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Politica

Al valzer di Matteo e Giorgia

In Umbria il voto è stato chiaro: la sinistra continua a perdere consensi, ma anche tra i vincitori esiste sempre meno centro e più destra. Matteo Salvini e Giorgia Meloni proseguono la loro ascesa mentre Forza Italia continua a perdere consensi.La surreale “foto di Narni” con Zingaretti, Di Maio, Conte e Speranza nell’ultimo minuto utile di una campagna elettorale che anche i muri sapevano persa, è la prova della insipienza politica di questi supposti leader. Di Maio è riuscito in 18 mesi a portare il M5S dal 33% delle politiche al 17% delle europee al 7% di domenica in Umbria; Zingaretti prende schiaffi ad ogni elezione dal Friuli alla Sardegna, ora comincia a perdere le regioni rosse e se dovesse perdere l’Emilia Romagna si dovrà ritirare dalla politica, altro che crisi di governo, in più ha perso la faccia perché il suo obiettivo di andare ad elezioni politiche anticipate l’ha dovuto accantonare dopo la cinica ma brillante mossa di Renzi; Speranza è ministro della Salute in virtù della leadership di un partito, Liberi e Uguali, che si è addirittura sciolto un anno fa; Conte, poi, dopo le rivelazioni del Financial Times sui suoi conflitti di interessi è davvero appeso a un filo. Insomma, se le sinistre sono costoro, davvero c’è poco da temere, sono tutti destinati a sparire.

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Politica

Sturzo e l’occasione storica

C’è un’occasione storica oggi per chi crede che davvero “historia est magistra vitae” (e io da laureato in Storia ci credo). Davanti ai ceffi urlanti, che si dicono di tutto e sono pronti a fare di tutto per contendersi un potere che poi gestiscono in maniera analogamente disastrosa, perché privi di un orizzonte valoriale alto che li faccia agire diversamente, davvero c’è un grande spazio per il neopopolarismo delle parole pacate, refrattario agli slogan semplificatori e piuttosto affascinato dalla complessità. Soluzioni concrete a problemi concreti, individuazione delle emergenze vere e intervento diretto a risolverle, risolutezza nell’azione e pacatezza nella mobilitazione, possono essere chiavi di un ritorno a Sturzo che anche oggi può essere decisivo. I liberi e i forti si muovano, partendo da una dimensione cristianamente ispirata, che impedisca prima di tutto ulteriori danni al territorio della cultura della vita e della famiglia, che va presidiato perché solo da questo l’Italia può ripartire. Lo sapeva Sturzo e lo sappiamo noi. I 220mila del Popolo della Famiglia che il 20 gennaio invieranno i loro delegati che si ritroveranno a Roma per celebrare non il passato di un primo secolo di popolarismo, ma l’aprirsi al futuro di un secondo secolo in cui un rinnovato appello ai liberi e forti è necessario, saranno i primi protagonisti di questa rivoluzione possibile. Di un cambiamento vero, discontinuo rispetto al presente e totalmente dissimile rispetto ai modelli di gestione attuale del potere.

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