Società

di Matteo Rizzolli

La novità è il matrimonio a tre

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Tre ragazzi Joke, 29 anni, Bell, 21 anni, e Art di 26 anni si sono sposati in Thailandia. Si sono sposati tra di loro, formando una tripletta. Naturalmente il giorno di San Valentino. Certo, non sono sposati secondo la legge thailandese che non riconosce né il matrimonio omosessuale né la poligamia. Ma sono uniti -così loro rivendicano- seguendo la legge Buddista la cui dottrina è notoriamente molto asciutta di prescrizioni in termini di condotta sessuale. A santificare l’unione ci hanno comunque pensato i social media dove la tripletta si è data un gran daffare per rivendicare il record di essere il primo triangolo gay convolato a nozze. Love is love, ha rivendicato commossa la tripletta. Love is love is love ci sembra ancora più appropriato.

Certo sul libro dei records dovranno forse accontentarsi di essere la prima tripletta maschile. E’ dal 2013 infatti che Doll, Kitten e Brynn, tre lesbiche del Massachusetts dicono di essere sposate dopo aver celebrato assieme -naturalmente vestite di bianco- una cerimonia di impegno (commitment cerimony la chiamano loro). Legalmente lo stato del Massachusetts riconosce solo l’unione di Doll (30 anni, già al terzo matrimonio gay) e Kitten (27 anni) e dice di non voler immischiarsi della cosa almeno che la terza sposa Brynn (34 anni con alle spalle un altro matrimonio) non tenti di rivendicare benefici fiscali o di altra natura. “Love is love is love” a cui si dovrebbe aggiungere un quarto “love”, perché Kitten, attraverso l’inseminazione artificiale, era felicemente in attesa di un bebè lo scorso Aprile quando la tripletta ha deciso di sottrarsi ai riflettori dei media.

Non c’è da temere: le due triplette sono solo l’avanguardia di quello che verrà. La decostruzione del matrimonio come forma standard della famiglia è un progetto di lungo periodo del movimento LGBT che in un suo manifesto (Beyond Marriage) si pone esattamente l’obiettivo di legalizzare ogni forma di unione, partenariato, famiglia, vicinanza e via discorrendo senza limiti di sesso, numero, consanguineità, e forse nemmeno umanità che sono tipici del matrimonio tradizionale. Come ha avuto modo di dichiarare con cristallina chiarezza la giornalista ed attivista lesbica Masha Gessen nel 2012: “Lottare per ottenere il matrimonio omosessuale implica il mentire circa le nostre reali intenzioni sul matrimonio una volta che lo avremo ottenuto, perché mentiamo sul fatto che la natura del matrimonio non cambierà, e questa è una bugia. L’istituzione del matrimonio cambierà e deve cambiare. E di nuovo, io penso che non debba esistere”.

D’altronde se si accetta che il solo fondamento del matrimonio sia il fatto che “love is love”, come si possono imporre limiti bigotti al numero degli amati, al loro sesso, a quale relazione parentale intercorra con loro e persino a quale specie essi appartengano? A quei pochi che fossero rimasti interdetti dall’ultimo passaggio non si può non consigliare un consulto di Wikipedia sulla nuova frontiera dei diritti civili: il matrimonio uomo-animale.

Ai pochi che poi osano obiettare viene riservato il solito trattamento con l’olio di ricino moderno somministrato tramite twitter. Toccò a Severgnini nel 2011 per aver osato dire nella sua rubrica quotidiana sul Corriere “Perché, allora, il matrimonio non può essere fra tre persone? O fra quattro? O fra tre uomini, due donne e un avatar? Se la sua risposta fosse «Eh no, bisogna essere in due!», vuol dire che anche per lei esiste una definizione di matrimonio, basata su una categoria: il numero. Per me ce n’è un’altra: la differenza di sesso” . E’ toccato a molti altri -tra i quali il direttore di questa testata- tutti schedati online sulla Wikipedia versione rosa (Wikipink). Tutti schedati a futura memoria, in attesa della legge contro l’omofobia.

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12/03/2015
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