Chiesa

di Tommaso Ciccotti

Papa a Confartigianato: giù i muri di esclusione

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

Papa Francesco riceve in Vaticano la grande famiglia di Confartigianato, l’associazione italiana nata nel ’46 dalle ceneri della Seconda Guerra mondiale che, grazie alla sua attività, ha dato una spinta alla rinascita e allo sviluppo dell’economia del Paese. Un contributo che il Papa ricorda nel suo discorso in Aula Paolo VI a circa 7 mila imprenditori e rappresentanti della Confederazione di artigiani e imprese, venuti da ogni parte d’Italia, ai quali chiede di non far mancare mai nel proprio lavoro quel tocco di “ingegno” e “creatività” che è prerogativa unica dell’uomo, in mezzo ai tanti e grandi sviluppi tecnologici.

ari fratelli e sorelle, buongiorno!

Sono contento di accogliervi così numerosi, imprenditori e rappresentanti della Confederazione, venuti da ogni parte d’Italia. Saluto il Presidente e tutti voi che fate parte di Confartigianato.

Nata nel 1946 sulle ceneri della seconda guerra mondiale, la vostra Associazione ha contribuito alla rinascita e allo sviluppo dell’economia nazionale. In questi decenni l’artigianato ha conosciuto notevoli trasformazioni, passando dalle piccole botteghe ad aziende che producono beni e servizi anche su larga scala. L’uso delle tecnologie ha accresciuto le possibilità del settore, ma è importante che non finiscano per sostituire la fantasia dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio. Le macchine replicano, anche con una rapidità eccezionale, mentre le persone inventano!

Le vostre attività valorizzano l’ingegno e la creatività umana. In particolare, vorrei sottolineare quanto il vostro lavoro sia connesso con tre membra del corpo: le mani, gli occhi e i piedi.

Le mani. Il lavoro manuale rende partecipe l’artigiano dell’opera creatrice di Dio. Fare non equivale a produrre. Mette in gioco la capacità creativa che sa tenere insieme l’abilità delle mani, la passione del cuore e le idee della mente. Le vostre mani sanno realizzare moltissime cose che vi rendono collaboratori di Dio. Dice il Signore: «Come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani» (Ger 18,6). Benedite e ringraziate il Signore per il dono delle mani e per il lavoro che vi consente di esprimere. Sappiamo che non tutti hanno questa fortuna: c’è chi sta con le mani in mano, c’è chi è disoccupato e chi è in cerca di occupazione. Tutte situazioni umane che hanno bisogno di essere guarite. A volte capita anche che le vostre aziende siano in ricerca di personale qualificato e non lo trovino: non scoraggiatevi nell’offrire posti di lavoro e non abbiate timore a includere le categorie più fragili, ossia i giovani, le donne e i migranti. Vi ringrazio per il contributo che date per abbattere i muri dell’esclusione verso chi ha gravi disabilità o è invalido magari proprio a causa di un incidente sul lavoro, verso chi è tenuto ai margini e sfruttato. Ogni persona va riconosciuta nella sua dignità di lavoratrice e lavoratore. Non tarpiamo mai le ali ai sogni di chi intende migliorare il mondo attraverso il lavoro e servirsi delle mani per esprimere sé stesso.

Gli occhi. Le mani, adesso gli occhi. L’artigiano ha uno sguardo originale sulla realtà. Ha la capacità di riconoscere nella materia inerte un capolavoro prima ancora di realizzarlo. Quello che per tutti è un blocco di marmo, per l’artigiano è un elemento di arredo; quello che per tutti è un pezzo di legno, per un artigiano è un violino, una sedia, una cornice! L’artigiano arriva prima di tutti a intuire il destino di bellezza che può avere la materia. E questo lo avvicina al Creatore. Nel Vangelo di Marco Gesù è definito «il falegname» (6,3): il figlio di Dio è stato artigiano, ha imparato il mestiere da San Giuseppe nella bottega di Nazaret. Ha vissuto per diversi anni tra pialle, scalpelli e attrezzi di carpenteria. Ha imparato il valore delle cose e del lavoro. Il consumismo ha diffuso una brutta mentalità: la mentalità dell’“usa e getta”. Ma il creato non è una somma di cose, è dono, «un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode» (Enc. Laudato si’, 12). E voi artigiani ci aiutate ad avere occhi diversi sulla realtà, a riconoscere il valore e la bellezza della materia che Dio ha messo nelle nostre mani.

