Politica

di Mario Adinolfi

Serviva un presidente cristiano

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Quella di oggi potrebbe essere una giornata da storica. Se, come sembra, Sergio Mattarella sarà eletto presidente della Repubblica italiana al quarto scrutinio una scuola politica, una identità culturale ben precisa, otterrà “l’accoppiata” tra Palazzo Chigi e Quirinale. La scuola politica è quella del popolarismo italiano fondato nel 1919 da un prete, don Luigi Sturzo. L’identità culturale è senz’altro la matrice cristiana. Mattarella è un cattolico e lo è anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Attenzione, non si tratta di due cattolici all’acqua di rose, di quelli che dichiarano vaghi riferimenti alla fede e poi affondano in comportamenti pubblici e privati più che discutibili. Stiamo parlando di due cattolici praticanti, da Santa Messa tutte le domeniche, da una moglie sola, non stitici di figli. E stiamo parlando di due popolari, di due figure rilevanti del fu Partito popolare italiano fondato da don Sturzo.

Questa duplice matrice è un unicum, mai nella storia Italiana si era verificata una condizione del genere sull’asse tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Qualcuno farà riferimento al biennio 1996-1998 quando alla presidenza del Consiglio arrivò Romano Prodi e contemporaneamente alla presidenza della Repubblica siedeva Oscar Luigi Scalfaro. Ma Prodi non si riconosceva nella tradizione del popolarismo, si qualificava come “ulivista” e anzi proprio contro il Ppi fondò un raggruppamento denominato “l’Asinello” che alle europee del 1999 inferse di fatto un colpo mortale proprio al Ppi che pochi anni dopo infatti si sciolse. Non prima però di aver tenuto a battesimo un giovane segretario provinciale che ne divenne il leader a Firenze: Matteo Renzi, appunto.

Dal punto di vista della fede poi Prodi rivendicava una posizione da “cattolico adulto”, cioè completamente sganciata nell’azione politica da un riferimento all’ispirazione cristiana. Una scuola che ha avuto una lunga serie di discepoli che arriva fino all’attuale sindaco di Roma, Ignazio Marino, che pure si proclama cattolico ma poi è il più grande sostenitore del matrimonio omosessuale ed ha appena varato gli inutili registri sulle unioni civili che giustamente sono stati stigmatizzati in queste ore anche dal cardinale Vallini, vicario di Roma che ha provato a richiamare al senso delle priorità il primo cittadino della Capitale. Inutilmente, perché Marino è impegnato in una battaglia ideologica, che purtroppo indebolisce le difese intellettuali anche di molti altri cattolici che diventano titubanti.

Si può tranquillamente dire, però, che l’accoppiata Renzi-Mattarella è di altra pasta. Sì, continueranno da parte del presidente del Consiglio i vaghi accenni a una necessità di varare leggi che vadano nella direzione del matrimonio omosessuale “con un altro nome”. Dovrà pure tenere buono gli Ivan Scalfarotto, le Paola Concia, gli Aurelio Mancuso vari. Ma di certo se oggi dovesse arrivare l’elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica il varo concreto di una normativa contro la Costituzione e contro la famiglia naturale appare francamente poco probabile.

Abbiamo aperto il primo numero de La Croce il 13 gennaio scorso con il titolo “Serve un presidente cristiano”. Era un auspicio, ma anche un monito. Mai come in questo momento il paese ha bisogno di unità e l’unità si raggiunge tornando alle radici. Volenti o nolenti le radici italiane affondando nel cristianesimo e oggi saluteremo con gioia, se avverrà, l’elezione del presidente cattolico che abbiamo così esplicitamente augurato al nostro paese.

