Politica

Se non mentendo

Stanchi di leggere ricostruzioni fantasiose dei fatti recenti riguardanti il PdF, una volta e per tutte per i pochi interessati li narriamo per come sono avvenuti, in termini oggettivi non contestabili.

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PERCHE’ IL PDF RIPARTE DA CAMALDOLI

Tre quarti di secolo fa, in un tempo davvero davvero difficile e se leggete le date seriamente coraggioso, cioè dal 18 al 24 luglio 1943, un gruppo di intellettuali (laici e religiosi) cattolici si riunì, presso il monastero benedettino di Camaldoli, sotto la guida di mons. Adriano Bernareggi, assistente ecclesiastico dei laureati dell’Azione Cattolica, con l’intento di confrontarsi e riflettere sulla dottrina sociale della Chiesa e sui problemi della società, sui rapporti tra individuo e stato, tra bene comune e libertà individuale.

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CODICE DI CAMALDOLI: STATO E FAMIGLIA

La Costituzione repubblicana deve moltissimo al Codice di Camaldoli e la sua riscoperta serve a tornare alle radici e alle ragioni di un tempo in cui un soggetto politico autonomo di ispirazione cristiana riusciva a essere sostanzialmente egemone, perché partiva da uno studio analitico delle esigenze del Paese, fornendo risposte chiarissime anche quando queste risposte dovevano essere necessariamente complesse.

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Cosa accade realmente nel Popolo della Famiglia

Mario Adinolfi traccia un’analisi degli avvenimenti che hanno contraddistinto la settimana del PDF.

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Una strada per liberi e forti

Nei giorni in cui c’è stato e c’è chi insistentemente afferma che il Popolo della Famiglia non serve più a niente non avendolo condotto immediatamente al seggio parlamentare, dunque meglio acconciarsi a sostenere i nuovi potenti e il governo del Trentennio, io resto sempre più convinto del progetto pidieffino e provo a delinearlo per quello che è, per quello per cui l’abbiamo fondato nel marzo 2016, per quello per cui credo che abbia ancora lo stesso inalterato senso ventotto mesi dopo e nel futuro a venire.

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Lettera a Gianfranco Amato

Con un lungo testo pubblicato ieri su La Verità il già segretario nazionale del Popolo della Famiglia ha rassegnato le proprie dimissioni dall’ufficio partitico. Procedura singolare, si obietterà, ma vogliamo qui soffermarci su altre questioni, più di sostanza, per osservare che il PdF vive in forza dell’ormai insostenibile irrilevanza dei cattolici nella politica italiana. Non in virtù delle ragioni e delle ambizioni di suoi simpatizzanti, militanti, dirigenti.

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Il Popolo della Famiglia è la sola alternativa

Il Popolo della famiglia, oggi sta continuando a seminare. Oggi mette sempre al centro la buona politica: il fare per l’altro. Oggi continua sempre di più il suo operato. Ci siamo e stiamo continuando a radicarci in tutto il territorio italiano e nelle politiche del 4 Marzo, nonostante tutto e tutti ci siamo presentati in autonomia, 220mila persone hanno sbarrato il nostro simbolo. 220 mila per molti una sconfitta ma per noi, per me rappresentano un INIZIO. Alle amministrative abbiamo superato in molti comuni l’1% e non è scontato.

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Ragionare sulla disfatta a sinistra

Noi come Popolo della Famiglia lo abbiamo promesso e siamo stati conseguenti: la sinistra principale responsabile delle leggi contro il matrimonio, contro la vita, contro la famiglia stessa andava abbattuta democraticamente e così è stato. Abbiamo dato il nostro contributo a questo risultato con i 219.645 voti raccolti il 4 marzo sul simbolo del PdF e siamo stati parte attiva anche nelle vittorie ai ballottaggi di domenica 24 giugno, a Imperia e a Terni, a Massa e in qualche modo anche a Imola, dove il nostro candidato autonomo alla carica di sindaco lo abbiamo tolto al Pd, provocando l’avvio della frana che dopo tre quarti di secolo ha chiuso una storia che è stata, appunto, di pensiero unico.

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2007/2018
Sant'Elia profeta

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Perchè il PDF serve sempre di più?

Mai come in questo momento il ruolo che il Popolo della Famiglia intende svolgere è decisivo. Siamo una realtà piccola, ma in crescita, le amministrative lo hanno testimoniato. Se il 4 marzo a Roma prendevamo lo 0.6 alla Camera e lo 0.7 al Senato, il 10 giugno a Roma abbiamo preso l’1.83. Vuol dire che il movimento è in salute e lo abbiamo spiegato analiticamente con i numeri il giorno dopo il primo turno delle amministrative. Proprio i numeri hanno evidenziato che il nostro ruolo è di presidio di un’area che nella storia si chiama “cattolicesimo politico”, che ha avuto origine nel 1919 grazie all’intuizione di don Luigi Sturzo, si è rivitalizzata con il codice di Camaldoli del 1943, si è strutturata in diverse esperienze partitiche a partire dalle elezioni repubblicane del 1946 per giungere fiacca e secondo alcuni esaurita al centenario dell’appello ai Liberi e Forti, di don Sturzo appunto. Un movimento politico di ispirazione cristiana con al centro i bisogni della famiglia e la cultura della vita è quanto mai necessario oggi all’Italia. Secondo alcuni questa opzione viene svolta nell’Italia del 2018 dalla Lega di Matteo Salvini. Si tratta ovviamente di una opzione legittima, chi la ritiene valida può andare nelle sedi disseminate in tutta Italia di quel partito e iscriversi, salendo sul carro del vincitore. Lo stanno facendo in molti e Salvini grazie a parole d’ordine decisioniste su migranti e rom sta facendo il pieno di consensi anche tra i cattolici.

