorelle che stanno attraversando un momento molto brutto. Da anni l’Argentina, purtroppo, vive questa crisi e queste cifre devono ferirci profondamente perché, appunto, non sono numeri, sono volti concreti e io dico sempre che la leadership politica, imprenditoriale e religiosa, tutti noi abbiamo un po’ di responsabilità per essere arrivati a questa situazione”. La responsabilità per l’arcivescovo è anche quella di riuscire a mettersi tutti attorno ad un tavolo per fare alcune proposte concrete che facciano uscire definitivamente tanti fratelli da questa difficile situazione. “Penso che noi argentini meritiamo di sederci a un tavolo, di guardarci negli occhi e riconoscerci fratelli. Abbiamo avuto esperienze in cui ci siamo mobilitati tutti, come il Mondiale, che unisce enormemente noi argentini. È tempo per noi di mettere da parte questo famoso divario ideologico e culturale, di pensare a questi volti concreti, di questo 40% di povertà e dire: come possiamo far progredire insieme il nostro Paese?”

Riferendosi alle sfide che la Chiesa in Argentina deve affrontare, monsignor García Cuerva dice che la gioia cristiana è la risposta alla dura realtà e ai tempi difficili che il Paese sta vivendo. E spiega: “La gioia cristiana non è ottimismo stupido. La gioia cristiana ha a che fare con il sapere che Gesù ci accompagna, è avere veramente la consapevolezza che Egli ha sconfitto per sempre la morte con la sua risurrezione. Sapendo che spesso dalla croce nascono la gioia e la speranza e che ogni giorno dobbiamo scegliere l’atteggiamento che vogliamo avere nei confronti della vita”. La Chiesa, prosegue l’arcivescovo, deve aiutare il popolo argentino a non arrendersi, a continuare ad aggrapparsi alla speranza e anche alla gioia. “Non servono ulteriori diagnosi sulla crisi, la gente la sperimenta già semplicemente andando al supermercato, ritirando lo stipendio a fine mese. Quindi la sfida è come, nell’attuale difficile realtà sociale, possiamo essere testimoni di una buona notizia, cioè la convinzione che Dio accompagna la nostra vita, che non ci ha dimenticati”. A proposito della fede del popolo argentino, l’arcivescovo di Buenos Aires si sofferma quindi sulla figura, la vita e l’opera di Mama Antula, a pochi giorni dalla canonizzazione: “La prima santa argentina ci sfida come società e come Chiesa a non lasciare solo sugli altari il modello di vita che lei ci ha lasciato”. Ricordando questa laica del XVIII secolo che visse nel difficile periodo seguito all’espulsione voluta dal re Carlo III dei gesuiti dalla Spagna e anche dal Vicereame del Río de la Plata, ma che convinta che gli Esercizi Spirituali fossero una proposta evangelica per la società del tempo li seppe portare avanti, il presule afferma: “Dobbiamo ripensarci come Chiesa quando Papa Francesco ci parla di creatività e di audacia e scrive nell’Evangelii Gaudium di un annuncio del Vangelo senza paura e senza indugi. Credo che Mama Antula abbia incarnato quello spirito missionario. Per questo dico che il suo modello di vita non solo deve restare sull’altare - da domenica in poi sarà santa - ma deve anche sfidare noi argentini”.

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09/02/2024
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