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#migranti

Politica

6 domande a Nicola Di Matteo

Sono molte le domande che i nostri lettori, ma anche le persone che si incontrano quotidianamente ci pongono. Per dissipare dubbi ed ottenere risposte esaurienti le abbiamo girate a Nicola Di Matteo che si candida per il Popolo della Famiglia in Europa.

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Chiesa

Quella di Krajewski non è stata una bravata, ecco qui perché

Il sottotesto della controversa scelta era una ridda di complicazioni burocratiche dal nodo gordiano

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Storie

Gente che è stata muta

Meno sbarchi significa oggettivamente meno morti in mare e meno business sulla pelle dei migranti.  questo governo come Popolo della Famiglia non abbiamo mai fatto sconti, ma nel caso specifico il comportamento è quello corretto e chi protesta e fa sceneggiate è attivato dallo stesso cinismo, fa solo campagna elettorale. A noi interessa parlare di bene comune in materia di immigrazione e lo si fa solo tornando a istituire i flussi, trattandoli per quote a livello europeo, facendo arrivare i migranti integrabili per via aerea o con i corridoi umanitari, spazzando via il business dei mercanti di uomini in Africa e anche in Italia. Salvando così davvero migliaia di uomini, donne e bambini da morte certa nel Mediterraneo e ancora di più nel deserto che molti non riusciranno mai ad attraversare. E andando a prelevare dai Paesi africani migranti che siano veramente in stato di bisogno, perché quattromila euro a uno scafista li può dare solo chi appartiene al “ceto medio” africano e per questo il 90% di chi sbarcava sulle nostre coste negli anni passati era composto da maschi adulti. Troppi dei quali capaci poi di delinquere anche in forma organizzata (la mafia nigeriana è solo uno degli esempi, la fitta rete degli spacciatori tunisini, algerini e marocchini ne è un altro) in collaborazione con le forme nostrane di criminalità specie nel Sud Italia ma non solo.

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Società

Pietro Bartolo e la sua visione sui migranti

La questione sui migranti continua a dividere anche i cattolici. La maggior parte dell’opinione pubblica sta con il ministro dell’Interno ma Pietro Bartolo ci dice la sua….

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Società

Il primo diritto è quello a NON emigrare

La Commissione Episcopale per le Migrazioni (organo della Cei) ha emanato un documento che prende posizione sui migranti.

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Società

Stupri di donne ed uomini lasciati soli

Come Mario Adinolfi ha recentemente sintetizzato spulciando i dati istat, in una classe di 25 ragazzi delle superiori statisticamente si trovano un consumatore abituale di cocaina, 2 consumatori di oppiacei o droghe sintetiche, 5 dediti alla cannabis e 7 soliti alle sbronze nei week end. Questi dati sono allarmanti e gravissimi e fotografano una realtà giovanile allo sfascio: un ragazzo annebbiato da droghe o alcool è facilmente coinvolgibile in risse, che poi finiscono sempre molto male, o può essere soggetto di violenze, se trascinato in gruppo, nonché mette a rischio la propria e altrui incolumità se si mette alla guida. Per non parlare dei danni diretti che fa alla propria salute.

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Chiesa

Parlando con Papa Francesco di ritorno dalla Colombia

L’ l’incontro con il (primo) ministro Gentiloni è stato un incontro personale e non su questo argomento. È stato prima di questo problema, che è venuto fuori alcune settimane dopo. … Secondo: io sento
il dovere di gratitudine per l’Italia e la Grecia, perché hanno aperto il cuore sui migranti. Ma non basta aprire il cuore. Il problema dei migranti è: primo, un cuore aperto, sempre, anche per un comandamento di Dio, ricevere, perché “tu sei stato schiavo”, migrante, in Egitto. Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza. Cosa significa?
Primo: quanti posti ho. Secondo: non solo ricevere, (ma) integrare. Ho visto esempi qui in Italia di integrazione bellissima. Sono andato all’Università Roma Tre, mi hanno fatto domande quattro studenti. Una, era l’ultima, la guardavo: ma questa faccia la conosco. Era una che meno di un anno prima è venuta da Lesbo con me in aereo, ha imparato la lingua, studiava biologia nella sua patria, ha fatto l’equiparazione (equipollenza), e ora continua. Questo si chiama integrare. In un altro volo, tornavamo dalla Svezia, ho parlato della politica di integrazione di quel Paese come un modello. Ma anche la Svezia ha detto con
prudenza: il numero è questo, più non posso, perché c’è pericolo di un eccesso.
Terzo: c’è un problema umanitario. Quello che lei diceva. L’umanità prende coscienza di questi lager, delle condizioni nel deserto? Ho visto delle fotografie, gli sfruttatori. Credo, ho l’impressione, che il governo italiano sta facendo di tutto per lavori umanitari di risolvere anche problemi che non può assumere. Ma: il cuore sempre aperto, prudenza e integrazione, e vicinanza umanitaria. E c’è un’ultima cosa che voglio dire e che vale soprattutto per l’Africa. C’è nell’inconscio collettivo nostro un motto, un principio: l’Africa va sfruttata. Oggi a Cartagena abbiamo visto un esempio di sfruttamento, umano in quel caso. Un capo di governo su questo ha detto una bella verità: quelli che fuggono dalla guerra è un altro problema; ma tanti che fuggono dalla fame, facciamo investimenti lì perché crescano. Ma nell’inconscio collettivo c’è che
ogni volta che tanti Paesi sviluppati vanno in Africa, è per sfruttare.Dobbiamo capovolgere questo. L’Africa è amica e va aiutata a crescere”.

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