Politica

Il disegno politico di Salvini

Salvini pensa che governerà “per un trentennio” e in effetti l’assenza di opposizioni oltre che la debolezza del suo alleato nell’esecutivo lo autorizza a queste rosee previsioni. In più è andato ad Arcore da Berlusconi per accertarsi che a Berlusconi interessa sempre e solo una cosa, cioè la sua “roba”, i tetti pubblicitari e quelle faccende lì, sul resto via libera a tutto a partire da Foa presidente della Rai che, poverino, è a bagnomaria a viale Mazzini da due mesi.

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La supercazzola chiamata PD

La Storia del PD dalla sua fondazione ad oggi. Dieci anni di sopravvivenza sono pure troppi

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Prima le mamme

Il ddl Pillon, così come la proposta dei patti prematrimoniali del ministro Fontana, è un testo che non può essere sostenuto da chi crede nel principio della distinzione chiara dei ruoli tra paternità e maternità.

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Forza Orban

Orban non è un fascista e uno xenofobo, è un leader del Partito popolare europeo. Le radici del Ppe sono quelle degasperiane e sturziane, il Ppi nacque cento anni fa e fu il primo Partito popolare a essere fondato in Europa. Orban è il premier ungherese da vent’anni: i magiari lo votano perché in questi venti anni ha continuato ad avere successi clamorosi sul fronte economico, le persone in Ungheria vivono meglio grazie a Orban.

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Le ragioni di un popolo che si è messo in cammino

Lunga intervista in presa diretta con il direttore del nostro quotidiano, nella veste politica di fondatore e presidente del Popolo della Famiglia: a porgli le domande e raccogliere le risposte è Paul Freeman, il coordinatore dell’Associazione Culturale Cattolica Zammeru Maskil, editrice del noto sito “ilcattolico.it”. La conversazione spazia dalle motivazioni che hanno portato alla fondazione del movimento politico alle ragioni che ne suggeriscono il suo assetto attuale. Il PdF si rifà a un’eredità politica e culturale in cui l’era del personalismo dei leader era ancora di là da venire.

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Il Popolo della Famiglia: presente e futuro

La prospettiva indicata dal Popolo della Famiglia al di là delle contingenze è quella di un soggetto unitario dei cattolici. Il tempo dei “cattolici nei partiti” si è concluso perché dimostratosi fallimentare e ha condannato in pochi anni i cattolici all’irrilevanza, con il paradosso che le peggiori leggi contro la vita e contro la famiglia sono state varate con cattolici, eletti nel centrodestra e nel centrosinistra, che detenevano tutte le leve del potere. Ovviamente servirà tempo, la Chiesa dovrà rendersi conto di questa necessità e fidarsi della responsabilità dei laici cristiani impegnati nel progetto, senza pretendere di tornare alla stagione dei vescovi-pilota, a cui peraltro si sottrassero sia Sturzo che De Gasperi (finendo il primo in esilio, il secondo in un clima di ostilità con Pio XII per tutta la fase finale della sua vita). Ma il futuro del cattolicesimo politico è in un soggetto il più possibile unitario dei cattolici, autonomo e libero da vincoli coalizionali, accettabili solo se della coalizione si detiene la piena condizionabilità o l’egemonia. Ad alcuni questo traguardo pare inarrivabile, il Popolo della Famiglia si è attrezzato per la traversata del deserto dando appuntamento a molti al compimento della stessa, quando la visione chi indichiamo sarà a tutti più nitida.

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Se non mentendo

Stanchi di leggere ricostruzioni fantasiose dei fatti recenti riguardanti il PdF, una volta e per tutte per i pochi interessati li narriamo per come sono avvenuti, in termini oggettivi non contestabili.

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PERCHE’ IL PDF RIPARTE DA CAMALDOLI

Tre quarti di secolo fa, in un tempo davvero davvero difficile e se leggete le date seriamente coraggioso, cioè dal 18 al 24 luglio 1943, un gruppo di intellettuali (laici e religiosi) cattolici si riunì, presso il monastero benedettino di Camaldoli, sotto la guida di mons. Adriano Bernareggi, assistente ecclesiastico dei laureati dell’Azione Cattolica, con l’intento di confrontarsi e riflettere sulla dottrina sociale della Chiesa e sui problemi della società, sui rapporti tra individuo e stato, tra bene comune e libertà individuale.

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1809/2018
S. Giuseppe da Copertino

Voglio la
Mamma

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CODICE DI CAMALDOLI: STATO E FAMIGLIA

La Costituzione repubblicana deve moltissimo al Codice di Camaldoli e la sua riscoperta serve a tornare alle radici e alle ragioni di un tempo in cui un soggetto politico autonomo di ispirazione cristiana riusciva a essere sostanzialmente egemone, perché partiva da uno studio analitico delle esigenze del Paese, fornendo risposte chiarissime anche quando queste risposte dovevano essere necessariamente complesse.

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Cosa accade realmente nel Popolo della Famiglia

Mario Adinolfi traccia un’analisi degli avvenimenti che hanno contraddistinto la settimana del PDF.

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Una strada per liberi e forti

Nei giorni in cui c’è stato e c’è chi insistentemente afferma che il Popolo della Famiglia non serve più a niente non avendolo condotto immediatamente al seggio parlamentare, dunque meglio acconciarsi a sostenere i nuovi potenti e il governo del Trentennio, io resto sempre più convinto del progetto pidieffino e provo a delinearlo per quello che è, per quello per cui l’abbiamo fondato nel marzo 2016, per quello per cui credo che abbia ancora lo stesso inalterato senso ventotto mesi dopo e nel futuro a venire.

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Lettera a Gianfranco Amato

Con un lungo testo pubblicato ieri su La Verità il già segretario nazionale del Popolo della Famiglia ha rassegnato le proprie dimissioni dall’ufficio partitico. Procedura singolare, si obietterà, ma vogliamo qui soffermarci su altre questioni, più di sostanza, per osservare che il PdF vive in forza dell’ormai insostenibile irrilevanza dei cattolici nella politica italiana. Non in virtù delle ragioni e delle ambizioni di suoi simpatizzanti, militanti, dirigenti.

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Il Popolo della Famiglia è la sola alternativa

Il Popolo della famiglia, oggi sta continuando a seminare. Oggi mette sempre al centro la buona politica: il fare per l’altro. Oggi continua sempre di più il suo operato. Ci siamo e stiamo continuando a radicarci in tutto il territorio italiano e nelle politiche del 4 Marzo, nonostante tutto e tutti ci siamo presentati in autonomia, 220mila persone hanno sbarrato il nostro simbolo. 220 mila per molti una sconfitta ma per noi, per me rappresentano un INIZIO. Alle amministrative abbiamo superato in molti comuni l’1% e non è scontato.

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Ragionare sulla disfatta a sinistra

Noi come Popolo della Famiglia lo abbiamo promesso e siamo stati conseguenti: la sinistra principale responsabile delle leggi contro il matrimonio, contro la vita, contro la famiglia stessa andava abbattuta democraticamente e così è stato. Abbiamo dato il nostro contributo a questo risultato con i 219.645 voti raccolti il 4 marzo sul simbolo del PdF e siamo stati parte attiva anche nelle vittorie ai ballottaggi di domenica 24 giugno, a Imperia e a Terni, a Massa e in qualche modo anche a Imola, dove il nostro candidato autonomo alla carica di sindaco lo abbiamo tolto al Pd, provocando l’avvio della frana che dopo tre quarti di secolo ha chiuso una storia che è stata, appunto, di pensiero unico.

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