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#giornalismo

Media

La novità de La Croce

La Croce apre vie nuove in questo quadro. È un giornale cristiano ma lascia davvero che i cattolici dei più diversi orientamenti vi si possano esprimere. Dunque in tempo di pensiero unico alimenta una sincera e partecipata ricerca del vero. Uno stimolo per tutta la società. Un contributo ad una vissuta dai popoli liberazione dei popoli.

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Storie

“il Giornalismo non è un crimine”

Assange rischia l’estradizione e 175 anni di carcere, anche se “il Giornalismo non è un crimine”

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Media

Report, Sigfrido Ranucci accusato di “tesi No Vax”

“Non c’è due senza tre” questa la puntata finita stavolta nella bufera, dal tema terza dose vaccini. Troppo a favore delle tesi NO: no vax e No Green pass. secondo. Questa la percezione dei parlamentari della Commissione di Vigilanza Rai del Partito Democratico. Ma secondo Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di inchiesta di Rai 3 si chiama semplicemente Libertà d’espressione.

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Società

Il Messaggero lascia Ostia: c’è chi è pronto a fare la sua parte tra la gente

Ostia, se le grandi testate chiudono rafforziamo la notizia di prossimità: l’appello della Ciurma alle redazioni cittadine a difesa di chi scrive come ‘missione sociale’, il fondatore:“se i grandi fari dell’informazione si spengono, contro le tenebre avrà valore anche la luce di una piccola candela”

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Politica

Alternative für Deutschland: lezioni da imparare

Il “giornalista collettivo” non ha ancora imparato la lezione: in tempo di analfabetismo sociopolitico e di malcontento diffuso attaccare un partito rampante con l’epiteto di “populista” si rivela controproducente. Il partito fondato da Frauke Petry e oggi diretto da Alice Weidel deve invece interpellare a fondo l’anima popolare d’Europa (i punti guadagnati da AfD sono quelli persi da CDU): non mancano le ambiguità e le contraddizioni, ma vanno studiate.

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Società

Marco Tarquinio parliamone….

Caro Marco, ci conosciamo da un quarto di secolo e i miei primi anni di vita professionale li ho condotti apprezzando le tue doti di collega accorto e ligio, aiutando credo in maniera decisiva la tua scalata alla direzione di Avvenire. Mi permetterò dunque la franchezza per una volta spoglia dalle ipocrisie del cattolichese, a cui il tuo giornale quotidianamente ci abitua. Il riferimento è alla lettera di Valeria Fedeli e alla tua risposta pubblicate il 20 dicembre 2016 sotto il titolo “Fedeli: il mio impegno per educare alla parità tra uomo e donna”. Il Popolo della Famiglia, movimento che presiedo, non chiama la signora ministro o ministra o che dir si voglia, è indegnamente seduta a viale Trastevere avendo mentito sui suoi titoli di studio, millantato una laurea mai posseduta, addirittura non ha mai sostenuto neanche l’esame di maturità. Abbiamo dimostrato questi fatti con evidenza, colei che noi chiamiamo “pinocchia” li ha candidamente ammessi, con arroganza non ha presentato le dimissioni che sarebbero state considerate naturali e ovvie in qualsiasi paese del mondo. Anzi, cerca legittimazione venendo a scrivere una lettera densa di bugie proprio al direttore di Avvenire, che non ritiene di menzionare l’incidente del titolo di studio inventato (per non dover menzionare il Popolo della Famiglia), mentre nello scritto della signora riscontra “lineare chiarezza

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