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Un’esperienza di scienza e di fede

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Tornare ad essere educatori

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Debora Donnini invoca la pace nella guerra tra i sessi

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Utero in affitto

Citiamo la politica poiché la lotta per legalizzare l’orrenda pratica è usata come bandiera da parte di una diversa politica schierata ideologicamente, famose per usare tristi vicende umane con lo scopo di acquisire voti: non è un caso che abbiano donne affette da agenesia uterina (Sindrome di Rokitansky) pretendano il riconoscimento della pratica “utero in affitto” come mezzo solidale.

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ALTRO CHE DDL ZAN: LA LEZIONE DELLA ROWLING

La scrittrice ha sottolineato: “Mi sono allontanato da Twitter per alcuni mesi prima e dopo aver condiviso il mio sostegno per Maya, perché sapevo che non fosse fatto bene alla mia salute mentale. Sono ritornata da solo perché volevo condividere gratis un libro per bambini durante il l ‘’ ogni donna è coinvolta in questo dibattito in - TERF “.La sigla TERF è un termine coniato dagli attivisti Lgbt che significa femminista radicale trans-esclusivo e comprende molte diverse tipologie di persone come una madre che ha paura suo figlio voglia cambiare sesso per sfuggire al bullismo omofobico e una signora anziana che ha ammesso di non usare più fare acquisti da Marks & Spencer perché hanno permesso a un uomo che si identifica come donna di accedere ai camerini destinati alle donne, e molti altri esempi.

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La questione fontale del pendolo

Non si può calcolare a tavolino la vita è necessario entrare in contatto con la realtà viva, specifica. Ma come un eterno pendolo si rischia di passare ora da Platone ad Aristotele. Dal mondo delle idee a quello della mera pratica. Dall’autorità del padre all’assenza totale di riferimenti. Se non si metabolizza il rapporto col padre e la madre culturale e anche quello con i genitori concreti non si troverà mai il bandolo della matassa della propria vita e neanche di quella della società.

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Non è un paese per bambini. Né per madri.

Alle madri è chiaramente impedito portare la propria visione della vita nei luoghi pubblici: di fatto la figura della madre è resa invisibile da mode (quella ecologista che vede l’avere figli come una violenza contro il pianeta, ad esempio), opinioni sbagliate (se hai più di due figli sei una povera idiota costretta al focolare, sei una che non conosce l’azione degli anticoncezionali, sei un’egoista) e proposte economiche imbarazzanti (i figli che dopo i 14 anni non valgono nulla, per il Ministero della Famiglia del paese).

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Che succede?

Si fa strada una pericolosa tendenza a togliere la parola in nome di un qualcosa determinato dai soliti pochi. Tendenze a silenziare le critiche alle misure antipandemiche. Tendenze a silenziare il non politicamente corretto. Si leggono sui giornali critiche a chi dà voce alle minoranze perché essendo minoranze non devono essere aiutate ad esprimersi. Ma la democrazia non vorrebbe che anche un singolo cittadino possa dire la propria?

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1208/2020
Ss Macario e Giuliano

Voglio la
Mamma

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La bioetica per tutti, parla Giorgia Brambilla

Moglie, mamma, madre di bimbi piccoli e prima ancora ostetrica. Poi la passione per la bioetica che diventa ricerca e insegnamento, e infine il manuale con Rubbettino

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Italia che strano Paese

Che strano Paese che siamo. L’Italia meravigliosa e gloriosa di una storia che affonda le sue radici in migliaia di anni fa, che inventato il diritto e le forme più belle dell’arte, che racchiude come in uno scrigno tesori anche naturali senza pari, oggi proprio da un virus scatenatosi in natura viene deturpata. Paghiamo anche l’incompetenza degli uomini che ci governano, i loro ritardi, le loro vanità, i loro pasticci. Non siamo per niente un modello, siamo il Paese con più morti al mondo a causa loro, sarebbe davvero il tempo che Conte la smettesse di rendersi ridicolo autoelogiandosi in ogni conferenza stampa.

