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#porno

Società

Anche Michela è stata uccisa dal porno

Come Tiziana Cantone, peggio di Tiziana Cantone: per la giovane barista di Porto Torres alla vergogna si è aggiunto anche l’esplicito ricatto, e se i suoi aguzzini devono ora vedersela con un’accusa
di tentata estorsione, a lei resta perfino meno. Emerge ancora una volta l’incapacità della società di raffrontarsi a una questione dalle profonde implicazioni etiche e morali: inermi di fronte al vuoto.

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Media

Occorre una guerra senza conformismo al porno

Compulsata con incredibile disinvoltura da questi “nativi digitali”, internet è innegabilmente la loro fonte d’informazione primaria. Niente di cui stupirsi, quindi, che un bambino di dieci anni faccia notare che, se le domande persistono, c’è uno strumento apposito. Quanto alla summenzionata piattaforma d’informazione, essa raggruppa centinaia di migliaia di video a carattere pornografico. Mettiamo le cose in chiaro: non si tratta affatto delle pagine di lingerie dei cataloghi da donna per corrispondenza, che all’epoca titillavano alcuni. Non si tratta neppure dei film erotici “peace and love” degli anni Settanta. La pornografia raccomandata da questo bambino consiste in una serie di primissimi piani sugli organi genitali e sulle zone erogene. Bando a ogni trama, attori o amatori non sono che ammassi di carne che si accroccano secondo fantasmi senza dubbio curiosi, di primo acchito, ma in sostanza estremamente codificati e stereotipati. Questa volontà di mostrare tutto rivela l’aspetto meccanico della cosa, che riassume la sessualità in una prodezza tecnica, nella quale bisognerebbe essere performanti per realizzarsi nel godimento.

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Società

Pornodipendenza: uscirne si può. Ecco come

Pornotossina è un libro estremamente asettico e oggettivo, ma nasce da un coinvolgimento personalissimo. Nella prefazione si trova la confessione di Morra: «Il mio passato mi ha portato a combattere, da credente e non credente, contro la pornografia ai limiti della dipendenza

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Politica

Bologna, il comune finanzia il porno

Si usano i fondi “per la parità tra i sessi” per finanziare autoproduzioni pornografiche per lesbiche e transessuali

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