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Chiesa

Viganò diffida dall’esegesi del Papa eretico

Quando Francesco disse – affacciandosi sulla piazza quella prima sera del suo pontificato – di venire dalla fine del mondo, certo non avrebbe immaginato, né lo immaginavano i fedeli, quale difficoltà avrebbe comportato la traduzione quotidiana di questa provenienza da un luogo e da una mentalità differente da quella europea. Ma è accaduto e, pian piano, anche gli addetti alla comunicazione in Vaticano ne stanno prendendo atto. Papa Francesco va compreso in quelle che sono le specificità del proprio modo di comunicare e poi va opportunamente raccontato: questo è il messaggio che arriva da mons. Viganò. C’è dunque un altro passo avanti: nelle parole del Monsignore si riscontra sì la necessità di dire che devono essere evitare “letture eretiche”, ma – al tempo stesso – c’è l’ammissione indiretta che gli equivoci non nascono soltanto dalla malafede, ma da un realistico ostacolo, per la mentalità europea/occidentale, di raccontare il pontificato di Papa Francesco. Perché il Papa non viene da un altro pianeta, ma per il nostro modo di pensare, ragionare, anche catalogare, a volte è stato come se fosse stato così.

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Chiesa

Francesco secondo Valli, vaticanista inquieto

A sorpresa, Aldo Maria Valli ha dato alle stampe un libro su Papa Bergoglio che ha spiazzato tutti: il numero uno di Rai Vaticano, storico martiniano e già entusiasta sostenitore del papato argentino, cambia idea. I media ostili al Pontefice enfatizzano “266.” come un trofeo. Ciò che sembra di evincere dalla dolorosa confessione raccolta nel libro è che il pontificato si avvia a un declino che potrebbe forse sfociare in una dura restaurazione. Ne parliamo con lui

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Media

Verso la nascita di radio Tv Vaticana

Da questo cambio di rotta, che è indubbiamente una innovazione voluta da Papa Francesco, si auspica una migliore diffusione nel mondo della parola e della missione del Pontefice, a servizio della Chiesa e del Vangelo.  In epoca di comunicazione in tempo reale, dunque le antiche suddivisioni in diversi media appaiono ormai superate e si punta a una convergenza che, in fondo, fa parte del DNA dello stesso messaggio cristiano, fin dalle origini. E se questa scelta ci appare non solo logica e opportuna, essa ci apre anche lo spazio per riflettere sul ruolo, sul peso, sulle scelte e sulle stesse prospettive strategiche di chi, a vario titolo, a partire dalla propria e comune scelta di Fede, si occupi di comunicazione e di informazione.

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Chiesa

Il dramma della grazia onnipotente cui resistiamo

Per comprendere fino in fondo le implicazioni dell’omelia del Santo Padre, partiamo dalla definizione di Grazia. Per il Catechismo della Chiesa Cattolica, la Grazia è «il favore, il soccorso gratuito che Dio ci dà perché rispondiamo al suo invito: diventare figli di Dio» (n. 1996); è «una partecipazione alla vita di Dio; ci introduce nell’intimità della vita trinitaria» (n.1997) e l’ingresso nella vita di Grazia avviene con il Battesimo. Nell’Antico Testamento, non esiste un termine univoco per definirla: del resto, Israele – nelle Sacre Scritture – non offre una riflessione sistematica sulla Grazia, ma sperimenta la misericordia, la benevolenza, l’amicizia, la fedeltà di Dio negli eventi di cui si compone la storia della salvezza, definendo questo agire di Dio in suo favore con diversi termini, tra cui hesed. La Grazia di Dio ha origine nella libera e gratuita iniziativa di Dio. Lo vediamo, per esempio, in Abramo: quando è chiamato in scena, nella Storia della Salvezza, di lui non ci viene detto nulla. Non sappiamo del suo carattere, non sappiamo il motivo per cui Dio lo ha scelto. Sappiamo soltanto che riceve una chiamata inattesa e una benedizione che andrà al di là di quello che egli avrebbe potuto sperare: «Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12, 2-3).

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Chiesa

Il viso espressivo di monsignor Castellucci

Mons. Castellucci non è nuovo per la mobilitazione pubblica e personale in favore della vita umana nascente. Nello scorso aprile ha partecipato ad esempio alla grande mobilitazione prolife organizzata nel centro di Modena con un corteo e un momento di preghiera che ha coinvolto oltre 350. Quando la proposta gli è giunta alle orecchie, subito il vescovo, non se l’è lasciata sfuggire, tanto più in occasione del Giubileo della Misericordia. «Può essere un segno - ha spiegato l’arcivescovo - e un modo per dire che la vita vale sempre. La Misericordia si manifesta fin dall’inizio. Ci sono tre elementi deboli nella vita umana: l’origine, l’esposizione e la fine. Non sempre si dà attenzione al livello normativo e culturale». Se la vita vale in quanto tale, i cristiani sono chiamati a un compito. «Dobbiamo avere uno sguardo più profondo», sostiene quindi mons. Castellucci, che si ottiene «guardando ai più piccoli, come fatto da Gesù Cristo: per essere grandi siate come i bambini».

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Chiesa

Aborto, miseria e misericordia

Si è scatenato un polverone mediatico che riduce la Lettera apostolica di Papa Francesco alla (presunta) abolizione del peccato di aborto. Nella scia di questa declinazione disonesta si sono inseriti gli opportunismi politici e culturali di Monica Cirinnà e Roberto Saviano. La Lettera rischia di essere vanificata dalle consuete dinamiche propagandistiche. Attacco all’obiezione di coscienza

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Media

Scalfari e Papa Francesco

Abbiamo letto con interesse le due pagine di intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco, e abbiamo capito che ancora una volta il fondatore di Repubblica si è recato al colloquio con il Santo Padre sprovvisto di registratore e persino di taccuino per gli appunti, come dichiarò essere sua abitudine fare per interviste del passato. Alcune frasi del Papa risultano, in effetti, semplicemente incomprensibili: «Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere. Non i demagoghi, non i Barabba, ma il popolo».

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Chiesa

Chi è che gode delle liti tra cattolici e luterani

Avvicinandosi il momento della visita di Papa Francesco a Lund, in Svezia, per l’apertura del “giubileo luterano”, si acuisce nel mondo cattolico la sensibilità sugli storici “temi del dissenso”. E l’occasione è buona per fare il punto del cammino percorso insieme – e delle grandi sfide del presente

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