Società

di Costanza Miriano

Sentinelle in piedi e palloncini gonfiati

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Siccome io non sono Mario Adinolfi, il nostro impetuoso centravanti di sfondamento, il nostro coraggioso combattente, uno che strapperebbe un cuore a morsi per difendere i più deboli, siccome io invece sono una femmina, e pure un po’ dalla lacrima facile, io quando leggo certe cose ci rimango male. Ma sempre siccome sono una femmina ho una certa pazienza – noi donne sappiamo essere alleate del tempo, sappiamo per esempio che, quando una vita comincia dentro di noi, a noi tocca solo aspettare, farci amiche dei giorni, e permettere che questa vita diventi sempre più forte, fino a che può uscire dal nostro grembo – e sono certa che la verità, se la sapremo custodire e nutrire per tutto il tempo che sarà necessario, un giorno camminerà con le sue gambe.

Perciò non importa, spieghiamo ancora una volta come stanno le cose, anche se la gola si secca, ripetiamo anche se abbiamo un po’ di nausea, proprio come in gravidanza (non so voi, io nei primi mesi ne ho sofferto un sacco, e ho vomitato multietnico, dal giapponese al turco, passando per la cucina romana e quella umbra).

Dunque, ricominciamo. A Cesena sabato trecento persone si sono messe in piazza, in piedi, in silenzio, a due metri l’una dall’altra, ferme, a leggere un libro. Senza dire niente. Senza essere contro nessuno. Per dire che non si può togliere la libertà di espressione, che non si può togliere a nessuno (ci riferiamo alla legge Scalfarotto) la libertà di scrivere – per questo le Sentinelle leggono libri - o di dire nessuna parola, se non è offensiva contro una persona ma esprime un’idea generale, e sì, anche un giudizio sulla realtà, perché giudicare la realtà è per tutti non solo un diritto ma anche un dovere. Subito arriva la contromanifestazione, e sull’Ansa leggo: “in 500 in piazza: si è manifestato per l’uguaglianza dei diritti e contro ogni discriminazione al contrario di chi, come le Sentinelle, vuole negare la parità dei diritti alle coppie omosessuali”.

E già qui vorrei dire che noi invece non scendiamo in piazza a fare da contorno ad altre iniziative, noi crediamo che tutti debbano poter fare il loro evento in piazza in santa pace, e perciò non manifestiamo mai contro nessuno, perché essere contro è da perdenti, giocare di rimessa, e noi vogliamo vincere. Non sappiamo se sarà così, ma ce la giocheremo (non per niente il direttore è juventino, ed è la prima volta che ho un amico che tifa i vincenti, io sono sempre stata moglie e mamma di romanisti – “mai ‘na gioia” dice uno degli striscioni della sud che mi stanno più simpatici -, amica di tifosi del Toro, io stessa tifosa del Perugia, figuriamoci. Grazie lo stesso è il mio motto).

La seconda cosa importante da dire è che i contromanifestanti, chiamati a raccolta da tutte le sigle lgbt della Romagna erano più o meno la metà di quanto affermato dall’Ansa, che peraltro ha riportato i dati dei comunicati. Come si sa i figli del mondo sono più scaltri dei figli della luce, e le foto lo provano. Le Sentinelle hanno detto di essere trecento, e lo erano davvero (a occhio sembravano pure di più), mentre i cinquecento dichiarati dai movimenti lgbt dovevano sicuramente includere nel computo anche i palloncini. D’altra parte noi non siamo palloncinofobi, anche loro devono avere la libertà di espressione (mentre vedevo foto e comunicato mi è venuto in mente Tom Hanks che parla col suo amico Wilson, il pallone, in Castaway).

Ma le cifre alla fine non sono importanti. La verità sì, quella è importante. Nessuno di noi vuole negare nessun tipo di diritto alle coppie omosessuali. Non è questo l’oggetto della legge Scalfarotto. La legge è evidentemente propedeutica all’approvazione di altre norme, che aprano la strada alla produzione – vendita, acquisto – di esseri umani. Noi non vogliamo una legge che ci tappi la bocca. Avete visto a Ballarò il conduttore messo in difficoltà dalla coppia di omosessuali perché aveva usato l’espressione “utero in affitto”? I due, che si sono procurati due bambini all’estero, hanno detto con una certa veemenza che quell’espressione lui se fosse stato in un altro paese, per esempio in Canada, non l’avrebbe potuta usare, sarebbe andato in carcere. Quindi il disegno dappertutto nel mondo, così per esempio in Francia, è stato lo stesso: prima leggi che impediscano la libertà di espressione e istituiscono una sorta di tribunale delle parole – una cosa che sinceramente mi terrorizza, perché fatto salvo l’obbligo di non offendere una persona specifica la possibilità di andare in carcere, e sottolineo in carcere, per delle parole la trovo davvero da incubo – e poi, dopo le leggi che azzerino eventuali manifestazioni di dissenso, leggi che liberalizzano la compravendita di esseri umani. Perché, lo ricordiamo ancora una volta, i figli li fanno un maschio e una femmina insieme, e questa cosa due uomini o due donne non la possono aggirare se non facendo intervenire una terza persona, che poi non farà da padre o da madre, con tutta una serie di dolori e violenze e strascichi esistenziali, forse patologici, dolorosissimi. Una persona che vorrà essere pagata per generare un figlio che non potrà mai più vedere, o di cui non potrà vivere da genitore. Ci rendiamo conto che questo riporta l’umanità ai tempi della schiavitù? Come possiamo chiamare questo un diritto?