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Famiglia vuol dire lavoro

Con la paghetta di papà e una mancetta dalla pensione di nonna, il giovane italiano si forma in un contesto deresponsabilizzante in cui la politica sta dando il colpo di grazia: puoi fare il premier a caso raccolto per strada in una riffa, il vicepremier senza uno straccio di laurea che ti chiedono ormai pure per fare l’impiegato di quinto livello, spiegare agli studenti come affrontare l’esame di maturità senza aver mai fatto manco l’esame di maturità. In campagna elettorale ti prometto ottocento euro al mese per il tuo non fare niente e io gioco è fatto, l’area territoriale del Paese dove c’è il 47% di disoccupazione giovanile ti darà il 47% dei voti.

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Elezioni: il Popolo della Famiglia avanza

La foto della crescita del PdF ve la scatto nel contesto più difficile, nell’elezione più difficile, quella di un grande centro metropolitano come Roma dove due anni fa esordimmo ottenendo lo 0.6% che poi abbiamo confermato con una lievissima avanzata (0.66% e 0.7% appunto) alle politiche del 4 marzo. Ebbene, cento giorni dopo, Guido Pianeselli nel popoloso e storico municipio di Eur-Garbatella porta il Popolo della Famiglia a triplicare la percentuale, ottenendo non solo un importantissimo 1.82% ma battendo nettamente sia CasaPound che Potere al Popolo. Come previsto, lo smottamento del M5S, che nel municipio Roma VIII come nel municipio Roma III collassa, è parzialmente intercettato dalla posizione autonoma del Popolo della Famiglia che vede accrescere i consensi. Pure nel municipio Roma III, dove eravamo meno attrezzati e abbiamo candidato un eroico Francesco Garroni Parisi “in trasferta” perché non originario del territorio, abbiamo fatto registrare una crescita rispetto alle politiche, seppur più misurata, ottenendo lo 0.8%

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La cura per l’irrilevanza

Oggi Bassetti esprime preoccupazione per l’esito delle elezioni. Alla Veglia organizzata da Sant’Egidio ha infatti dichiarato: “Forse non abbiamo riflettuto al gran dono di Dio rappresentato dall’avere una patria. È scontato. Ma coloro che l’hanno persa o che ne sono stati scacciati o l’hanno dovuta abbandonare, sanno bene quale valore essa abbia. Tanti rifugiati e profughi cercano una patria con un volto materno. In guerra - e ricordo i racconti della mia infanzia - si capisce il valore di una patria in pace”. E per essere ancora più chiaro se la prende con chi ha puntato il dito “persino contro la persona del presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini”. E anche per questo invita a “una svolta nella vita del Paese per cominciare a lavorare insieme: è, infatti, eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell’Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale”.

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Nessuno dividerà il Popolo della Famiglia

Continuare a vivere nell’ossessione del Pdf (e della mia persona) si configura ormai come problema psichiatrico. Il terremoto ce l’avete nella vostra testa perché sapete di aver spacciato come problema politico quello che era solo un problema personale, cioè una idiosincrasia nei miei confronti. Vi informo: rassegnatevi perché non mollo il colpo. Resto convinto che il Pdf sia lo strumento fondamentale per raggruppare i dispersi che ora non contano nulla e si ritrovano ad aver consegnato dieci ministeri fondamentali e la presidenza del Consiglio a quelli che registrano nei comuni i figli di due mamme, a quelli che vogliono l’utero in affitto, a quelli che smantellano i manifesti dei prolife.

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Conte e la transizione infinita

Governare è compito pesante, più che mai governare l’Italia. Nell’ultimo quarto di secolo abbiamo avuto leadership tutte selezionate attraverso il contesto della comunicazione e alla fine tutte fallimentari. Il Berlusconi del 38% è un pallido ricordo eppure lo prese appena dieci anni fa, oggi è al 12%. Ci hanno costretto a subire anche la stagione dei tecnici, tenuti in piedi da una stampa osannante, anche lì fu tutta comunicazione e Mario Monti poté permettersi di formare persino un proprio partito che prese un decisivo 10% alle elezioni politiche del 2013. Oggi quel partito vale zero voti e il senatore a vita Monti nel dibattito per la fiducia a Conte al Senato è stato costretto a subire l’onta del presidente Casellati che gli ha staccato il microfono perché era stato prolisso. Un altro capace dominatore dei sistemi di comunicazione, Matteo Renzi, regalando 80 euro ai dipendenti italiani è arrivato a toccare il 41% dei voti alle elezioni del 2014, oggi si arrabatta al 18% e fa il membro di quel Senato che voleva abolire

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