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di Giovanni Marcotullio

Le solite mistificazioni sul Sinodo

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Ieri abbiamo capito perché quando si parla di miracoli e veggenti (in queste ultime settimane è capitato più volte) i sacerdoti del laicismo si inventino bizzarre e indimostrate teorie sull’autosuggestione: evidentemente ne sono vittime loro per primi. Un passo indietro, per capirci: con “teoria dell’autosuggestione” si sostiene che, in estrema sintesi, se vedi la Madonna è perché hai tanto desiderato vederla e l’hai tanto pensata che in qualche modo (quale?) la tua mente te ne proietta davanti il fantasma. Ecco cosa dev’essere capitato ai giornalisti convenuti ieri mattina in Sala Stampa per la presentazione dell’Instrumentum laboris per il sinodo, ricco delle “integrazioni di ritorno” ottenute tramite le risposte al questionario dell’autunno scorso: devono aver tanto desiderato vedere e sentire certe cose da essersi convinti di averle udite davvero.

Quando le famiglie italiane si sono messe a tavola e il Tg1 ha annunciato sinteticamente che «la Chiesa apre ai gay» a qualcuno sarà andato di traverso il boccone per la sorpresa; il servizio sarà finito nei pochi secondi che separano la cucina dal soggiorno e non sarà rimasto che controllare al volo su internet. Repubblica, Corriere, Messaggero, sempre lo stesso ritornello. Possibile? Proprio ora che una marea umana ha invaso san Giovanni testimoniando fisicamente l’attaccamento a un ben preciso modello di famiglia? Certo che no, ovvio che non era possibile, e sia il servizio del Tg1 sia gli articoli delle grandi testate riportavano, con varie sfumature di parzialità, i dati reali del documento, che andavano in ben altra direzione rispetto ai titoli. Dunque cos’è stato? Autosuggestione dei titolisti?

La bolla di sapone di quei titoli (falsi come una banconota da 8 euro, sì, ma è con i titoli che si fanno le rassegne stampa in tv e alla radio) scoppia non appena si apre il documento e si vede che l’unico breve paragrafo che accenna alle “persone omosessuali” è sostanzialmente intatto rispetto alla precedente versione dell’Instrumentum laboris, insomma nessuno ha ritenuto di doverlo in qualche modo rettificare. E cosa dice quel paragrafo? Ma quello che il cardinal Ratzinger fece scrivere dodici anni fa Circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, cioè che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia». E completava con quanto lo stesso cardinal Ratzinger aveva fatto scrivere una decina d’anni prima nel Catechismo della Chiesa Cattolica, vale a dire che «gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. “A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”».

È stato poi aggiunto un breve capoverso, nella nuova versione, in cui «si ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società». Di seguito si auspica «che i progetti pastorali diocesani riservino una specifica attenzione all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale e di queste stesse persone».

Quindi il paragrafo si chiude col terzo capoverso, identico al secondo della versione precedente: «È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso»

Chissà com’è, difatti, che la Grecia sente salire la sua sete di “diritti umani” proprio mentre cerca il modo di non sprofondare in un debito miliardario. E soprattutto non si spiega per quale nonsenso ogni volta che la Chiesa prova a dire una parola sulla famiglia l’eco mediatica parla di omosessuali. Presentando il documento, ieri, il cardinal Erdő l’ha detto: «Si manifestano delle tendenze che vogliono allargare il concetto di matrimonio, famiglia e paternità, svuotando così di contenuto queste stesse categorie. La confusione non aiuta a definire la specificità sociale di tali unioni affettive, mentre consegna all’opzione individualistica lo speciale legame fra differenza, generazione, identità umana. Come ha detto Papa Francesco, “la rimozione della differenza è il problema, non la soluzione”».

L’“omomania” martellante con cui lo sdoganamento dell’omosessualità viene reclamato da ogni dove ha del misterioso, ma i fatti non mancano di contraddirla: leggiamo ad esempio sul Messaggero che «la visione aperturista di molti vescovi europei e nordamericani, orientati a prendere atto dei cambiamenti avvenuti nelle società occidentali, non trova troppi consensi tra gli episcopati asiatici e africani, dove le società sono ancora fortemente tradizionali, e dove gli strappi culturali che sono maturati in Europa non vengono capiti, anzi sono fortemente osteggiati».

Ebbene, proprio da ieri siamo resi edotti che le Isole Pitcairn, che con la bellezza di 48 abitanti sono il più piccolo Paese al mondo, ha appena legalizzato il “matrimonio” omosessuale. «Al momento nessuno ha fatto richiesta – spiega solerte il vice governatore – Ma se sta succedendo nel resto del mondo, perché non deve succedere anche qui?» Almeno la trasparenza naïve di ammettere che si tratta di un puro gesto di conformismo, slegato da ogni filosofia del diritto. Ma non dell’economia, perché non servirà la residenza per potersi “sposare” lì, e quindi i 48 abitanti potranno agevolmente mettere su un’agenzia che raccolga gli spiccioli di ricconi europei e nordamericani in cerca di cornici esotiche.

D’altro canto, tornando in Europa, pare che nessuno si sia accorto di come in data 18 giugno l’Assemblea nazionale della Repubblica austriaca abbia stroncato (110 no contro 26 sì) la proposta di legge che voleva dichiarare il “matrimonio egualitario” un “diritto umano”. Proprio nel cuore d’Europa! E gli “strappi maturati”, allora?

Forse sarà che aveva ragione il cardinal Sarah (che guarda caso va serenissimo verso il Sinodo), quando in un’intervista replicava calmo che certe pretese “emergenze culturali” non sono altro che fissazioni di alcune società occidentali e di alcune Chiese secolarizzate.

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24/06/2015
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Ss. Giovanni Fisher e Tommaso Moro

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