I piedi. Le mani, gli occhi… e ora i piedi. I prodotti che escono dalle vostre attività camminano per il mondo intero e lo abbelliscono, rispondendo ai bisogni della gente. L’artigianato è una strada per lavorare, per sviluppare la fantasia, per migliorare gli ambienti, le condizioni di vita, le relazioni. Per questo mi piace pensarvi anche come artigiani di fraternità. La parabola del buon samaritano (cfr Lc 10,29-37) ci ricorda questo artigianato delle relazioni, del condividere insieme. Il samaritano si è fatto prossimo, si è chinato e ha rialzato l’uomo ferito rimettendolo in piedi e ungendolo di dignità attraverso i gesti della cura. Così «la parabola ci mostra con quali iniziative si può rifare una comunità a partire da uomini e donne che fanno propria la fragilità degli altri, che non lasciano edificare una società di esclusione, ma si fanno prossimi e rialzano e riabilitano l’uomo caduto, perché il bene sia comune» (Enc. Fratelli tutti, 67). I nostri piedi ci consentono di incontrare molte persone cadute lungo la strada: attraverso il lavoro possiamo permettere loro di camminare con noi. Possiamo diventare compagni di strada, in mezzo alla cultura dell’indifferenza. Ogni volta che facciamo un passo per avvicinarci al fratello, diventiamo artigiani di una nuova umanità.

Vi incoraggio ad essere artigiani di pace in un tempo in cui le guerre mietono vittime e i poveri non trovano ascolto. Le vostre mani, i vostri occhi, i vostri piedi siano segno di un’umanità creativa e generosa. E il vostro cuore sia sempre appassionato della bellezza. Grazie per il bene che realizzate. Vi affido alla protezione di San Giuseppe, che custodisca voi, le vostre famiglie e il vostro lavoro. Vi benedico di cuore. E vi chiedo per favore di pregare per me. Grazie!

Abbonati agli albi cartacei de La Croce e all’archivio storico del quotidiano

12/02/2024
2202/2024
Cattedra di S. Pietro

Voglio la
Mamma

Vai alla sezione

Politica

Vai alla sezione

Articoli correlati

Politica

UNA CHIESA IN CUI VA BENE TUTTO A CHE SERVE?

Leggo su Associated Press dei nuovi Dubia avanzati da 5 cardinali di 5 continenti. Come al solito la polemica sarà aizzata attorno al tema dell’omosessualità

Leggi tutto

Chiesa

Il re del Bahrein da papa Francesco

Il vicario dell’Arabia del Nord osserva con preoccupazione l’escalation del conflitto fra Israele e Hamas. La situazione potrebbe precipitare con l’invasione della Striscia, riflessi per tutta la regione. Oggi papa Francesco riceve il re Hamad bin Isa Al Khalifa in Vaticano, rilanciando il cammino di dialogo e confronto. La cattedrale di Nostra Signora meta turistica per cristiani e musulmani.

Leggi tutto

Storie

Autismo, la socialità “diversa” sale sul palco e si racconta

Al Teatro degli Eroi di Roma, sabato 18 novembre alle 21 e domenica 19 novembre alle 17, in scena l’opera “Noi2, tra pesci d’argento e coralli rossi”, storia di un cammino di vita tra una mamma e il proprio figlio affetto da disturbo del neurosviluppo

Leggi tutto

Società

All’Expo2025 di Osaka un padiglione della Santa Sede

Racconterà il tema “La bellezza porta speranza” in dialogo con il Giubileo in programma a Roma nello stesso anno. Attraverso mostre, installazioni ed eventi offrirà una riflessione su un futuro condiviso per l’umanità a partire dall’esperienza dell’arte cristiana.

Leggi tutto

Chiesa

Papa Francesco - Udienza generale: la lussuria

È la lussuria il vizio su cui il Papa richiama l’attenzione durante l’udienza generale. La catechesi prosegue il ciclo dedicato ai vizi e alle virtù. Il cristianesimo non condanna l’istinto sessuale e l’innamoramento “è una delle realtà più sorprendenti dell’esistenza”, ma la sessualità se non iscritta in una relazione è una catena: amare è rispettare l’altro, la lussuria “rapina, consuma in tutta fretta”

Leggi tutto

Storie

Storie: il sacchetto di chiodi

«Tutto ciò che diciamo, è per sempre.»

Leggi tutto

La Croce Quotidiano, C.F. P.IVA 12050921001

© 2014-2024 La Croce Quotidiano