Chiesa

di Mario Adinolfi

Dal Sinodo parole chiare, non collaboriamo con chi vuole distruggere la Chiesa

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Il lungo percorso del Sinodo sulla famiglia si è concluso con un documento importante, che va letto e meditato. La Croce non a caso dedica un numero speciale integralmente alla relazione finale e al dibattito, anche pubblico e mediatico, che ne è scaturito. L’impressione è che a fronte del lavoro colossale compiuto dalla Chiesa, durato anni e capace di una densità di approfondimento che nessun’altra istituzione (Nazioni unite, Parlamenti, ambiti accademici, contesti culturali, partiti politici, luoghi della comunicazione massmediale) è stata anche solo capace di abbozzare, ci sia stata quasi una volontà di ignorare o sminuire la complessità del risultato finale, a favore di letture banalizzanti e semplicistiche.

Una relazione finale sinodale in 94 punti così stimolante sul piano intellettuale, meritava almeno una disponibilità all’ascolto che il sedicente mondo intellettuale almeno italiano ha totalmente negato. Mi pare un dato di fatto, non discutibile: è così. Una domanda resta da porsi: perché? Perché questa sciatteria, perché questo rifiuto della complessità?

Si potrebbe facilmente rispondere: per assenza di strumenti culturali adeguati, per debolezza della capacità anche solo di intendere la profondità degli interrogativi posti e delle soluzioni proposte in tema di famiglia. Certo, giornali e contesti cultural-mediatici italiani non spiccano per acume, come dato medio. Ma ancora esiste una riserva di intellettuali, giornalisti, uomini di cultura capaci di una lettura della contemporaneità non banale. Perché non si sono adoperati almeno a dare una rapida scorsa al documento finale prodotto dai padri sinodali? Perché si sono strumentalmente appassionati a questioni di dettaglio, importanti ma marginali rispetto alla vastità e alla densità della relazione finale, come la questione della comunione ai divorziati, peraltro fornendo una lettura spesso semplicistica e qualche volta totalmente falsa? Ultima e più decisiva questione: perché hanno ridotto il fecondo dialogo sinodale a una dinamica partitico-sportiva da spiegare secondo il canovaccio classico del “chi ha vinto e chi ha perso”?

Per un caso? Davvero solo per sciatteria? No, cari fratelli e sorelle. Non per distrazione. Ma per scelta. Per proseguire in un disegno preciso: fornire una rappresentazione di una Chiesa spaccata e per questo indebolita, zeppa di congiurati che vogliono il male di Papa Francesco (ovviamente descritto come progressita e contrapposto a “conservatori e temporalisti” per usare l’espressione di cui si è servito Eugenio Scalfari su Repubblica), in cui infuria una furiosa guerra tra buoni e cattivi motivata da ragioni di potere.

Fin qui niente di nuovo. Da sempre la modalità con cui il potere mondano e politico dominante cerca di distruggere il fastidio rappresentato dalla Chiesa è tentare di dividerla: e Scalfari avrà la barba, ma non il temperamento di un Enrico VIII. La novità, quella che davvero mi fa salire rabbia che devo tentare di sopire, è che a questa opera collaborino cattolici di provata fede, mettendosi a servizio del disegno. Sui principali quotidiani italiani, la lettura mendace e divisiva dei frutti importanti del lavoro del sinodo è stata affidata a notissimi intellettuali cattolici.

Poiché non sono abituato ad alludere, farò nomi e cognomi. Mi chiedo come possa lo storico cattolico Alberto Melloni sul Corriere della Sera scrivere che “il sinodo abbandona la polemica sulle teorie del gender”. Il professore non ha forse letto la relazione finale? Gliela rammento. Al punto 8: “Una sfida culturale odierna di grande rilievo emerge da quell’ideologia del “gender” che nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo”. Nel caso non fossero chiare le implicazioni sociali e politiche di questa enunciazione, punto 76: “Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il ‘matrimonio’ fra persone dello stesso sesso”. Caro professor Melloni, non ha letto? Secondo lei queste sono indicazioni “senza destinatario” e “politicamente inutilizzabili”? Come si può essere così intellettualmente disonesti?

C’è poi l’altro fronte, quello degli anti-papisti, rappresentati da Antonio Socci che su Libero ha paragonato Francesco ad Onorio, il Papa scomunicato da Leone II e indicato come eretico. Il problema è che io ho grande stima per Socci e non riesco a scrivere male di lui. Ma il male che le sue parole fanno alla Chiesa è incommensurabile. Mi viene solo da dirgli umilmente, da fratello minore peccatore: non dividiamoci, non prestiamo il fianco, anche io qualche volta coltivo opinioni difformi, ma mai le espliciterei sapendo che gli avversari della Chiesa le utilizzeranno per continuare il loro progetto di distruzione della Chiesa stessa. Chi è cattolico sta con Pietro. Dopo questo Sinodo, che afferma la forza e la capacità di guida morale della Chiesa per il mondo intero, più che mai. Caro Antonio, non puoi scrivere che “Bergoglio ha perso cinque a zero”, non entrare in queste formule dialettiche sceme da cronaca calcistica che tanto piacciono a Scalfari, a Repubblica che ha mandato il capo del servizio politico e retroscenista a commentare gli esiti del sinodo, al Corriere della Sera che a pagina 17 mette Melloni a dire che la Chiesa con il sinodo “abbandona la polemica sul gender” per poter poi a pagina 37 pubblicare la foto di una bellissima attrice totalmente femmina che dichiara: “Sono gay, non mi sento né donna né uomo”. No Antonio, non collaboriamo a questi giochi, al Sinodo nessuno ha vinto e nessuno ha perso. La Chiesa ha ragionato in profondità per lunghissimo tempo e ne è uscita con una proposta al mondo sulla famiglia, composta da uomo e donna e aperta alla vita.

Testimoniamo questa grandezza, la forza di questo messaggio, uniti: questo non significa mandare il cervello all’ammasso, ragioniamo e discutiamo anche con opinioni divergenti, come nel sinodo è avvenuto, ma senza collaborare da cattolici a quel progetto di divisione della Chiesa che in molti, in troppi, coltivano con l’obiettivo di minarne le fondamenta costruendo così la premessa per la sua distruzione. Non sopportano una parola forte in un tempo di pensiero non solo debole, ma anche dominato dal dato emotivo. Non diamo argomenti per la loro violenza, non dividiamo il piccolo gregge.

(articolo dalla versione per abbonati del 27.10.2015, sostenete La Croce abbonandovi tramite il link www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora per leggere ogni giorno la copia digitale del giornale)

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