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Politica

ORA OCCORRE SOPRATTUTTO STARE UNITI

Il ddl Zan è esattamente questo, una legge che calpesta la libertà d’espressione. Non è una legge che tutela gli omosessuali dalle violenze, perché gli omosessuali sono persone e tutte le persone sono tutelati dalla legge se subiscono violenze. Se poi si intende aggredire un gay o una lesbica proprio per l’orientamento sessuale compresi le aggravati dall’articolo 61 del codice penale, che aumenta la pena per i “motivi abietti e futili” del gesto violento. Dunque, l’impostazione intenzionale dei proponenti è impedire il dissenso e la proposta alternativa a quella dello stravolgimento dell’istituto matrimoniale, della modifica del concetto stesso di famiglia come costituzionalmente definito all’articolo 29 della Carta repubblicana, dell ’ imposizione della cultura genere e omogeneità della pratica anche attraverso la pratica criminale dell’utero in affitto. Vorrei che chi si oppone a questo programma politico sia impossibilitato a esprimere le sue idee e tacciato come omofobo, se alzato la voce finirà immediatamente catalogato come istigatore all’odio e la pena arrivare arrivare fino ai sei anni di carcere.

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Società

ALTRO CHE DDL ZAN: LA LEZIONE DELLA ROWLING

La scrittrice ha sottolineato: “Mi sono allontanato da Twitter per alcuni mesi prima e dopo aver condiviso il mio sostegno per Maya, perché sapevo che non fosse fatto bene alla mia salute mentale. Sono ritornata da solo perché volevo condividere gratis un libro per bambini durante il l ‘’ ogni donna è coinvolta in questo dibattito in - TERF “.La sigla TERF è un termine coniato dagli attivisti Lgbt che significa femminista radicale trans-esclusivo e comprende molte diverse tipologie di persone come una madre che ha paura suo figlio voglia cambiare sesso per sfuggire al bullismo omofobico e una signora anziana che ha ammesso di non usare più fare acquisti da Marks & Spencer perché hanno permesso a un uomo che si identifica come donna di accedere ai camerini destinati alle donne, e molti altri esempi.

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Politica

Una crescita figlia della lotta

Il Popolo della Famiglia è oggi quella casa che è rimasta in piedi dopo la tempesta, con porte e finestre spalancate perché mira a lavorare insieme ad altri, mai arroccato nelle proprie certezze ma aperto a nuovi incontri. In particolare mi ha colpito la disponibilità al dialogo con noi di molti cardinali e vescovi con cui ho potuto dialogare anche di persona, da Agrigento a Bologna, da Imperia a Lecce, da Teramo a Cuneo. Confido davvero in un risveglio della Chiesa nel sostegno ai politici impegnati in politica, ma a quei laici che appunto hanno dimostrato di non essere interessati alla poltrona, ma a costruire un orizzonte nuovo per il bene comune.

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Politica

NON È UN CASO, È IDEOLOGIA

Non è un caso che il ministro Azzolina stia deliberatamente agendo per escludere le scuole paritarie (in maggioranza cattoliche) dal sostegno che viene riconosciuto invece a qualsiasi altro settore in difficoltà e per questo la metà delle scuole cattoliche a settembre non riaprirà. Non è un caso che una circolare del ministero dell’Interno per giorni abbia obbligato i cattolici italiani a non poter entrare in una chiesa (da singoli, per dire una preghiera magari per un caro defunto) sé quella chiesa non si trovava “sul tragitto” verso un’altra attività considerata essenziale, tipo andare dal tabaccaio. Non è un caso che settori del governo abbiano provato a pretendere la chiusura totale delle chiese, a cui alcune diocesi s’erano persino acconciate prima che la voce ferma di Papa Francesco richiamasse tutti a riaprirle subito con tanto di camminata solitaria del Pontefice per andare a pregare davanti al crocifisso di San Marcello a via del Corso a Roma. Non è un caso che sia stata vietata ogni manifestazione pubblica “cum populo” di natura religiosa per la Pasqua. Non è un caso che si sia addirittura arrivati a vedere l’irruzione e il tentativo di interruzione di una messa da parte della forza pubblica. Non è un caso che nel corso della conferenza stampa Conte abbia accennato a contrasti che evidentemente ci sono stati anche in seno alla task force di Colao e al comitato scientifico sulla riapertura delle messe da lasciare “sine die”, evidentemente delle forze hanno agito con determinazione per ottenere questo obiettivo. Non è un caso, è ideologia.

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Società

Non è un paese per bambini. Né per madri.

Alle madri è chiaramente impedito portare la propria visione della vita nei luoghi pubblici: di fatto la figura della madre è resa invisibile da mode (quella ecologista che vede l’avere figli come una violenza contro il pianeta, ad esempio), opinioni sbagliate (se hai più di due figli sei una povera idiota costretta al focolare, sei una che non conosce l’azione degli anticoncezionali, sei un’egoista) e proposte economiche imbarazzanti (i figli che dopo i 14 anni non valgono nulla, per il Ministero della Famiglia del paese).

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Società

Che succede?

Si fa strada una pericolosa tendenza a togliere la parola in nome di un qualcosa determinato dai soliti pochi. Tendenze a silenziare le critiche alle misure antipandemiche. Tendenze a silenziare il non politicamente corretto. Si leggono sui giornali critiche a chi dà voce alle minoranze perché essendo minoranze non devono essere aiutate ad esprimersi. Ma la democrazia non vorrebbe che anche un singolo cittadino possa dire la propria?

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Media

Giulia Bovassi e la bioetica

“Bioetica è una disciplina per certi versi ancora sconosciuta nel nostro territorio nazionale. Alcuni addirittura ritengono che il suo oggetto sia evanescente o,al contrario, di nicchia e non spendibile al di fuori delle mura accademiche. A mio avviso una visione di questo genere è lacunosa e forzatamente riduttiva rispetto al suo potenziale: il carattere interdisciplinare le conferisce complessità, senza dubbio, ma anche versatilità, rendendola un potenziale spendibile su larga scala, dall’ospedale cittadino agli organi internazionali di politica e cultura”

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Politica

Ministro Bonetti: 30 milioni per i campi estivi

Non si coglie come sia possibile immaginare l’apertura di centri estivi – e chi dovrebbe educare i bambini ai giusti comportamenti all’interno dei medesimi? – se non si riconoscono le condizioni adeguate per riaprire le scuole. Si tratterebbe comunque di luoghi di “assembramento sociale”, in che spazi? Gestiti da chi? Insomma, le risposte del ministro contengono sempre una parte di giudizio interessante, a tratti anche condivisibile («i nostri figli hanno diritto di giocare», «la priorità è sostenere le famiglie e investire nel valore sociale che continuano a mettere in campo»), purtroppo innestate – quasi innaturalmente – in una concezione talmente ideologica e statalista per cui gli “aiuti” vanno promessi – si spera prima o poi anche erogati – al fine di un «cambio di paradigma» della società, che deve diventare come il ministro desidera.

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