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Giuseppe Noia ginecologo contro l’aborto

Giuseppe Noia nasce a Terranova da Sibari il 14 Gennaio 1951.
Nel 1975 si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.
Nel 1980 consegue la specializzazione in Ginecologia e Ostetricia e nel 1988 quella in Urologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
E’ docente di Medicina dell’Età Prenatale presso la facoltà di Medicina e Chirurgia, Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, Scuola di Specializzazione in Genetica e diploma di laurea di Ostetricia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. E’ docente dei corsi di Perfezionamento e dei Master in Bioetica presso il Pontificio Consiglio per gli studi sulla famiglia Istituto Giovanni Paolo II.
E’ Presidente dell’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici (AIGOC).

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I bambini sono grumi di cellule

.....questo discredito complessivo nei confronti di chi, con dolcezza e infinito tempo, porge orecchio e cuore a chi soffre o a chi si trova a dover scegliere che strada intraprendere, è assurdo e del tutto scorretto dal punto di vista dell’onestà intellettuale che ognuno di noi dovrebbe utilizzare quando si tratta di argomenti così delicati. E cosa significa, poi, affermare che coloro che soffrono sono state assistite male e sicuramente giudicate da chi possiede tabù socio-religiosi? Significa che tutte le donne che non soffrono hanno trovato chi ha detto loro che fanno bene a non soffrire, il che non è assistenza a un soggetto, ma è meramente un avvalorare un concetto aberrante: «Tu non sei capace di affrontare questo problema (la gravidanza), per cui ti aiutiamo noi che siamo molto più bravi», è un’accondiscendenza paternalistica, oserei dire patriarcale. Sì, uso questo termine chiave perché sono molte le donne femministe che oggi lo affermano chiaramente: aiutare la donna ad abortire, quand’ella lo farebbe solo per paura, è patriarcale. Assumersi l’onore di essere le salvatrici della donna, garantendo che solo grazie al loro intervento la donna risolverà tutti i problemi, è patriarcale. Regalare la pillola del giorno dopo a una minorenne di nascosto ai genitori, è patriarcale. Proprio ciò che la dottoressa XXX e le sue seguaci affermano di contrastare.

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Al Campus bio-medico di Roma non si insegna l’#aborto, e l’AMICA insorge

Chiedono la sospensione dell’istituto come “ente formativo” i membri dell’Associazione degli abortisti: la colpa sarebbe la fedeltà al giuramento di Ippocrate. Il sistema bio-politico che appiattisce le differenze (ovvero l’uniformità che diviene controllo), sono un modo per dettare legge sul pensiero delle masse: per il gender riguarda le differenze fisiche che non devono essere valorizzate, nel caso dell’economia si tratta dell’eliminazione del merito… non è però l’uguaglianza, quella della quale la cultura ha bisogno, perché il rispetto non nasce dall’equiparare le differenze. Si tratta solo di una forma di controllo: eliminare la libertà educativa, che in questo caso riguarda il presupposto col quale effettuare interventi chirurgici ginecologici ma in altri può significare molto di più (si pensi ai corsi scolastici su bullismo o erotismo) è una forma di controllo.

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Violenza Ostetrica: una proposta ispirata da Flora Gualdani (e la mia)

La donna è al centro della propria salute e quindi tutto dovrebbe filare liscio con grande soddisfazione da parte di tutti, donne incluse. E invece no. La depressione post-aborto esiste, la diffusione delle infezioni e delle malattie sessuali riduce la fertilità, il ricorso a tecniche complesse per la fertilità sfruttano la salute della donna stessa e di altre donne e debilitano la loro salute fisica e psicologica e, come se non bastasse, le donne non fanno più figli anche a causa della ‘violenza ostetrica’ (un’indagine sulla ‘violenza ostetrica’, invero criticata da un’associazione di medici, riporta che ci siano ventimila bambini che ogni anno non vengono al messi al mondo). Mi pare evidente che tutto stoni parecchio, perché le aspettative di una qualsivoglia rivoluzione dovrebbero essere positive.

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