Non siamo stati timidi, come qualche prelato ci invita ad essere senza leggerci e guardando il giornale “da lontano, nelle mani di qualcuno”. Abbiamo il nostro stile e, senza mancare di rispetto a nessuno, diremo sempre con nettezza quel che pensiamo. In questo frangente abbiamo ritenuto ci fossero le condizioni per chiedere per l’Italia un presidente della Repubblica in sintonia con le radici del paese. Non per un banale orgoglio di appartenenza o per sciocche ragioni di bandiera: noi non siamo tifosi, siamo impegnati in una battaglia che consideriamo non solo buona, ma decisiva. La battaglia a difesa della famiglia naturale, dei soggetti più deboli a partire da bambini e mamme, degli anziani malati che alcuni vorrebbero veder eliminati in ossequio a quella “cultura dello scarto” che tanto angustia il nostro amato Papa Francesco. Questa battaglia, contro l’ideologia del gender e per la moratoria Onu sull’utero in affitto, si combatte costruendo le condizioni politiche per la vittoria. Sapendo che la sconfitta sarebbe una sconfitta per tutti, come con il ddl Scalfarotto, che avendo l’intento di colpire le nostre posizioni finiva per costituire un precedente che ledeva il diritto d’espressione di tutti. E per questo, poiché alla fine è stata riconosciuta la natura antipopolare di quel provvedimento “contro l’omofobia”, non è diventato legge. Una mobilitazione popolare spontanea l’ha bloccato.

Rinunciando alla timidezza si può ottenere qualcosa in questo paese profondamente cattolico, che vede espressi da questa matrice due presidenti non per caso. Sono di ieri i dati dell’Eurispes che vedono, in totale controtendenza rispetto all’Europa, crescere in Italia i contrari al matrimonio gay di ben dieci punti percentuali in un anno solo. Le associazioni Lgbt, senza senso del ridicolo, hanno intestato all’azione compiuta da questo giornale e dai suoi amici la responsabilità di questo dato. Non è vero, ma se fosse vero per noi sarebbe solo una medaglia.

Forti comunque della nostra convinzione e forse anche di qualche capacità di persuasione noi proseguiremo con convinzione nella battaglia intrapresa. Ci auguriamo di poter avere davvero da oggi al Quirinale un interlocutore di spessore e sensibilità come Sergio Mattarella, a cui chiederemo subito un incontro per presentare la nostra proposta di moratoria Onu sull’utero in affitto e per chiedere il suo sostegno. Voi, cari lettori, continuate a raccogliere le firme: oggi alla pagina 8 c’è il manifesto-modulo, utilizzatelo fino al 13 giugno quando celebreremo la fine della campagna con un grande incontro pubblico al Palalottomatica di Roma.

Inviteremo i due presidenti a unirsi a noi, anche se probabilmente per il ruolo istituzionale che rivestono non potranno esserci. Con il cuore sì, però. E a noi oggi serve anche solo un sostegno del cuore, silenzioso, che sappiamo esserci senza bisogno di parole. Perché la battaglia è difficile, espone a insulti continui e fa bene sapersi in qualche modo sostenuti da chi conta molto più di noi. Vale per i presidenti, vale anche per qualche alto prelato. L’affetto, anche silenzioso, male non fa.

Quel che è certo è che in questo 31 gennaio 2015 l’Italia volta pagina e lo fa con due figli di don Sturzo e due cattolici veri nei ruoli di maggior peso. Alla sinistra vecchia maniera non è rimasta neanche la possibilità di giocarsi la carta dei franchi tiratori, perché sono troppo legati alla poltrona per metterla a rischio facendo saltare l’elezione di Mattarella e aprendo di fatto le urne delle politiche a cui Renzi li condurrebbe seduta stante. Il giovane premier ha giocato una partita a scacchi e oggi dichiarerà, con ogni probabilità, lo scacco matto. E’ un ragazzo brillante, che però in passato si è dimostrato anche capace di vuotezza e di mero calcolo nelle decisioni assunte. Era un atteggiamento preoccupante rispetto ai temi essenziali che a questo giornale stanno a cuore: temevamo il varo di leggi antipopolari e contro la famiglia, ossequiose verso la visione antropologiche di chi vuole trasformare le persone in cose. Non è che oggi le preoccupazioni siano dissipate, anzi, terremo sempre molto alta la guardia. L’elezione di un politico cattolico come Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica, comunque, regalerebbe qualche elemento di serenità in più a un paese che di tutto ha bisogno tranne che di dividersi ancora su questioni peraltro assolutamente marginali.

Auguri presidente, comunque, qualsiasi sia il nome che dalle prossime votazioni risulterà eletto alla guida della malferma e dolorante Repubblica italiana.

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31/01/2015
3107/2021
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