Come può la propaganda essere così potente e violenta da far passare l’idea che le Sentinelle vogliano impedire, che so, alle persone dello stesso sesso di fare l’amore (ma chi se ne importa???) o di comprare una casa insieme (già lo possono fare) o di avere possibilità di decidere l’uno per la sorte dell’altro in ospedale (già lo possono fare) o di intestarsi reciprocamente l’eredità (già lo possono fare)? Ci sono dei diritti che davvero mancano? Non credo. Ma se ci fossero non è questo l’oggetto della nostra preoccupazione. Noi vogliamo solo dire che la persona ha un valore assoluto, che nessuno può disporre della vita di un altro, dal concepimento alla fine naturale. Questo ci preoccupa.

Abbiamo così tanta ragione che per soffocarci devono darci dei medievali, omofobi, razzisti, oscurantisti, ultracattolici (magari), vandeani, e via dicendo. Noi vogliamo solo che non si torni ai tempi della schiavitù. E abbiamo così tanta ragione, che gli attacchi contro di noi si stanno facendo isterici, perché rischiamo di essere quelli che fanno inceppare la gloriosa macchina da guerra lgbt, la quale sotto l’usurpatissimo vessillo dei cosiddetti diritti civili vuole straziare tante vite umane. Abbiamo così tanta ragione che nessuno ci risponde mai nel merito, nessuno ci critica dicendo che è una bella cosa che un bambino venga tolto a una mamma nell’istante del parto, ancora caldo del suo liquido e sporco del sangue di quella donna che non lo vedrà mai più. Abbiamo così tanta ragione che ognuno di noi sta pagando un prezzo molto alto in termini personali, perché sta dicendo una verità talmente vera che va seppellita sotto un mare di bugie. Abbiamo così tanta ragione, facciamo così tanta paura che nessuno dialoga con noi nel merito, ma solo insultando. Facciamo così tanta paura, soprattutto, perché se la verità arriva all’orecchio delle persone non indottrinate, delle persone comuni che incontriamo per strada, quelle persone, praticamente tutte, se portate a ragionare, saranno d’accordo con noi. Siamo un popolo. Il popolo del buon senso. Siamo tanti perché tutti sappiamo che se la vita umana non è più indisponibile – cioè qualcosa su cui nessuno ha diritto di mettere le mani – non sappiamo cosa può succedere domani (e tra l’altro anche a noi: io personalmente ho un progettino per gli anni di ospizio, vorrei una tovaglia cerata a quadretti qualche vecchietto per chiacchierare e molti libri da leggere, preferirei se possibile non essere accoppata finché Dio non lo vorrà, o almeno morire in posa plastica per una nobile causa, non con un’iniezioncina per liberare un posto).

È per questo che Mario ha preso in affitto il Palalottomatica, una follia che mi toglie il sonno la notte: per risvegliare un popolo, per dire la verità a voce alta, per far sì che dopo il 13 giugno quindicimila persone torneranno a casa e spiegheranno agli amici, al vicino di casa, all’igienista dentale e all’edicolante che noi non siamo contro gli omosessuali ma per la sacralità della vita. Spiegheremo che le leggi che parlano di unioni civili spalancheranno un’agile discesa alla stepchild adoption, che vuol dire che se un uomo compra un bambino in uno stato dove questo è consentito, il suo compagno sarà legalmente suo padre. Spiegheremo che non vogliamo l’utero in affitto perché i bambini hanno diritto di sapere da dove vengono e di sentire la voce della mamma che li ha cullati per nove mesi. (Volevo infine tra parentesi sommessamente avvisare gli omosessuali che le famiglie pagano più tasse dei singoli, al momento, quindi attenti a chiedere, potreste essere esauditi).

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10/02/2015
2006/2021
Ss. Giovanni Fisher e Tommaso Moro

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